Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

“Ho detto basta a complotti, strategie e giochi di prestigio nel Pd”

“Con la recente campagna acquisti il limite è stato superato”. Elefante dopo le dimissioni da segretario cittadino: “Ho preferito fermare la contaminazione”. Brigante: “Bugie, non aveva i numeri per restare, se parla di compravendita lo quereliamo”

BRINDISI – “Nel Pd eravamo arrivati al limite massimo tollerabile, soprattutto in quest’ultimo mese, fatto di complotti meschini, strategie,  false assenze ovviamente calcolate e giochi di prestigio sino ad arrivare alla recente campagna acquisti che non fa parte del mio modo di essere, di intendere e di fare la politica: avrei potuto combattere e arrivare allo scontro, visto che avevo i numeri per farlo, ma in tal modo avrei messo in difficoltà diverse persone che ancora credono nel partito, tra uomini, donne e giovani”.

Antonio ElefanteANTONIO ELEFANTE - Spiega al telefono le ragioni che lo hanno spinto a dire basta, Antonio Elefante, da ieri sera ex segretario cittadino del Pd: ha rassegnato le dimissioni in apertura del direttivo che lui stesso aveva convocato per portare in discussione e quindi ai voti la proposta di azzeramento della giunta Consales, chiesta dalle segreterie regionale e provinciale, secondo cui l’attività posta in essere dai due assessori espressione del Pd, Pasquale Luperti e Antonio Monetti, sarebbe stata poco incisiva di fronte alla realtà caratterizzata da un lato dalla necessità di definire il futuro assetto urbanistico del capoluogo e dall’altro di riorganizzare la gestione dei rifiuti.

Qualcosa aveva lasciato intendere sulla piazza virtuale ma decisamente molto reale di Facebook che da qualche tempo a questa parte ha scelto per manifestare opinioni e insofferenza, ma nessuno immaginava che, alla fine, avrebbe messo il punto.  Neppure chi in lui credeva e pure parecchio, come Giovanni Carbonella, ex deputato della Margherita, al punto da chiudere ogni rapporto con il sindaco Mimmo Consales, indicato a suo tempo come l’uomo giusto, il volto nuovo di cui Brindisi aveva bisogno per svoltare con il Pd.

Storia vecchia, decisamente archiviata. A cui si aggiunge il capitolo delle dimissioni di Elefante, arrivato a distanza di quasi tre mesi dallo sconto in consiglio comunale, quando il segretario non votò il bilancio, preferendo l’astensione. Già nelle settimane precedenti aveva manifestato il proprio dissenso nei confronti della coppia Luperti-Monetti, presente ieri era al direttivo, al pari del primo cittadino che aveva chiesto di essere invitato, ma al quale Elefante aveva recapitato una risposta di segno opposto, ricordandogli che è autosospeso dal Pd (decisione che il sindaco aveva assunto all’indomani del rinvio a giudizio a conclusione di una delle inchieste in cui è coinvolto).

Perché mai non affrontare quella che si sapeva essere diventata ormai una guerra, più che un confronto?

“Perché se lo avessi fatto, avrei messo in gravi difficoltà diverse persone”.

Cosa intende dire, si spieghi.

“Partiamo da un presupposto, da un dato numerico, visto che la proposta doveva essere posta in votazione: noi i numeri li avevamo, perché eravamo 16 su 22 presenti al direttivo, mentre loro erano 12”.

Quando parla di loro, a chi si riferisce?

“A quella parte del Pd da cui io ho preferito estraniarmi. E adesso rispondo alla sua domanda sulle ragioni delle dimissioni: l’ho fatto per non esporre a situazioni difficili un’altra parte del partito, quella che chiedeva l’azzeramento, essendo in linea con Emiliano e con Bruno, nonché come forma di rispetto per un’altra parte ancora del Pd, vale a dire l’area A Sinistra con cui si può dialogare nonostante le divergenze per il bene del nostro partito e della nostra città”.

Parla in maniera ermetica, rinnovo l’invito a spiegarsi.

“Intendo dire che la decisione è stata maturata dopo un periodo di enorme difficoltà e sofferenza: è stato un mese fatto di complotti meschini, di una serie di strategie, di false assenze che in realtà erano calcolate per non arrivare a decidere e mi riferisco a importanti esponenti del partito, di giochi di prestigio che sì, fanno parte della politica e un po’ me li aspettavo, ma poi il limite, a mio avviso, è stato superato e oltre non era possibile andare”.

