Rossi: “ripartiamo dai Beni comuni”

BRINDISI - In campagna elettorale e' prevalso il confronto su alcuni temi mentre altri sono apparsi poco discussi e affrontati. Tra questi ne abbiamo scelto alcuni, sui quali abbiamo ascoltato il pensiero dei candidati alla carica di sindaco al Comune di Brindisi, iniziando da Riccardo Rossi (Brindisi Bene Comune). La crisi della finanza locale, aggravata dai tagli ai trasferimenti succedutisi in questi anni, ha messo in discussione quantità e qualità dei servizi sociali e pubblici tradizionalmente erogati dai Comuni. Si può ripensare lo “stato sociale locale” attraverso un sistema di partecipazione e di relazione più diretto dei cittadini e delle comunità?

Veduta aerea di Brindisi

BRINDISI - In campagna elettorale e' prevalso il confronto su alcuni temi mentre altri sono apparsi poco discussi e affrontati. Tra questi ne abbiamo scelto alcuni, sui quali abbiamo ascoltato il pensiero dei candidati alla carica di sindaco al Comune di Brindisi, iniziando da Riccardo Rossi (Brindisi Bene Comune).

La crisi della finanza locale, aggravata dai tagli ai trasferimenti succedutisi in questi anni, ha messo in discussione quantità e qualità dei servizi sociali e pubblici tradizionalmente erogati dai Comuni. Si può ripensare lo “stato sociale locale” attraverso un sistema di partecipazione e di relazione più diretto dei cittadini e delle comunità?

La crisi che viviamo ormai da quasi 5 anni è una crisi strutturale e non congiunturale. E' il fallimento di un modello neoliberista che vede nel mercato lo strumento regolatore non solo del flusso delle merci ma anche dei nostri bisogni, diritti, in definitiva della nostra vita. Il Governo Monti non coglie la necessità di un cambio di paradigma e basa la sua azione su un risanamento dei conti pubblici ottenuto smantellando lo stato sociale, visto come un costo, impedendo ai Comuni di dare risposte ai bisogni dei cittadini attraverso politiche sociali e servizi pubblici.

Occorre cambiare rotta. Noi insieme ai vari movimenti presenti in Italia vogliamo ripartite dai Beni Comuni, sottratti alla logica del profitto e del mercato, che vedano la partecipazione di movimenti associazioni, cittadini nella loro gestione. Penso alla battaglia sull'acqua pubblica condotta in questi anni, ad un modello pubblico e partecipato per la gestione di servizi essenziali quali quello del trasporto locale, della gestione del ciclo dei rifiuti.

Beni pubblici quali piazze, monumenti, giardini, spazi e contenitori, possono essere dati in adozione a cittadini organizzati, a strutture di imprese, a forme di autogestione e di partecipazione attiva, per garantire il loro decoro, la loro manutenzione e la loro fruizione responsabile?

L'autogestione e la partecipazione attiva fanno parte del nostro DNA. In questi anni abbiamo più volte curato il verde pubblico, ripulito spiaggie. Ma ciò ovviamente non è sufficiente. A nostro avviso a Brindisi occorre recuperare un ruolo forte della Multiservizi, che deve essere trasformata in azienda speciale di diritto pubblico per impedire la privatizzazione selvaggia che Monti vorrebbe imporre. In quest'ottica una Mutiservizi pubblica e partecipata deve affiancare le esperienze di autogestione che coinvolgono la cittadinanza attiva.

Le città si misurano e si sviluppano anche per la loro capacità di attrarre e produrre innovazione. Luoghi di innovazione sono innanzitutto gli istituti di formazione, di ricerca e le strutture universitarie. Brindisi cerca da tempo di inserirsi nei processi  formativi universitari pugliesi, nei centri di ricerca e dell'innovazione. Quale e' la sua idea sulla presenza universitaria a Brindisi? Essa ha un futuro? E soprattutto come il territorio può interagire con essa?

La filiera della Conoscenza, Scuola, Università e Ricerca è oggi uno dei perni da cui ripartire. Ovviamente anche a Brindisi occorre puntare su tale comparto. Noi pensiamo alla creazione a Brindisi di una Fondazione per l'Università, con soci pubblici enti locali e università di Bari e del Salento in primis, con l'individuazione di una Cittadella Universitaria. Nuovi corsi di laurea potranno rendere la nostra città una città Universitaria in grado di attrarre molti giovani.

La crescita culturale del territorio porterà anche ad una crescita economica perché è un dato acclarato che ogni 1000 studenti Universitari si creano circa 80 posti di lavoro.

La mobilità urbana è fattore di relazioni, di integrazione, di comunicazione oltre che di vivibilità, di sostenibilità ambientale e disegna il modello urbanistico e di sviluppo della città. Brindisi si appresta ad avere il nuovo Pug: quale ruolo deve avere il trasporto pubblico e collettivo nel nuovo assetto urbanistico della città?

Occorre valorizzare e puntare molto sul trasporto pubblico perchè è necessario decongestionare il traffico, perchè con la benzina a due euro è folle pensare al modello di mobilità odierno. Occorrono quindi parcheggi di scambio, navette elettriche ( per evitare l'inquinamento ), collegamenti frequenti e un sistema tariffario con abbonamenti a basso costo per incentivare l'uso del mezzo pubblico.

La parità di genere negli assetti di governo locale e delle società partecipate è ormai garantita dalla costituzione e dalle leggi. Molte nuove amministrazioni locali sono nate con giunte composte per metà da uomini e per metà da donne, e sono realtà che funzionano. Qual è la sua idea e ha proposte da avanzare?

E' triste constatare che oggi nel 2012 ci sia ancora bisogno di leggi per assicurare la parità di genere. Noi pensiamo che una giunta debba essere composta almeno per metà da donne. Ma pensiamo anche che questo modello va utilizzato anche nelle partecipate del comune. Partecipate per le quali proponiamo l'azzeramento dei vertici con nomina politica e l'indizione di bandi pubblici per reperire le migliori risorse per la gestione delle partecipate.

Qual è la sua idea sulla destra e sulla sinistra?

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A mio avviso la sinistra non può che fondarsi sul lavoro, sui diritti da estendere a tutti, sulla capacità di dare risposte ai bisogni. La sinistra è un progetto collettivo di continua trasformazione. Vedo poca sinistra oggi nei partiti che dicono di rappresentarla, ridotti oggi a comitati elettorali tesi alla conquista del potere senza alcun progetto di società. La destra è invece fondata sull'individualismo, sul mercato e sul profitto come motore della storia.

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