Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Sul bilancio guerra annunciata: manca ancora la relazione dei revisori

Il conto consuntivo 2014 approda in consiglio comunale: la campanella per i consiglieri suonerà il 30 aprile (ore 10). Ma sino ad oggi non c'è il parere del Collegio dei revisori che non meno di un mese fa ha bacchettato il Comune di Brindisi per aver eluso il patto di stabilità

BRINDISI – Il conto consuntivo 2014 approda in Assise: la campanella per i consiglieri suonerà il 30 aprile (ore 10). Ma sino ad oggi non c’è  il parere del Collegio dei revisori che non meno di un mese fa ha bacchettato il Comune di Brindisi per aver eluso il patto di stabilità, contestando il sistema di definizione di entrate e uscite, fra accertamenti e impegni.

Si annuncia una seduta piuttosto scoppiettante, più di quanto non sia normale aspettarsi quando si tratta di conti pubblici e in aula si confrontano maggioranza (di centrosinistra, con in testa il Pd) e minoranza (centrodestra, con Fi in primis). Perché l’eco dello sforamento per un milione e 597mila euro si sente ancora e i consiglieri di opposizione sono pronti alle barricate, stando alle dichiarazioni di voto anticipate a BrindisiReport sul conto che presenta un avanzo pari a 24.732.399 euro e 62 centesimi, a fronte di “fondi vincolati” per 21.753.766,74. E si trascina debiti fuori bilancio per oltre tre milioni.

L’opposizione. “Voteremo contro”, conferma Mauro D’Attis, il leader del centrodestra in Consiglio comunale. “Il nostro sarà un no compatto e deciso ai conti che risultano dal consuntivo del 2014, da cui emerge un presunto avanzo di quasi 25 milioni di euro, salvo elencare debiti fuori bilancio ed esigenze extra. L’amministrazione fa acqua da tutte le parti: non è ammissibile non solo l’elusione del patto che macchia il bilancio, ma la spiegazione che il sindaco e la giunta continuano a dare, sotto forma di attenuante politica”, continua.

Il riferimento è all’assunzione di responsabilità politica in ordine al salvataggio della società Multiservizi, la più importante delle partecipate poiché conta 172 dipendenti.  L’operazione proprio non “scende”, resta estremamente indigesta. “Non si può accettare come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, l’affermazione secondo cui lo sforamento si ammette per salvare una partecipata. Tanto più di fronte a continue richieste di spiegazioni da parte nostra, sbeffeggiati in più di un’occasione”, prosegue D’Attis che assieme ai colleghi di schieramento Massimiliano Oggiano, Giampiero Pennetta, Pietro Santoro e Ilario Pennetta, ha iniziato a scrivere una lettera alla Corte dei Conti allo scopo di ristabilire la corretta versione della dinamica di quel salvagente, lanciato in Assise.

I contestatori, infatti, continuano a sostenere di essere stati tratti in inganno da conti taroccati e di non aver mai saputo che approvando il ripiano della perdita della Bms la strada intrapresa avrebbe portato all’effettivo sforamento. “Gravissimo quanto è successo. Ed è ridicolo che oggi si dica che il consuntivo si chiuda con un avanzo di quasi 25 milioni di euro, quando ci sono precisi vincoli a quella somma e quando spuntano debiti per la quota di partecipazione all’Università”.

Quasi tre milioni dovranno essere versati per alimentare le convenzioni con l’Ateneo di Bari e con il polo del Salento, altrimenti saltano i corsi di laurea. Poi ci sono i 12.500 euro rimasti non pagati per la custodia dei componenti della colonna romana nel periodo dei lavori di restauro.

I revisori. “Non si capisce, poi, quando arriverà il parere dell’organo di controllo interno”, dicono. In effetti manca e lo si legge nella stessa convocazione del Consiglio: “Nota bene: il parere del collegio dei revisori sarà consegnato successivamente”. Né risulta essercene traccia nella delibera approvata il 24 aprile dalla giunta, dove vengono richiamati una serie di atti. Il sindaco e la giunta, in ogni caso, chiederanno il voto favorevole in consiglio, rivendicando la correttezza del loro operato e la tempestività dell’azione, poiché si rispetta la tabella di marcia imposta da Roma: “Diversamente non si poteva fare”, sostengono nella relazione politica di accompagnamento al conto consuntivo.

Le società partecipate. Non nascondono una punta di orgoglio davanti ai segni “più” che accompagnano i bilanci di alcune delle partecipate, a conferma di una navigazione in acque finalmente tranquille, dopo l’inversione di rotta coincisa con l’arrivo di nuovi amministratori. Gli avanzi sono stati registrati al 31 dicembre 2013 per la Società servizi farmaceutici che ha chiuso con un utile pari a 2.589 euro; per la Energeko con 15.881; per la Società Trasporti Pubblici con più 103.752 euro a fronte di una perdita di oltre ottocentomila euro nei dodici mesi precedenti.

Ancora: più 57mila euro per il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto anche se in questo caso il 2012 era stato chiuso con un avanzo di 420mila e la Fondazione del Nuovo Teatro Verdi che nonostante tutto ha realizzato un utile pari a 1.371,33 euro. Non sono buone, invece, le condizioni di salute della società Bocche di Puglia, nata per la gestione dei porticciolo turistico: meno 299.028 euro. Eppure nel 2012, stando alla documentazione arrivata a Palazzo di città, c’era stato un utile di 117.829. Cosa è successo? Anche questo interrogativo è materia di scontro fra maggioranza e opposizione, in aggiunta alla precarietà dei conti della Multiservizi che secondo il centrodestra sta morendo lentamente, vittima di un’eutanasia del centrosinistra.

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