Scuola Mesagne

Caso settimana corta: "Alla preside non tocca il doppio voto"

Il presidente del Consiglio di istituto della media Materdona-Moro contesta anche l'esito del voto sul progetto. La lettera di una mamma

MESAGNE - E' ancora caldo e si arricchisce di motivi di contestazione, il confronto sulla vicenda dell'adozione della settimana corta alla scuola media Materdona-Moro di Mesagne, dopo il sì espresso a strettissima maggioranza dal Consiglio di istituto il 18 dicembre scorso, decisione poi contestata non solo da una parte dei genitori, ma dallo stesso presidente dell'organismo di governo nel momento in cui si è appreso, nei giorni successivi, che lo stesso consiglio non era stato informato preventivamente dell'obiezione e della contrarietà al progetto formulate dal Collegio dei docenti, il cui parere costituisce passaggio essenziale in base alla legge sugli organi collegiali.

Da qui la richiesta del presidente Giuseppe Lecce alla segreteria della scuola e alla dirigente scolastica Mina Fabrizio, propugnatrice della settimana corta, di una riconvocazione di urgenza del Consiglio di istituto con all'ordine del giorno le proposte scaturite dal Collegio dei docenti, previa acquisizione del relativo verbale, circa la necessità di una informazione preventiva e di una richiesta di parere delle famiglie, sia attraverso i moduli di preiscrizione, che con una circolare apposita, stante la contrarietà di fondo degli stessi insegnanti all'orario 8-14 dal lunedì al venerdì. Non essendo pervenuta alcuna risposta, il dottor Lecce aveva richiesto, attraverso posta elettronica certificata, l'intervento sia dell'Ufficio scolastico provinciale che di quello regionale.

"Illegittimo il valore doppio attribuito al voto della preside"

Ma come anticipato, emerge un altro elemento che cambierebbe il segno del deliberato del 18 dicembre, alla luce di quanto previsto con chiarezza e senza possibilità di diversa interpretazione dall'articolo 37 del Testo unico numero 297 del 1994, e dall'articolo 7 del Regolamento scolastico: vale a dire che nelle votazioni del Consiglio di istituto, in caso di parità di voto, quello del presidiente vale doppio. Invece nella seduta del 18 dicembre, quando si verificò appunto una parità di voto, il valore doppio fu attribuito al voto della dirigente scolastica Mina Fabrizio.

Quindi il presidente Giuseppe Lecce si è rimesso alla tastiera del computer ed ha scritto una nuova lettera alla dirigente scolastica, tornando a chiedere la convocazione urgente del Consiglio di istituto, con un punto all'ordine del giorno in aggiunta: quello di un nuovo computo del voto del 18 dicembre - in autotutela - in considerazione del fatto che la norma attribuisce doppio valore a quello del presidente e non a quello della preside, come invece era avvenuto. Ciò, va da sè, capovolgerebbe il parere sulla settimana corta, bocciando la proposta. Intanto si fanno avanti i genitori contrari alla settimana corta. Di seguito pubblichiamo una lettera alla dirigente scolastica della madre di due studenti della media Materdona-Moro.

La lettera della mamma di un allievo con bisogno educativo speciale

"Caro dirigente, con rammarico noto come la scuola stia perdendo, col tempo, la propria funzione di agenzia educativa e come non sempre assolva ad uno dei suoi ruoli prioritari, cioè diffondere la conoscenza e l’informazione in maniera democratica. In qualità di genitore di due ragazzi frequentanti la Scuola Media Materdona-Moro di Mesagne, vorrei sottolinearle la mia indignazione per una questione che va oltre l’attivazione o meno della settimana corta, ma che riguarda la libertà individuale e il diritto di esprimere in maniera pacata e non urlata la propria opinione di genitori a proposito di temi riguardanti i propri figli.

Questo tipo di atteggiamento non favorisce un clima di fiducia verso la scuola, e sappiamo invece quanto questo sia oggi necessario: se i genitori si sentono coinvolti, e soprattutto ascoltati, si possono costruire basi educative comuni e solide; diversamente, percorrendo strade antitetiche, si rende tutto più difficoltoso e, inevitabilmente, a risentirne  sono prima di tutto i ragazzi.

Ho deciso di farle giungere in tal modo la mia voce, vista l’impossibilità di farlo mediante sedi 'opportune', come lei le definisce, in rappresentanza di tutti quei genitori il cui parere è rimasto inascoltato, in assenza di una consultazione diffusa nella comunità mesagnese e di una mancata campagna informativa sui vantaggi-svantaggi di una articolazione oraria di 5 giorni. Ma è davvero necessario che la scuola venga penalizzata per un modesto ritorno economico o per l’esigenza di un week-end fuoriporta che non tutti si possono permettere?

Questa è la verità, anche se celata da altre priorità. Inoltre, essendo genitore di un bambino BES, che già fa fatica a seguire l’incalzare delle lezioni, come potrà mai sostenere il ritmo massacrante stabilito da siffatta articolazione? Sarà garantito ancora il suo diritto all’inclusione e al successo formativo? Tanti genitori, però, pensano di no alla luce di una semplice considerazione: se il futuro sarà di chi possiede le conoscenze e le competenze, allora molti dei nostri ragazzi rischiano  di perdere un’opportunità!                                                                                                                   

Noi genitori contrari alla settimana corta, lavorando per la maggior parte  sei giorni alla settimana, non accettiamo che i nostri figli rimangano in balia della sorte il sabato, che il sabato diventi il giorno riservato al sonno per compensare l’irrazionale dispendio di energie subito nei cinque giorni precedenti o addirittura che i nostri ragazzi siano svuotati dai social. In conclusione, secondo me, alla fine sono molto di più gli svantaggi dei vantaggi e, quindi, ci pensi bene  e dia l’opportunità a tutti i genitori di esprimersi!"

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