Domenica, 1 Agosto 2021
Scuola

"Una notte prima degli esami che dura dal marzo 2020"

La lettera di un maturando brindisino del "Majorana", tra speranze e auspici per il futuro. Le riflessioni sulla pandemia e sui compagni

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un maturando dell'Iiss "Majorana" di Brindisi. Sono alcune riflessioni sul tempo della pandemia e il rapporto con la scuola.

Si avvicina il giorno degli esami di Stato per migliaia di studenti, in realtà la nostre notti sono iniziate dal marzo 2020 data in cui è successo qualcosa che nessuno, neppure un infausto Nostradamus mi pare avesse previsto. Un vivere “alla nottata” fra preoccupazioni generali per la salute dei nostri cari, le incognite adolescenzenziali, i primi amori blindati, e non ultime le incognite scolastiche. Scrivo queste righe da studente privilegiato, poiché ho potuto interagire con migliaia di studenti che hanno riposto in me la loro fiducia, nei momenti di gioia (compleanni a distanza via web)  e le loro ansie e preoccupazioni in un momento storico che era ben lontano dal poter essere considerato normale.

Il mio personale pensiero è sempre stato che ognuno di noi fa parte di un gruppo dove nessuno deve essere lasciato indietro e che bisognava tirare fuori il carattere che è innato in ogni figlio d’Italia. Memori dello sforzo storico dei nostri bisnonni, nonni e anche padri abbiamo avuto anche noi un mostro da combattere, ma che non sia alibi o luogo comune pensare che la “pandemia” ci abbia tolto occasioni o dato scusanti. Ci ha tolto tanto ma anche dato modo di reagire e scoprire altre potenzialità e possibilità che non avremmo avuto modo di sperimentare. Come mi è stato insegnato: mentre i deboli cercano alibi i forti devono trovare soluzioni e per chi ha la fortuna di nascere con possibilità superiori, costui deve trovare soluzioni anche per chi non può o per chi si è momentaneamente abbattuto.

Nel corso dell’estate un uomo che da cinque anni ascolto come mentore disse: “Le battaglie nelle quali si crede, bisogna combatterle fino alla fine, le si possono anche perdere, ma bisogna combatterle”. E le sue non sono state mai vane parole, ha dato ciò che aveva a tutta la collettività scolastica sia locale che nazionale e ho un profondo senso di riconoscenza per lui. Oggi è un po' come se ci passasse tutta la vita davanti, 13 anni dal primo giorno di scuola, dove ero felice di incontrare i bimbi con i quali avrei giocato, le maestre che mi avrebbero accudito con i genitori che ci abbracciavano forte prima di affidarci a loro. Ricordi che oggi hanno il sapore forte, amaro e dolce della meta che ci staccherà portandoci chissà dove e come, ma con la salda cosapevolezza, almeno per chi ha avuto come me una classe docente e un preside d’eccezione, di aver avuto nella propria formazione personale e civica, il massimo raggiungibile a livello scolastico da quello che è stato un periodo buio e malato.  

Ai miei compagni do il mio augurio più sincero, che possiate avere tutto ciò che desiderate e meritate, con meritocrazia e leale onestà. Ai miei professori e maestri dico semplicemente grazie di ogni momento che ci avete dedicato, come docenti, amici e uomini. A tutti i giovani come me che leggono queste mie righe dico che dobbiamo riprenderci il tempo non proprio perduto e costruire un domani migliore, lo dobbiamo a chi ci ha aiutati a superare questi momenti, ma anche  per consegnare domani ai nostri figli le memorie positive che, anche nei momenti tristi abbiamo appreso.

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