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Meglio una riforma imperfetta che nessuna riforma

Se è vero che stiamo assistendo, qui da noi, alla calata in veste di 'madonne pellegrine' di personaggi altolocati in difesa della riforma, è anche vero che in campo avverso stanno sfilando le 'madonne pellegrine del passato'

Senza addentrarmi sulle ragioni del sì e del no, relative al prossimo referendum costituzionale, ragioni ampiamente dibattute sui diversi organi  di informazione, mi preme evidenziare come le argomentazioni addotte da Bruno Stamerra nell'accorata critica, qui pubblicata, contro  personaggi politici di rilievo schierati a favore della riforma, possano essere pari pari trasferite a quelli che perorano la causa contraria. Perché se è vero che stiamo assistendo, qui da noi, alla calata in veste di 'madonne pellegrine' di personaggi altolocati in difesa della riforma, è anche vero che in campo avverso stanno sfilando le 'madonne pellegrine del passato', quelle che a suo tempo esaltavano sotto la loro guida "le magnifiche sorti e progressive" del nostro paese.

Il campionario è molto vasto: si va dai democristiani d'antan Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita, per citarne solo alcuni, ai seguaci del Cavaliere, tutti responsabili per gli alti incarichi di governo ricoperti, durante i decenni trascorsi, dello stato di degrado in cui hanno lasciato il paese. Patetica, inoltre, dopo tante battaglie perse, la 'discesa in campo', a favore del no, di un esponente politico come D'Alema, tanto ipercritico delle posizioni degli avversari politici interni di partito, quanto arrendevole di fronte alle pretese degli oppositori esterni, come  avvenuto con la pasticciata riforma costituzionale, abbozzata con la Bicamerale.

Che credibilità possano avere in difesa della 'costituzione più bella del mondo'  personaggi come Salvini ed i seguaci della Lega o quelli che si raccolgono sotto le bandiere di 'Fratelli d'Italia', rimane  un 'mistero glorioso', dopo che la Lega in passato ha perseguito con fervore la secessione e la contrapposizione del Nord al Sud del paese, in violazione di quanto sancito dalla costituzione sulla unità ed indivisibilità della Repubblica Italiana, oppure si dimentica che la nostra Costituzione, scaturita dopo la vittoriosa lotta partigiana al nazi-fascismo, è per sua natura antifascista.

Si obietta che anche nella lunga  fase di predominio democristiano durante la Prima Repubblica le opposizioni, sinistra e destre, votavano compatte contro i provvedimenti del governo, pur avendo ruoli distinti, senza che ciò costituisse uno scandalo, mentre ora non si riesce a concepire come uno schieramento eterogeneo, quello contrario alla riforma costituzionale, promossa dal governo, possa mantenersi unito senza una base comune di proposte, se non quella di 'mandare a casa' Renzi, la vera ragione dell'accanimento dei contrari alla riforma.

Si dimentica che allora l'unica vera opposizione ai governi dominati dalla DC era costituita dal PCI, sia per la rilevante presenza nel paese ed in Parlamento di quella forza, sia per la inconsistenza delle destre, ridotte a svolgere un ruolo subalterno nei confronti dei governi a maggioranza democristiana, mentre attualmente l'opposizione è rappresentata da un amalgama di idee confuse, sostenute da forze tanto diverse, che vanno dai 'duri e puri', ex Rifondazione Comunista, all' " Armada Invenceble' dei dilettanti allo sbaraglio, guidati dal grande comico, il Grillo parlante; dal partito del Cavaliere, nella insolita veste di difensore della Costituzione, dopo aver tentato più volte di stravolgerla durante il 'suo' ventennio, alle destre xenofobe o di ascendenza neofascista: tutti accomunati dal desiderio di lasciare le cose come stanno, in caso di vittoria del 'no', così da perpetuare l'immobilismo e la confusione di due leggi elettorali e due maggioranze diverse, alla Camera e al Senato, con conseguente ingovernabilità del paese.

Quanto ai casi citati di trasformismo, per ragioni di potere e di pura convenienza personale, nessuna meraviglia: tale pratica è ampiamente diffusa nel nostro paese e non risparmia nessuna forza politica, anche se in dimensioni diverse.  A riguardo, ancora vivo è il ricordo, dopo Tangentopoli, del passaggio 'armi e bagagli', di tanti esponenti socialisti sotto le ali protettive berlusconiane, a strenua difesa degli interessi patrimoniali del Cavaliere, 'dominus' incontrastato allora dell'informazione radio televisiva, quando emanava 'editti bulgari' contro giornalisti  non di regime....a confronto, pur perseverante, non regge la presenza di Renzi sulle reti televisive! 

In definitiva, la riforma costituzionale del governo, in linea con quanto già attuato nella maggioranza degli altri stati europei, ai quali necessita riferirsi, essendo il nostro un paese costitutivo della UE, prevede un rafforzamento dell'esecutivo, una semplificazione degli iter legislativi ed una parziale abolizione del Senato, per passare ad un sistema monocamerale, così da dare stabilità agli esecutivi, dopoché  in meno di 70 anni ben 62 governi si sono alternati alla guida del paese, con gli esiti che ben conosciamo!

Mandare a casa Renzi, come auspicato dai fautori del 'no', con quali prospettive?...di andare ad elezioni anticipate, con le attuali inadeguate leggi elettorali, che esprimono maggioranze diverse nei due rami del parlamento?...rinvio alle 'calende greche' della riforma della Costituzione, per adeguarla ai nuovi tempi, con la elaborazione forse di un testo peggiore di quello sottoposto a referendum, data la inconciliabilità delle posizioni dei contrari alla riforma del governo?...perdita di credibilità all'estero, dove Renzi gode di considerazione e stima, dopo le brutte figure accumulate durante il ventennio berlusconiano?... In conclusione, meglio una riforma non perfetta, quella all'esame referendario, che nessuna riforma costituzionale.

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