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"Necessario attivare un ambulatorio infermieristico nel Pta di S.Pietro Vernotico"

E’ questa la proposta del delegato Rsu Fp Cgil Pancrazio Tedesco che ha avanzato, in un documento, al direttore generale dell'Asl di Brindisi Giuseppe Pasqualone

SAN PIETRO VERNOTICO – Attivare un ambulatorio infermieristico nel Pta di San Pietro Vernotico. E’ questa la proposta del delegato Rsu Fp Cgil Pancrazio Tedesco. Le ragioni che spiegano l’importanza dell’attivazione di un servizio simile per gli utenti che hanno bisogno di cure dopo le dimissioni ma che non rientrano nel servizio di Assistenza domiciliare integrata, sono spiegate in un documento inviato al direttore generale dell’Asl di Brindisi Giuseppe Pasqualone, a cui già a dicembre scorso è stata avanzata la stessa proposta.

“Nel Pta di San Pietro Vernotico, così come in altre strutture sanitarie della provincia di Brindisi, a causa delle diverse dismissioni di reparti, si sono liberati diversi locali utili all’attivazione di nuovi servizi da offrire ai Cittadini”. Si legge nella premessa.pancrazio tedesco-2

“In quest’ottica si evidenzia la necessità di attivare un ambulatorio infermieristico specialistico, allo scopo di ampliare la gamma dei servizi sanitari e l’accessibilità alle cure nei confronti di quei cittadini per i quali non è prevista la prestazione di Assistenza domiciliare integrata ma che necessitano di prestazioni infermieristiche specialistiche”.

“Non sfuggirà alla Sv che il contesto sociale, economico e culturale presente nel nostro territorio ben si integra con la proposta in questione. Inoltre il servizio in parola rappresenterebbe un nuovo modello d’organizzazione a gestione infermieristica in grado di rispondere con competenza non solo alle diverse esigenze della collettività, ma soprattutto sarebbe una  valida alternativa anche al fenomeno delle degenze inappropriate e al ricorso improprio al Ps, con evidenti risparmi di risorse economiche per il Servizio Sanitario nazionale”.

Secondo Tedesco, inoltre, “Garantirebbe anche una più efficiente continuità assistenziale , soprattutto rispetto ai problemi quotidiani dei pazienti fragili portatori di stomia, ulcere diabetiche/arteriose, flebostatiche ecc.” Nel dettaglio “gli obiettivi specifici”, sarebbero: Deospedalizzare e demedicalizzare la cura dei pazienti e conseguentemente ridurre i costi; garantire la presa in carico dei cittadini attraverso la continuità assistenziale tra ospedale e servizi territoriali: migliorare la qualità di vita; migliorare l’aderenza terapeutica; aumentare la soddisfazione dell’utente, effettuando informazione ed educazione”.

Un altro aspetto non trascurabile che affronta il delegato della Cgil è quello economico. Molti rinunciano alle cure perché non possono permettersi prestazioni sanitarie a domicilio a pagamento. In buona sostanza non possono pagare un infermiere privato che provveda ad attaccare una flebo o a medicare una ferita e altro ancora. Servizi che, come già detto, non rientrano nell’Assistenza domiciliare integrata (gratuita, quindi).  

“Nel 2017 (ma anche tutt’ora) un elevato numero di cittadini hanno avuto difficoltà a pagare di tasca propria prestazioni sanitarie che non sono riusciti ad avere nel servizio pubblico soprattutto a causa di lunghe liste di attesa, la maggior parte hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi per curarsi, di conseguenza sono entrati nell’area della povertà a causa di spese sanitarie private. Ma ci sono anche quelli che non riescono a curarsi perché non possono permetterselo: molti cittadini rinunciano o rinviano almeno una prestazione sanitaria per motivi economici”.

“Il binomio è indissolubile: ospedale uguale malattia. Il che induce a pensare che, quando dall’ospedale te ne vai, sei guarito. Se la prima equivalenza vale, la seconda invece no: è vero che quando il paziente viene dimesso è stabilizzato e i parametri sono nella norma, è altrettanto vero, però, che una necessità di assistenza può ancora averla. Basti pensare a chi, dopo una qualsiasi degenza viene dimesso con una serie di terapie (orale, intramuscolo, fleboclisi) e non riesce a continuare a fare a causa di diversi fattori, uno su tutti l’impossibilità di reperire infermieri a domicilio per poterli somministrare con correttezza la terapia farmacologica che gli è stata prescritta in fase di dimissione”.

“È su quello che accade dopo le dimissioni che spesso punta il dito il cittadino perché dentro le mura dell’ospedale si sente “riguardato”, ma quando esce teme l’abbandono. Considerato anche il fatto che nella nostra realtà pugliese sono stati attivati nel giro di due anni due Ambulatori infermieristici uno nell’Asl di Taranto (Ospedale Mertina Franca) ed uno recentissimo di qualche  giorni fa nell’Asl di Bari (Pta di Conversano).

“Pertanto, alla luce di quanto esposto, la invitiamo a prendere in considerazione tale proposta in modo da dare una nuova “casa” ai cittadini di questo territorio che tanto è stato penalizzato e mortificato (a differenza di altri) da scelte beffarde messe in atto dalla Regione Puglia”.

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