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Il porto e la zona industriale di Brindisi

Il porto e la zona industriale di Brindisi

Questione energetica a Brindisi: problema costituzionale o politico?

Fa specie notare che persino il tema più “sensibile” della storia brindisina degli ultimi decenni, quale è quello dell’energia, venga incautamente usato come elemento propagandistico

Fa specie notare che persino il tema più “sensibile” della storia brindisina degli ultimi decenni, quale è quello dell’energia, venga incautamente usato come elemento propagandistico nella guerra santa scatenata dal caleidoscopico fronte del NO.

Si legge difatti che: “Con le modifiche apportate la potestà legislativa in materia energetica ridiventa di competenza statale”. Ma quando mai la potestà legislativa sull’energia non è stata “esclusivamente” dello Stato  -cosa che continuerebbe a essere per qualsiasi riforma costituzionale, da chiunque dovesse essere promossa, NO compresi?!-

Ma, da inesperto e da non protagonista politico della Convenzione del ’96 sull’assetto energetico brindisino, in omaggio a quel voto consapevole giustamente invocato, invito i giovani e i meno giovani a leggersi con pazienza ma istruttivamente le Sentenze del TAR di PULGLIA n.4090/2006 e n.617/2007 con le quali la Provincia, con la Costituzione vigente, soccombeva nei confronti di Edipower e di Enel Produzione SPA, che avevano firmato con gli Enti Locali, tra il 2002 e il 2003, accordi ultra peggiorativi in termini di tutela ambientale per il nostro territorio.

Testuale: “E’ notorio che l’autorizzazione dell’esercizio di una centrale termoelettrica appartiene alla competenza amministrativa statale (in conformità agli indirizzi di politica energetica nazionale)…”(sentenza 4090/2006”). Ancora più esplicita è la Sentenza 617/2007) che recita: “…anche all’indomani del nuovo Titolo V° della Costituzione, resta in capo allo Stato la potestà legislativa in ordine alla disciplina dell’autorizzazione ed esercizio di impianti di energia elettrica di maggiori dimensioni (ossia, superiori a 300 MW termici)”.

Nella sostanza, neppure la riforma Costituzionale “federalista” del 2001, peraltro con una maggioranza parlamentare risicatissima, voluta dal centrosinistra e da autorevoli protagonisti odierni del No, del Titolo V° che disciplina le competenze “concorrenti” e /o “esclusive”, ha cassato l’esclusiva competenza statale sull’energia! Perché non è stato fatto allora nonostante si fosse in pieno favorevolissimo clima federalista?

Le modalità di esercizio delle centrali elettriche, qualità e quantità delle produzioni e delle emissioni erano e sono di esclusiva competenza statale, in quanto sono disciplinate solo ed esclusivamente da provvedimenti di autorizzazioni presidenziali e ministeriali, e i poteri locali e quello regionale possono svolgere un mero ruolo programmatorio e di concertazione tra le parti.

Come mai allora la mitica bandiera dell’ambientalismo locale costituita dalla Convenzione del ’96, che riduceva drasticamente il polo energetico e tutelava la salute delle popolazione e l’ambiente del territorio, senza perdere un solo posto di lavoro, acquisì magicamente efficacia legale, starei per dire “forza costituzionale”?

Non perché le parti si misero d’accordo su materie di esclusiva competenza statale, ma per quel capolavoro politico, con il concorso attivo del Governo, che previde, in appositi provvedimenti autorizzativi, addirittura migliorativi, quanto concordato, “convenuto” tra le parti, addirittura con il riconoscimento presidenziale dell’elevato rischio di crisi ambientale dell’area brindisina.

Va pure detto ai giovani che quell’accordo poi non morì per la Costituzione, ma per la politica, a seguito dei decreti di liberalizzazione dell’energia di non renziana memoria, che “scordarono” quanto faticosissimamente convenuto in aree ambientalmente critiche come quella brindisina.

Morale: non è la Costituzione vigente o la sua proposta di riforma, che esclude ogni paralizzante “concorrenza”, a penalizzare quei territori come Brindisi e la Puglia che “hanno conosciuto, hanno pagato e soffrono ancora per le politiche energetiche e per le decisioni calate dall’alto”, ma quella politica locale, regionale e nazionale, in servizio permanente, che ha sempre trovato e continua a trovare, con tanti interpreti che magari utilizzano disinvoltamente il fronte del NO, il modo di deprimere i processi di liberazione che nascono dal basso.

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