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Tante chiacchiere sullo Snim, silenzio di piombo su Cittadella

Clamore sulla poco appassionante telenovela dello Snim, silenzio di piombo sul destino di Cittadella della Ricerca mentre la Provincia smobilita tagliando ancora servizi e senza aprire strade per il futuro del complesso

Due commenti di giovani studenti universitari ad un articolo pubblicato negli ultimi giorni sulla cessazione da parte della Provincia dei servizi di guardiania del complesso e di pulizia degli immobili in uso ai corsi di Ingegneria industriale e di Ingegneria aerospaziale in Cittadella della Ricerca, da un lato, e la poco appassionante telenovela sulla partenza da Brindisi dello Snim, ci spingono ad alcune riflessioni sull’adeguatezza della attuale classe amministrativa brindisina di fronte ai problemi del futuro della formazione, del lavoro e dello sviluppo economico in questo territorio.

Snim 2013 (43)Non pochi politici ormai sfoggiano i propri profondi pensieri su Facebook e Twitter, anche chi dovrebbe tacere per decenza ma si concede, ad esempio, di marchiare per eventi passati, come il ribaltone, altri attori di quella vicenda quando si è stati, con dovuta retribuzione, responsabili della comunicazione di quella giunta, e avendo come propri collaboratori e sostenitori politici attuali il vicesindaco e l’assessore alle attività produttive della maggioranza in carica all’epoca. Ma si spera sempre che la città abbia scarsa memoria e che si faccia sommergere e depistare da un mare di chiacchiere vuote ed autoreferenziali.

Una mia collega ha giustamente osservato che tanti, tra politici e anche nella nostra categoria, è come se scrivessero sui vetri e sulle carrozzerie di auto impolverate. Cominciamo comunque dallo Snim, il tema meno appassionante. Un progetto secondo noi nato male: tutti i saloni nautici si svolgono nell’autunno dell’anno precedente la presentazione dei nuovi modelli di imbarcazioni. Andare sul mercato la primavera successiva non ha alcun senso dal punto di vista commerciale.

Il più importante evento italiano del settore, il salone di Genova, ha fatto per anni da cartina al tornasole dell’industria nautica italiana e lo scorso ottobre ha chiuso con segnali confortanti di ripresa sia per numero di visitatori che di espositori. Leggendo dichiarazioni e interviste di presidenti delle associazioni dei produttori e di amministratori di importanti cantieri, abbiamo annotato anche qualche valutazione sul volume di affari avviato dal salone. Ad esempio, il Cantiere Del Pardo di Forlì, leader nel segmento medio-alto delle imbarcazioni a vela, comunicava di aver chiuso tre contratti nella sei giorni di Genova. Considerando i prezzi dei Grand Soleil, si può stimare in una cifra di poco inferiore al milione di euro Iva inclusa il valore complessivo di quelle transazioni.

Snim, l'ingressoInsomma, se io potessi permettermi un Grand Soleil andrei a Genova e non aspetterei lo Snim di Brindisi sei-otto mesi dopo. Il salone nautico di Brindisi avrebbe dovuto avere un’altra missione: fare conoscere la produzione nautica pugliese possibilmente ai mercati mediterranei ai quali può interessare il buon rapporto qualità prezzo raggiunto dai nostri costruttori. Un evento rivolto verso alcune tipologie di utilizzatori di imbarcazioni: dal pescatore sportivo al gestore di noleggi ad ore, ad alcuni servizi pubblici, e ovviamente ai diportisti.

Sapendo, ad esempio, che in Croazia e in Grecia, ma anche in Turchia ci sono ottimi cantieri che qui è inutile citare. Sarebbe stato importante radunare a Brindisi questa fascia della produzione che (tranne poche eccezioni) non può partecipare per ragioni di costi alle vetrine internazionali. Ma se ciò non è stato e non è possibile (non sappiamo se lo Snim abbia tentato di attuare queste politiche), bisogna prendere atto che un salone nautico a Brindisi non si può fare.

