Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Tutti hanno un piano industriale per Brindisi: anche un ex deputato di Melendugno

Hanno tutti un piano industriale per Brindisi. Ce l’ha A2A per la sua centrale termoelettrica di Costa Morena. Ce l’ha Termomeccanica che con l’appoggio dell’Asi vuole costruire un impianto per il trattamento dei fanghi dei depuratori civile di mezzo Sud d’Italia. Ora scopriamo che ha un piano industriale per Brindisi anche l’ex deputato e consigliere comunale di Melendugno, Damiano Potì

Hanno tutti un piano industriale per Brindisi. Ce l’ha A2A per la sua centrale termoelettrica di Costa Morena. E non tutti la pensano come i sindacati di categoria: la maggior parte delle amministrazioni interessate è contraria e chiede invece la chiusura della vecchia termoelettrica a carbone che si trova nel cuore del porto, previo programma di reimpiego altrove del personale non prepensionabile. Ce l’ha Termomeccanica che con l’appoggio dell’Asi vuole costruire un impianto per il trattamento dei fanghi dei depuratori civili di mezzo Sud d’Italia. E anche questo non piace molto. Ora scopriamo, grazie ad un intervento pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno edizione Puglia, che ha un piano industriale per Brindisi anche l’ex deputato e consigliere comunale di Melendugno, Damiano Potì (Socialisti autonomisti).

Potì , che è anche un ingegnere, in verità pare non preoccuparsi molto che la sua trattazione riguardi un altro territorio, che ha altri amministratori e cittadini che non sono i suoi elettori consolidati e potenziali. Ha deciso infatti, assieme al consiglio comunale di Melendugno, che il posto migliore per l’approdo del gasdotto Tap è Brindisi, e non la sua San Foca. Poco importa se Tap negli anni scorsi ha già valutato ben quattro ipotesi di sbarco del gasdotto sulla costa da Lendinuso sino ad Acque Chiare, scartandole tutte perché uno studio (vero) di impatto ambientale basato su uno di quegli ipotetici approdi non avrebbe retto al vaglio della Commissione ministeriale Via.

Allora il consorzio multinazionale ha virato verso sud-est, sino alla costa di Melendugno. Ottenendo il segnale verde dagli organismi di valutazione ministeriali e dal Consiglio dei Ministri. I brindisini, in realtà, molto più laici del socialista Potì in tema di ambiente, proprio perché da molti anni fanno i conti con insediamenti industriali che hanno dato e danno lavoro (anche a non pochi leccesi), ma che hanno anche imposto per molti anni un alto prezzo dal punto di vista ambientale e della salute, conoscono bene la differenza tra un petrolchimico, una centrale termoelettrica, un enorme deposito di Gpl (il più grande d’Italia), un rigassificatore e un tubo. Forse se lo sarebbero anche preso, il gasdotto Tap.

Ora la posizione di Brindisi è no. Perché Brindisi non può essere sempre la carta di riserva per operazioni che altri non solo non vogliono, ma pretendono anche di spostare sui territori vicini. Brindisi non ha mai detto “il rigassificatore British Gas fatelo nel Leccese”. Ha fatto la sua battaglia e l’ha vinta senza scaricare oneri ad altri. Potì invece si pone, nel suo articolo sul Corriere del Mezzogiorno, con arroganza di fronte al tema, e fa due conti non certo da ingegnere, e in casa degli altri: ha calcolato quanti ulivi verrebbero abbattuti nel suo territorio per far passare il gasdotto, e quanti invece da Brindisi alla stazione di collegamento di Mesagne col gasdotto Snam. Ha calcolato i danni al turismo (tanti dalle sue parti, zero da quelle di Brindisi), e la convenienza per Tap di dover fare meno strada dal punto di approdo alla connessione con Snam.

Quale sia questo punto di approdo esattamente, visto che ha calcolato così bene distanze e oliveti, Damiano Potì non ce lo dice, ma di certo è indicato nel suo piano industriale, ci auguriamo. Perchè le sue argomentazioni sono davvero banali, oltre che errate. Dimentica, Potì, che per venire a Brindisi Tap dovrebbe compiere un tragitto sottomarino sensibilmente più lungo, e certamente molto più costoso degli 80-90 chilometri sulla terraferma da San Foca a Mesagne. Per poi ritrovarsi con gli stessi problemi ostativi di alcuni anni fa, tra i quali i Sic sottomarini che sono una delle ragioni che hanno indotto il consorzio (oltre al quasi impossibile attraversamento della zona industriale della città) a cercare altre soluzioni.

L’ex deputato socialista, che nella parte finale del suo articolo sciorina tutte le bellezze della costa salentina che sarebbe danneggiata dall’approdo del gasdotto, dovrebbe essere sensibile, per ragioni di obiettività, anche agli ostacoli ambientali che Tap ha valutato come problemi realmente complessi da superare a Brindisi. Tutto lo schieramento trasversale di esponenti istituzionali e politici salentini sceso in campo in un momento segnato da preoccupazioni di natura elettorale, preme per soluzioni diverse da San Foca, assieme alla Regione Puglia. Tutti guardano a Brindisi, alcuni ipotizzando ricadute positive, come la riconversione a metano della centrale Enel di Cerano, ipotesi che Enel neppure considera.

Qualsiasi cosa pur di scaricare la patata bollente ai vicini e salvare i propri voti. Se qualcuno pensa di poter governare la Puglia in questo modo, siamo fritti tutti quanti. E’ questa la Puglia dell’innovazione, dell’aerospazio, dello start up delle imprese giovanili, dei trasporti del futuro? Il problema è che i parlamentari brindisini, che dovrebbero riportare su un binario di confronto non solo realistico, ma politicamente corretto una questione sui cui il governo Renzi ha già deciso (per cui i renziani di Puglia possiamo comprendere si trovino in difficoltà, e dichiarano pertanto di remare nel verso contrario, Emiliano incluso), pensiamo stiano facendo molto poco per richiamare all’ordine i rispettivi partiti su questa vicenda.

Ecco perché poi l’ex deputato Damiano Potì e tanti altri si possono permettere di sfilare, e di sfilarsi dalla concreta realtà dei fatti. Anche questi tutti caduti dalla nubi, scesi in campo con grave ritardo come se la questione Tap fosse saltata fuori all’improvviso, mettendosi poi a contare alberi di olivo e a misurare a palmi la distanza tra la costa e la stazione Snam di Mesagne. Come è noto, le grandi decisioni industriali si prendono esattamente così.

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