Lavoratori "La Nostra Famiglia" contro rinnovo contrattuale beffa

A 13 anni dalla scadenza del precedente, ora si vuole adottare quello delle Rsa, con più ore e meno salario

la sede di ostuni de La Nostra Famiglia. Sotto, il Centro Medea di Brindisi

BRINDISI – Il loro è un lavoro molto importante e molto delicato. Sono un punto di riferimento in numerosi territori per i genitori alle prese con gravi problemi dei propri figli (disabilità fisiche, psichiche e sensoriali). In provincia di Brindisi, ad esempio, il primo nucleo dell’associazione ha cominciato l’attività nel 1958 a Ostuni. Ma recentemente “La Nostra Famiglia” ha deciso che i propri, qualificati dipendenti devono essere inquadrati non più con il contratto nazionale di lavoro della sanità privata, scaduto nel caso in questione ben 13 anni fa, bensì con quello applicato al personale delle Residenze sanitarie assistenziali. Ciò vuol dire passare da 36 a 38 ore di lavoro settimanali, ma senza alcun adeguamento di salario. E in tutta Italia è scattata la protesta.

Sono già in agitazione i lavoratori deb “La Nostra Famiglia” delle regioni del Nord e del Centro, ora si sono aggiunti quelli pugliesi. “A pochi giorni dalla chiusura del rinnovo contrattuale scaduto 13 anni fa, La Nostra Famiglia in modo unilaterale revoca il contratto vigente e ne applica un altro con forti penalizzazioni normative – fanno sapere i lavoratori de La Nostra Famiglia della Puglia -  e portando le ore di lavoro da 36 ore settimanali a 38 ore settimanali. È un affronto totale ai lavoratori che da 13 anni aspettavano il rinnovo contrattuale”.

“La Nostra Famiglia centro di eccellenza in Puglia ancora una volta per far quadrare i bilanci addossa sui lavoratori costi e spese. I lavoratori respingono fortemente questo tentativo – è l’annuncio -  ed agiranno in tutti i modi possibili per far recedere l'azienda da tale proposito. I prossimi mesi ci saranno presidi, manifestazioni, scioperi. I lavoratori chiedono a chiunque gesti di solidarietà e sostegno”.

L'ingresso del Centro Medea

Chiaramente si tratta di un appello rivolto soprattutto alle amministrazioni locali e alla stessa Regione Puglia. In campo c’è anche il sindacato confederale, che in provincia di Brindisi oggi ha diramato una nota, a firma delle organizzazioni di categoria della Cgil e della Cisl. Ma è anche importante il sostegno delle famiglie degli assistiti.

“L’azienda ha annunciato di applicare ai lavoratori dall’1 febbraio un diverso contratto collettivo nazionale, ovvero passare dal Ccnl Sanità Privata al Ccnl Residenze Sanitarie Assistenziali, con un peggioramento delle condizioni. Non bastavano tredici anni di mancata firma del contratto nazionale Aris-Aiop. Ora a La Nostra Famiglia ci sono altri problemi per i lavoratori”, si legge nella nota sindacale. “Proprio lunedì, infatti l’azienda ha comunicato la disdetta unilaterale dei contratti applicati ai lavoratori con l’applicazione di un contratto che, porterebbe, solo per fare un esempio, la settimana lavorativa da 36 a 38 ore”.

Ieri venerdì 31 gennaio si è tenuta un’assemblea nel Centro di Riabilitazione di Brindisi “dove Cisl Fp e  Fp Cgil hanno incontrato i dipendenti provenienti da tutte le sedi provinciali. È stato votato un ordine del giorno in cui si dà mandato alle segreterie nazionali di tenere alta l’attenzione su questa situazione. Chiaramente in assenza di un’apertura de La Nostra Famiglia sarà indetto lo stato di agitazione. Anche perché non si possono prendere in giro lavoratrici e lavoratori”.

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