E allora perché non ragionare invece della riorganizzazione e del sostegno alla cantieristica locale, sia come costruzioni che come manutenzioni, nel bacino del porto di Brindisi, affrontandone problemi e criticità, e poi andare sui mercati dei servizi al diporto e della vendita di imbarcazioni con l’ambizione di far crescere l’intero polo salentino fornendogli ricerca e materiali innovativi, di cui qualche società che opera in questo territorio detiene le conoscenze?

Una veduta di Cittadella della RicercaMa a Brindisi sembra molto più facile parlare di fiere e di saloni della nautica come se fossimo l’ombelico del mondo. E che produzioni e merci ci mettiamo in queste fiere tanto da renderle attrattive e utili alle imprese e agli acquirenti? Le chiacchiere sono una cosa, i fatti un’altra. Litighiamo e piangiamo sul nulla più assoluto. Non sappiamo nemmeno a quali fatturati rinuncia la città perdendo questo Snim, che ha una dotazione di fondi pubblici, non va dimenticato, perché non si tratta di una onlus (a proposito, ci sono dei lampioni sul lungomare da rimettere a posto).

Bisognerebbe invece parlare molto di Cittadella della Ricerca, partendo da un punto. Per ora lo sta facendo solo l'opposizione. Mettere a disposizione ricerca per le imprese e formazione universitaria in un territorio significa agevolarne lo sviluppo da un lato, e dall’altro consentire a molti giovani e alle loro famiglie di accedere ad una laurea triennale, e anche ad una specialistica, tagliando le pesanti spese di un soggiorno di alcuni anni in un’altra città (cui aggiungere le tasse universitarie). Invece dopo il periodo illuminato e bipartisan di Michele Errico e Domenico Mennitti, la luce si è spenta.

La Provincia non è stata un buon amministratore di condominio dal 2007 in poi. Chi tra i soggetti insediati era in debito a volte se lo è visto abbuonare, l’attività di esazione non è stata puntuale: lo ha detto il curatore fallimentare in una sua relazione alla procura della Repubblica. E, fatto più importante, la società di gestione non doveva essere liquidata: a questa conclusione era giunta la commissione d’inchiesta del consiglio provinciale.  Il percorso imboccato invece è sfociato in un fallimento, la qualità dei servizi andava mantenuta ricontrattandone i costi magari, ma non tagliandoli, con l’Università andava aggiornata la convenzione assieme all’impegno reciproco.

Unisalento-Cittadella, la palazzina delle auleAbbiamo in conclusione perso una Facoltà, quella di Scienze sociali, che era nata a Brindisi con il sostegno economico di Provincia e Comune, e che è stata trasferita a Lecce da due anni. Chissà perché mai allora nessuno ha gridato al torto subito, alla sottrazione di un bene al territorio, anche se i ragazzi brindisini ora devono andare nel capoluogo salentino a studiare. Tutti zitti, politici e giornali specializzati in allarme-scippo. “Si studiava bene, concentrati, in una situazione ottimale”, ci ha scritto una giovane donna di Brindisi che ha preso la sua triennale in Cittadella. Un campus che pochi si possono permettere al Sud, e noi lo stiamo facendo andare in malora.

Bisognava porre il problema alla Regione Puglia, trovare una strada per conservare questo bene dove ancora, malgrado la Provincia di Brindisi degli ultimi anni e dei giorni nostri, alcuni soggetti di ricerca e i corsi di laurea in Ingegneria resistono. Dove è stata portata alla chiusura la Foresteria che ne era un fiore all’occhiello. Nessun vertice di parlamentari, consiglieri regionali, associazioni di imprese su questo, con il suo corredo di rivendicazioni. Solo un punto generico nelle solite liste. Ma a questo siamo abituati, ai minestroni insipidi con i quali si alimenta l’opinione pubblica mentre la barca va a fondo, tra vani strepiti di orgoglio campanilistico ferito e imprecazioni contro i fantasmi del passato. Che vergogna.

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