A quale limite si riferisce? In altre parole, cosa è successo?

“E’ successo che la campagna acquisti c’è stata e alla fine è stata scritta la più brutta pagina della storia del Pd in questa città”.

Lei su Facebook già nella giornata di sabato ha usato l’espressione campagna acquisti, lasciando intendere che il riferimento fosse politico e che fosse da leggere in vista dell’appuntamento del direttivo.

“Sì è vero ho scritto un post su Facebook e confermo che secondo me la campagna acquisti c’è stata nel senso che si è verificato uno spostamento di voti che non c’entrano niente con la politica vera di chi, come me, si sente uomo di sinistra. Vero è che situazioni del genere esistono, sono sempre esistite e forse si ripeteranno in futuro. E’ vero anche che avrei potuto combattere e in questo modo sarei andato allo scontro e avrei vinto, ma ho considerato l’altra faccia della medaglia perché, ripeto, è stato superato il limite e allora ho preferito non contaminare altre persone del Pd”.

Starle dietro, è piuttosto difficile: cosa vuol dire contaminazione? Dica le cose per come ritiene che stiano effettivamente.

“Mi riferisco a un gruppo di persone, tra uomini, donne e giovani democratici che sono stati chiamati al voto essendo componenti del direttivo e che sembrerebbe siano stati in qualche modo contattati per quello che a me risulta, per  cui se avessi posto in votazione la proposta di azzeramento della giunta, non avrei fatto altro che metterli in difficoltà sul piano privato e lavorativo. Questo discorso vale soprattutto per chi ha meno esperienza ed è pensando a loro che ho deciso di fare io un passo indietro, ecco perché prima le ho parlato di contaminazione. La verità è questa: ho detto basta a logiche che non mi appartengono”.

Salvatore BriganteSALVATORE BRIGANTE - L’ha detta la sua verità Antonio Elefante, ormai non più segretario cittadino del Pd. Una verità che poi su Facebook ha qualificato come “rivoluzionaria”. Ma che non coincide con quanto sostengono gli altri, quelli del gruppo pro-Consales, guidato da Salvatore Brigante in qualità di portavoce in consiglio comunale e come tale autore della proposta di costituire un “direttorio a cinque” in attesa del commissariamento, composto da Vito Camassa, Salvatore Valentino, Elena D’Alò, Daniele Mazzotta e Marika Rollo, quest’ultima ex assessore ai Servizi sociali.

La nomina è stata partorita ieri sera ed è consacrata in un documento firmato da 17 persone: “Si tratta di una mozione di sfiducia nei confronti di Elefante e di fiducia verso l’attuale amministrazione Consales, con un invito alla continuità  sino alla fine del mandato avendo come obiettivo una serie di azioni elencate nel programma di fine legislatura”, spiega Brigante che rivendica la legittimità delle nomine.

“Avevamo i numeri per la validità della riunione perché quando è stato proposto in votazione il direttorio, sui 31 aventi diritto al voto, c’erano 22 persone presenti in sala, cinque delle quali poi sono andate via e tra questi c’era Giovanni Carbonella”, sottolinea. “Dei restanti, solo due, vale a dire gli esponenti di A sinistra, si sono astenuti”.

“Quanto poi alla campagna acquisti di cui parla Elefante facendo insinuazioni su chissà che cosa, è tutto falso: dice bugie nel sapendo che la verità è altra, ossia che non aveva i numeri , mentre noi sì, per cui ha preferito dimettersi prima di essere messo in minoranza, tutto qua”, prosegue Brigante.

“Ad onore del vero va detto che nelle ultime ore sono arrivati i consensi di tre persone che hanno firmato quel documento. Il motivo? Hanno ascoltato quello che avevamo da dire e i punti del programma di fine legislatura che partono dall’urbanistica e dall’ambiente, per arrivare ai servizi sociali e all’università, per cui ci hanno dato fiducia”.

“Se, invece, Elefante intende dire altro, siamo pronti a querelarlo perché compravendita è un termine brutto”. E lui replica: “Ma no, per carità, non mi aspetto di essere querelato, se nulla hanno fatto e nulla hanno detto, allora non ci sono presupposti per denunciarmi”.Ma non è mica finita qui. Siamo all’inizio.

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