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Un parco pubblico al posto del carcere: la proposta va in consiglio comunale

Dalla commissione all'Urbanistica del Comune di Brindisi giunge la proposta di abbattere e trasferire altrove la casa circondariale di via Appia, per rigenerare e riqualificare l'area in cui insiste la struttura carceraria. E' quanto previsto da una mozione sottoscritta da tutti i componenti della commissione, su iniziativa di Francesco Cannalire

BRINDISI – Dalla commissione all’Urbanistica del Comune di Brindisi giunge la proposta di abbattere e trasferire altrove la casa circondariale di via Appia, per rigenerare e riqualificare l’area in cui insiste la struttura carceraria. E’ quanto previsto da una mozione sottoscritta da tutti i componenti della commissione (Giovanni Brigante, presidente della commissione, Massimiliano Oggiano, Francesco Cannalire, Francesco Renna, Pietro Santoro, Ilario Pennetta, Giuseppe D’Andria, Antonio Ferrari), su iniziativa del consigliere comunale Francesco Cannalire. La bozza di delibera che approderà in consiglio comunale prevede due interventi coordinati: uno di ricollocazione del carcere; l’altro di restyling dell’isolato compreso fra via Appia, via Ennio, via Giulio Cesare e via Imperatore Augusto.

Per quanto riguarda la realizzazione del carcere, si dovrebbe puntare a una parte dei fondi stanziati nel 2009 dal governo centrale per far fronte all’emergenza legata al sovrappopolamento degli istituti di pena. La somma iniziale, pari a 500 milioni di euro, scese poi a 150 milioni di euro con una deliberazione del 2012 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe). A un commissario straordinario venne affidato il compito di individuare, per pubblica utilità, delle aree destinate alla realizzazione delle nuove strutture.

Stando al piano carceri, in tutto il territorio nazionale dovranno essere realizzati sono quattro nuovi penitenziari, oltre all’ampliamento di qualche padiglione di istituti esistenti. Questo in virtù di una visione istituzionale volta a rivoluzionare le tecniche dell’esecuzione della pena mediante criteri di tutela della persona con il miglioramento delle condizioni di vita all’interno della struttura, delle condizioni di lavoro degli addetti alla sorveglianza e di ammodernamento infrastrutturale con l’utilizzo di nuove tecnologie. Ma il carcere di Brindisi, da quanto si legge nella mozione, non è in grado di soddisfare tali esigenze, “attesa la vetustà dell’immobile e l’inesistenza di spazi nuovi per ampliamenti infrastrutturali”. 

Lo stesso fra l’altro sorge in una delle aree degradate individuate con il piano di rigenerazione urbana del 2008, recepito dal documento programmatico preliminare del redigendo Pug (Piano urbanistico generale). E allora, la commissione rimarca la necessità di restituire alla cittadinanza uno spicchio di periferia “altamente urbanizzato  e che per molti versi è da considerare il cuore della parte moderna
della città”. “La sua collocazione  - si legge ancora nella mozione - rende ormai proibitiva la convivenza e l’integrazione con il tessuto cittadino sia per le difficoltà che si potrebbero registrare in caso di emergenza (arteria densamente trafficata) sia per la completa inesistenza di spazi per il potenziamento infrastrutturale”.

L’area in questione si estende per circa 15mila metri quadri. “Se riqualificata – scrivono i componenti della commissione Urbanistica - rappresenterebbe un’occasione unica per lo sviluppo del tessuto urbano in termini di offerta di spazi verdi attrezzati per la libera fruizione e di parcheggi di scambio interrati in grado di rivoluzionare i collegamenti urbani da e per il centro cittadino”. Ma dove andare a prendere le risorse per questo intervento di rigenerazione?

Le vie da seguire sono due: “L’accordo di Partenariato, strumento di programmazione nazionale dei fondi strutturali e di investimento europei assegnati all’Italia, sottoscritto a Bruxelles il 29 Ottobre 2014, coerentemente con gli obiettivi tematici prioritari posti dell’Ue, ha individuato negli interventi territoriali integrati una strategica via di sviluppo delle città medie”; il Piano Operativo 2014/2020 approvato con delibera di giunta regionale n. 1498 del 17 luglio 2014 e attualmente in fase di negoziazione ministeriale, che ha fissato, tra i diversi assi prioritari e obiettivi tematici, gli indirizzi delle politiche di sviluppo di piani specifici, integrando i temi dell’energia sostenibile e delle smart-cities e della rigenerazione urbana”.

Per avviare questo percorso, servirà “l’istituzione di un tavolo interministeriale presso la presidenza del consiglio dei Ministri per concordare le finalità e pianificare le modalità dell’intervento”. Gaetano Padula, invece, nelle vesti di Rup, dovrebbe occuparsi dell’iter degli atti tecnici per la realizzazione dell’intervento “Azioni di riqualificazione urbanistica, di rigenerazione del decoro urbano e di contrasto alla marginalizzazione e al degrado sociale mediante abbattimento e delocalizzazione di un nuovo istituto penitenziario”.  

Per delocalizzazione si intende ovviamente l'edificazione di un nuovo carcere sul territorio cittadino. E una delle possibili aree che potrebbe accogliere tale opera è quella dell'ex Base Usaf. Fu lo stesso Comune, nel recente passato, a individuare in questa zona una delle possibili sedi dell'istituto di pena. 

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