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Lasciamo perdere i pannelliani finti e quelli post mortem

La morte di Marco Pannella ha generato una molto comprensibile commozione ma anche uno strano dibattito. Pannella è stato una figura gigantesca della politica

La morte di Marco Pannella ha generato una molto comprensibile commozione ma anche uno strano dibattito. Pannella è stato una figura gigantesca della politica. Ha creato, sfasciato, ha riempito il mondo di idee spesso giuste e ha imposto la loro discussione. Figura sotto questo aspetto indiscutibile.

Era ovvio che la sua morte creasse commozione. Era ovvio perché anche lui, come papa Woytila, ha vissuto la sua morte come esito inevitabile di cui non vergognarsi. Le loro morti sembrano aver rivalutato la morte. Ci sono stati tempi nel lontano passato in cui il morente era esibito e lui stesso chiedeva che così si facesse.

La morte non era una cosa brutta da nascondere nelle camere asettiche degli ospedali, degli ospizi. Era appunto una cosa naturale anche quando avveniva improvvisa, imprevista, fuori tempo. Il papa polacco e Pannella ci hanno fatto assistere alla loro morte. In diretta. Il papa con quell’immagine, che non dimenticheremo mai, quando dalla finestra di San Pietro cercava, non riuscendovi,  di parlare ai fedeli. Marco quando con la faccia sempre più scarnita riceveva l’omaggio di amici e di politici  e con loro si faceva ritrarre in foto per i giornali.

Pannella è uno di cui parleremo a lungo e a lungo ci rammaricheremo che non ci sarà più nessuno come lui. Nell’immediatezza della sua morte, però, abbiamo letto messaggi esagerati anche di antichi nemici, tutti attenti a far sentire la propria vocina  nel coro degli adulatori post mortem. Ma abbiamo anche letto frasi astiose di chi, ritenendosi erede di Marco, stigmatizzava questo trionfo postumo.

Devo dire che questi che io chiamo astiosi non vanno cercati fra i veri compagni di battaglia di Marco che forse si sono compiaciuti di questo omaggio al loro leader. Invece mai come in queste ore abbiamo letto pannelliani dell’ultima o penultima ora che rimproveravano i non pannelliani di  non esserlo stati e addirittura di addolorarsi della sua scomparsa.

Io, per esempio, non sono mai stato pannelliano. Fra noi del Pci e Pannella c’era un abisso, che qualche battaglia colmava e ma poi si riformava. Non se ne scandalizzava lui, che continuava a  cercarci e a strattonarsi, non capisco perché noi dobbiamo fingere di essere stati suoi stretti compagni di lotta e oggi persino suoi eredi.

Non capisco soprattutto perché quelli che oggi si scandalizzano dell’omaggio generalizzato fingendosi eredi della sua storia dimentichino che Pannella a questa marea di consensi tendeva, li cercava, non gli interessavano tanto i voti quanto il consenso attorno alla propria persona e alle proprie battaglie.

Ho scritto su Facebook che il bello di Pannella è che ciascuno di noi ha un ricordo diverso di lui. Era la sua qualità, la sua cifra. Teniamocelo questo personale ricordo e lasciamo perdere sia i pannelliani post mortem sia i pannelliani finti, ideologi del niente.

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