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Sistema emergenza/urgenza, Nursind: "Contrari all'aziendalizzazione"

Intervento del segretario regionale del sindacato delle professioni infermieristiche sulle scelte della Regione

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del segretario regionale del sindacato Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche), Carmelo Villani, riguardante la gestione del servizio emergenza-urgenza da parte dell’Asl regionale. 

2 agosto 1980, ore 10.30, una data e un’ora destinata a sconvolgere la memoria collettiva del nostro paese.In quella data ed in quell’ora, infatti, la città di Bologna è stata teatro di una delle più gravi tragedie della storia repubblicana. Pochi istanti dopo la centrale operativa del all'interno dell'Ospedale Maggiore fu tempestata di richieste di emergenza. La risposta fu eccellente ed il coordinamento dei mezzi quasi perfetto.

In quella data ed in quell’ora nasce l'attuale numero unico di emergenza "118", proprio a Bologna, città all'avanguardia nel panorama italiano del sistema sanitario. Perché guardare, quindi, a regioni in cui il sistema emergenza urgenza è stato aziendalizzato quando vi sono realtà altrettanto efficienti dove invece si è sviluppato in senso dipartimentale. 

La riorganizzazione in senso aziendalistico previsto dalla Regione Puglia prevede un ulteriore apparato burocratico-amministrativo, un Direttore Generale, un Direttore Amministrativo, un Direttore Sanitario oltre che una macrostruttura che per forza di cose farà lievitare i costi in un periodo in cui, a tutti i livelli, si chiede di razionalizzare la spesa sanitaria.

L’organizzazione dipartimentale, diversamente, come recitano le stesse direttive del Ministero della Salute, oltre che le esperienze nazionali ed internazionali, è il modello ordinario di gestione operativa delle attività a cui fare riferimento in ogni ambito del Servizio Sanitario Nazionale con la finalità di assicurare la buona gestione amministrativa e finanziaria ed il governo clinico.

Riteniamo inoltre sbagliato incentrare tutto il dibattito sulla questione del finto volontariato quando esiste già una normativa nazionale, il codice del terzo settore, che disciplina in maniera chiara ed esaustiva tale questione; basterebbe forse fare rispettare le norme e che i controllori controllino.

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