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Tenore in piazza, per manifestare contro la guerra in Libia

OSTUNI - “Questa guerra ingiusta va fermata”. A lanciare l’appello è Joe Fallisi: cantante lirico, cinquantenne, originario della toscana, cresciuto a Milano, da qualche tempo residente a Ostuni, esperto di missioni umanitarie in Medio Oriente ma soprattutto testimone e vittima nel maggio del 2010 del violento blitz israeliano contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi (in navigazione verso la Striscia di Gaza), nel quale persero la vita almeno 9 pacifista. L’artista è il promotore di una manifestazione che si terrà sabato prossimo (ore 17), in Piazza della Libertà, a Ostuni. Un sit in di protesta, per esprimere “opposizione e sdegno contro l’attacco militare in Libia”.

OSTUNI - "Questa guerra ingiusta va fermata". A lanciare l'appello è Joe Fallisi: cantante lirico, cinquantenne, originario della toscana, cresciuto a Milano, da qualche tempo residente a Ostuni, esperto di missioni umanitarie in Medio Oriente ma soprattutto testimone e vittima nel maggio del 2010 del violento blitz israeliano contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi (in navigazione verso la Striscia di Gaza), nel quale persero la vita almeno 9 pacifista. L'artista è il promotore di una manifestazione che si terrà sabato prossimo (ore 17), in Piazza della Libertà, a Ostuni. Un sit in di protesta, per esprimere "opposizione e sdegno contro l'attacco militare in Libia".

Nel pomeriggio di oggi l'artista ha illustrato la sua iniziativa, durante un primo incontro con la cittadinanza, tenutosi sempre in Piazza della Libertà, davanti all'ingresso del Comune. In un volantino, già distribuito ai passanti e consegnato alle massime istituzioni cittadine, il tenore chiarisce il senso del suo appello: "Cari Ostunesi, mi rivolgo a voi come concittadino. Lo sono da poco, ma qui mi sento a casa mia, in famiglia, so di avere orecchie che mi possono ascoltare e capire. Pochi giorni fa gli abitanti di Madrid sono scesi in piazza per gridare la loro opposizione al governo che ha aderito, come il nostro, alla coalizione dei cosiddetti volonterosi. Facciamolo anche noi".

No al conflitto, dunque. E a seguire le motivazioni: "Gheddafi - spiega - non è certo un santo. Ma appare evidente che scopo delle economie dell'Occidente sia quello di impossessarsi delle risorse energetiche della Libia, mettere fine alla sua scandalosa indipendenza, durata più di quarant'anni, e impiantare un'enorme base militare nell'Africa del Nord".

Nel maggio del 2010 il tenore pacifista fu picchiato e arrestato a margine del blitz israeliano contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi in navigazione verso la Striscia di Gaza. Un attacco che costò la vita a 9 militanti (una quarantina furono i feriti), per lo più turchi. La nutrita delegazione di volontari in missione umanitaria era in rotta verso Gaza nel tentativo di forzare il blocco imposto da Tel Aviv. Tra loro anche il tenore Fallisi: arrestato e trattenuto per ventiquattrore in carcere, prima di essere espulso e rimpatriato. Un'esperienza drammatica per l'artista ostunese e per il resto dei componenti la flotta di pace.

"Al mio ritorno dalla Freedom Flotilla - ricorda Fallisi - gli ostunesi mi hanno accolto come un fratello, come uno di loro. Non l'ho mai dimenticato, ed è per questo che mi permetto di scrivere a una comunità che ormai sento mia. I nostri sono giorni tragici. Ci troviamo precipitati nel gorgo della guerra, quasi di fronte alle nostre spiagge".

"Un conflitto - conclude - che poteva e doveva essere evitato e dal quale comunque l'Italia - fino a ieri alleata e amica dei libici, con cui aveva stipulato vantaggiosi e lungimiranti contratti di collaborazione e ai quali aveva chiesto perdono per gli orrori compiuti durante il fascismo - avrebbe dovuto prendere le distanze. E insieme dobbiamo gridare no a questa guerra ingiusta".

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