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Il tavolo del Direttivo provinciale Udc

Il tavolo del Direttivo provinciale Udc

Udc: pochi, confusi e litigiosi

BRINDISI - Il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa arriva a Brindisi per lanciare la campagna elettorale, ma la partenza non è delle migliori: all'hotel Internazionale lo accolgono solo un centinaio di persone. È evidente l'assenza della "gioiosa macchina da guerra” che Massimo Ferrarese aveva messo in moto alle provinciali e alle comunali. Ci sono solo pochi rappresentanti istituzionali. C'è il sindaco di San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo, candidato al Senato, venuto per criticare Ferrarese e il partito. C'è il fasanese Domenico Mileti, candidato al Senato, presente per dire che si è già pentito della candidatura.

BRINDISI - Il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa arriva a Brindisi per lanciare la campagna elettorale, ma la partenza non è delle migliori: all'hotel Internazionale lo accolgono solo un centinaio di persone. È evidente l'assenza della "gioiosa macchina da guerra" che Massimo Ferrarese aveva messo in moto alle provinciali e alle comunali. Ci sono solo pochi rappresentanti istituzionali. C'è il sindaco di San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo, candidato al Senato, venuto per criticare Ferrarese e il partito. C'è il fasanese Domenico Mileti, candidato al Senato, presente per dire che si è già pentito della candidatura.

Cesa arriva con quasi un'ora di ritardo. In sala dicono che sia andato a salutare Paola Baldassarre, la vicesindaco dimissionata-dimissionaria. La dottoressa arriva all'hotel dopo una decina di minuti: nuovo loook, capello più corto e tinta castana. Sembra più giovane. Si siede nelle retrovie. Come Rizzo. Prende la parola il segretario provinciale Ciro Argese: ricorda i successi elettorali dell'Udc in terra di Brindisi, fa un cenno all'esclusione di Ferrarese delle liste e sostiene che «c'è stato un deficit di confronto con la segreteria nazionale, ma ora siamo compatti».

Poi passa alla crisi aperta al Comune di Brindisi, e lo fa prima con una nota politica («L'Udc deve essere rispettata, non può guardare gli altri che amministrano»), poi con un riferimento all'avviso di garanzia piovuto sul sindaco Consales: «Non possiamo accettare che ci sia una minima ombra... L'immagine di moralità e di trasparenza che abbiamo dato alla Provincia non può essere oscurata da nessuno. Dobbiamo invertire la tendenza». Sembra quasi che a Palazzo di Città ci sia stata una retata. È il turno di Sanza e Cesa, e dei loro discorsi di circostanza. Gli applausi si fanno sempre più timidi. Bersani, in confronto, sembra un capo-popolo rivoluzionario.

Massimo Ferrarese viene ringraziato almeno una decina di volte, per quello che ha fatto e per essere rimasto nell'Udc. Quando Cesa lascia la parola all'ex presidente della Provincia, subito si capisce che c'è qualcosa che non va: il vicesindaco di San Pietro, Sandro Saponaro, chiede che prima siano presentati i candidati alle Politiche. Qualcuno alza la voce, si rumoreggia, poi Ferrarese riesce a parlare, ma senza dire nulla di nuovo: «Abbiamo reso grande questo partito. Ho rinunciato alla candidatura perché non era quello il mio obiettivo... Ma noi siamo qui. Rispetterò questo partito fino all'ultimo giorno in cui ci rimarrò, spero per sempre».

Tocca a Rizzo, e le canta a tutti. Si lamenta perché i candidati alle Politiche non sono stati invitati al tavolo della presidenza, dice che questa volta non farà nessun manifesto elettorale e non andrà in giro a chiedere voti. Non digerisce il fatto di essere stato un ripiego. E lancia una battuta a Ferrarese: «Capisco che i meriti sono sempre tuoi, ma si crede nel partito anche quando non si vince facile. Io ci metto la faccia dal 2006, e l'ho messa quando si vinceva e quando si perdeva». Fioccano gli applausi dei suoi sostenitori, una ventina, che poi abbandonano la sala.

È finita? No, c'è ancora tempo per il rammarico di Domenico Mileti, fasanese, candidato numero 18 nel listino del Senato, che esordisce con un «sono già pentito di essermi candidato» e conclude con un «ancora non riesco a capire cosa c'entri Noi Centro con l'Udc». Se Ferrarese conta di diventare il presidente della Regione, missione che già di per se appare impossibile, forse è il caso che inizi fin d'ora a parlare con i suoi compagni di partito.

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