Legambiente: "No alle trivelle in mare, Brindisi ha già dato il suo contributo"

Anche Legambiente Brindisi si schiera a sostegno del Sì in vista del referendum sulle trivellazioni in mare che si svolgerà il prossimo 17 aprile

BRINDISI – Anche Legambiente Brindisi si schiera a sostegno del Sì in vista del referendum sulle trivellazioni in mare che si svolgerà il prossimo 17 aprile. Di seguito, le ragioni per cui l’associazione ambientalista invita a votare per l’abrogazione dell’emendamento alla legge di stabilità che darebbe il via libera alla realizzazione di piattaforme di estrazione di oro nero entro le 12 miglia dalla costa-

Il Governo non ha voluto unificare a giugno il voto per le elezioni amministrative e per il referendum sulle piattaforme petrolifere esistenti: 

•    La Paura governativa del raggiungimento del quorum e l’unica causa dello spreco di 320 milioni di euro e dell’assurda anticipazione del referendum;

•    Il quesito referendario concerne il rinnovo di concessioni che garantiscono appena 1%  della copertura della domanda italiana di petrolio ed il 3% dei quella di gas; le piattaforme esistenti non sono affatto strategiche nel mercato di tali combustibili fossili!!

•    In Italia, attualmente, i consumi elettrici sono coperti per il 43% dalle fonti rinnovabili, ben 23.000 Mw di centrali termoelettriche a ciclo combinato (alimentate a metano) sono in riserva (ferme o a regime d’esercizio ridotto) ed alle forniture di combustibili andranno ad aggiungersi ingenti adduzioni integrative, fra le quali i 10-12 miliardi di mc. annui di gas portati dal gasdotto della società TAP;  Rinnovare le concessioni per le piattaforme esistenti è un investimento assurdo ed in controtendenza rispetto all’andamento del sistema energetico generale e di quello dell’energia elettrica in primisi !

•    Le piattaforme petrolifere sono impianti ad alto rischio di incidente rilevante che possono subire anche eventi catastrofici come è successo nel Golfo del Messico: Che senso ha far proseguire l’esercizio d’impianti a rischio scarsamente produttivi in un mare, come quello Adriatico, con scarsissimo ricambio idrico?

•    Brindisi ha già dato il suo pesante contributo con le piattaforme “Aquila” (e l’inchiesta di Potenza sta mostrando risvolti inquietanti) ed ha il diritto di scegliere un futuro diverso!

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