"Un tagliando popolare è necessario anche per le trivelle"

Da non renziano che continua a sostenere Renzi, al Referendum andrò a votare e a votare serenamente SI’, a prescindere dal clamore mediatico giudiziario scatenatosi a ridosso della consultazione popolare

Da non renziano che continua a sostenere Renzi, al Referendum andrò a votare e a votare serenamente SI’, a prescindere dal clamore mediatico giudiziario scatenatosi a ridosso della consultazione popolare. Ciò per un elementare principio di cautela (omologo del principio europeo di precauzione, quasi mai applicato) in quanto, particolarmente su questioni sensibili come quelle ambientali, è bene che vi sia un “tagliando” di controllo pubblico (concorrente con le Regioni o esclusivo dello Stato che sia).

Ed è bene che valga anche per il tipo di concessioni oggetto del Referendum. Anche per una loro eventuale pubblica ri-contrattazione dei termini, così come è accaduto fino ad ora in questi decenni, senza che si siano determinate per questo fughe societarie e/o sconquassi occupazionali. Dico questo anche perché non credo sia peregrina la previsione di Emiliano (al netto di ogni atteggiamento gladiatorio) che il comma 8 del l’articolo 9 della Legge 9 del 91, concernente le proroghe di coltivazione, ritorni automaticamente in vigore con la vittoria del SI’.

Del resto, la disciplina odierna stabilisce che non vi saranno più future concessioni entro le dodici miglia, ma non stabilisce espressamente che quelle già in essere, “concesse”, non siano normate dalla parte della Legge previgente a quella eventualmente abrogata con il Referendum. E comunque e in ogni modo, la spada, lo spauracchio occupazionale, sui temi di precauzione e tutela ambientale, maggiori o “minori” che siano, in particolar modo nelle realtà d’Italia come quella di Brindisi, abbiamo imparato a respingerlo, considerandolo un vero e proprio ricatto di Damocle. Taranto non docet?

Convengo che il merito e l’oggetto del referendum siano assolutamente marginali rispetto a una sua qualche incidenza sulla determinazione della politica energetica nazionale, per la quale comunque si avverte l’assenza di un piano organico e compiuto, e che esso sia pure curiosamente contraddittorio per chi vorrebbe decarbonizzare Cerano con il gas (chissà perché poi solo con il gas della Tap?!).

Ma che esso si sia caricato di un significato simbolico e politico che lo trascende, lo trovo pacifico e naturale, perché i Referendum popolari, per di più abrogativi, per loro natura sono sempre stati espressione democratica di una intenzionalità di fondo e più generale, di processo, della società, al di là dell’abrogazione di questo o di quel codicillo, dei quali la massaia può fregargliene di  meno. Nel ’91,  il banale e specifico Referendum sulla preferenza unica, il quesito referendario considerato meno significativo, segnò la fine della prima Repubblica, ancor più e ancor prima dell’avvento di mani pulite…

Ovviamente non mi auguro gli esiti politici di chi allora invitava “ad andare al mare”, nonostante tanti gufi esterni (legittimi) e interni (un pochino meno, a vedere i balbettii sul merito) odierni, ma pretendo dal Governo che continuo a sostenere una attenzione, una cautela e una sensibilità diverse e maggiori su questi temi, che trascendono sempre lo specifico merito in sé, soprattutto quando si da la spiacevole sensazione di una disinvoltura sbrigativa che porta, come si vede, a un incomprensibile, in quanto politicamente e socialmente autolesionistico, invito all’astensione.

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