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Scuola San Vito dei Normanni

Memoria, testimonianza e impegno civile: l'incontro al liceo "Leonardo Leo"

I ragazzi hanno ascoltato Massimo Caponnetto, figlio del compianto magistrato Antonino, e hanno dialogato con lui sulla storia recente italiana

SAN VITO DEI NORMANNI - Nella mattinata di ieri (mercoledì 17 maggio) le classi quarte e quinte dello scientifico Leonardo Leo di San Vito Dei Normanni (liceo Marzolla Leo Simone-Durano) hanno vissuto - e ne sono stati i reali protagonisti - una importante opportunità formativa ed educativa, ospitando Massimo Caponnetto, figlio del noto magistrato Antonino, e dialogando con lui in risposta alle infinite sollecitazioni che ad un comune cittadino, e a maggior ragione alle giovani generazioni, può offrire la lettura dell’ultima fatica dell’autore, "C’è stato forse un tempo", edizioniPiagge.

Caponnetto è da qualche giorno in provincia di Brindisi nell’ambito di una serie di iniziative culturali che la Scuola di Formazione intitolata a suo padre (nelle figure di Nando Benigno e Raffaella Argentieri) ha allestito in preparazione della ricorrenza del 23 maggio (la strage di Capaci). La dirigente scolastica del liceo, Carmen Taurino, in continuità sostanziale con gli obiettivi formativi del Ptof dell’istituto, è stata pronta a cogliere l’occasione e ad organizzare l’evento, la cui importanza civica è stata sottolineata anche dalla presenza, per un gradito saluto istituzionale e un intervento, di Silvana Errico, sindaco di San Vito Dei Normanni.

Il testo di Massimo Caponnetto è uno splendido intreccio tra le vicende private di una famiglia ordinaria della nostra Italia del dopoguerra, nata da un amore solidissimo e duraturo, per quanto contrastato, tra Nino e Bettina, e le vicende pubbliche di una nazione e di una regione, la Sicilia, negli anni eroici della lotta alla mafia, dalla nascita del pool, intuizione proprio del consigliere istruttore Antonino Caponnetto, alla istruzione del maxi-processo, alla stagione stragista culminata negli attentati di Capaci e di via D’Amelio.

I ragazzi dello scientifico Leo di San Vito Dei Normanni

Si tratta di uno spicchio di storia d’Italia che ordinariamente non fa parte della tradizionale programmazione curricolare delle scuole, ma che nessuno può permettersi di ignorare, nessuno almeno che senta il dovere di una cittadinanza attiva e responsabile. E i ragazzi del Leo, ieri mattina, questo hanno dimostrato, con la loro partecipazione attenta, le loro interlocuzioni, la loro fame di verità. La lettura del libro li ha spinti a cercare informazioni, documenti, foto d’epoca; i loro docenti li hanno sorretti e guidati, in questo lavoro preparatorio. Hanno colto il messaggio fondamentale dell’iniziativa: la memoria è un valore se non è solo mero culto sterile del passato ma si fa seme di futuro, progetto di una comunità nuova, giusta, equa, solidale, tollerante, e contraria, per principio, alla passione triste dell’indifferenza.

In due ore di serrato confronto, curato dal professore Sandro De Rosa, tantissimi temi si sono incrociati: il valore della testimonianza; l’educazione alla bellezza; la scelta dell’impegno civile anche e soprattutto là dove la battaglia è più difficile; la mafia stragista di ieri e quella dai colletti bianchi di oggi; il rapporto tra destino e responsabilità individuale; fede da una parte e senso laico del bene comune dall’altra come stimolo all’azione; rapporto genitori figli nelle generazioni passate; patriarcato e maschilismo nella buona borghesia dell’Italietta della ricostruzione; l’Italia che combatteva e moriva, con i suoi uomini migliori, e il palazzo dei veleni, i corvi, i traditori. E, su tutto, la consapevolezza che, con l’aiuto di ciascuno, la presa in carico, l’ I care di don Milani, anche se la primavera tarda ad arrivare, primavera sarà.

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