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Brindisi, inquinamento e salute: la rete di controllo abbandonata

Legambiente denuncia l'abbandono da parte del Comune del sistema di monitoraggio realizzato molti anni fa e mai affidato in gestione

BRINDISI – Giornata di riflessioni e di confronto sul tema sistema di controllo e valutazione dell’inquinamento ambientale a Brindisi, quella di oggi 8 novembre. Il commissario prefettizio convoca la stampa per le 12, dopo la diffusione dei dati di Ecosistema Urbano 2017 di Legambiente, ma la stessa associazione ambientalista con una lettera al commissario Santi Giuffrè e al direttore generale di Arpa Puglia, Vito Bruno, solleva il problema delle falle nel sistema di monitoraggio degli inquinanti nell’area ad alto rischio ambientale di Brindisi, a partire dalla mancata realizzazione del Piano di Monitoraggio Ambientale, che all’inizio degli anni 2000 fu integrato dai Programmi Operativi Multiregionali 1 e 2 (Poma).

Il piano di monitoraggio abbandonato

Che ne è stato del Poma e del Piano di Monitoraggio Ambientale? Si sono perduti nella notte dei tempi e neppure i cittadini di Brindisi ne sanno nulla. Una rete di controllo della qualità dell’aria lasciata andare in rovina dopo un solo anno dall’installazione, periodo in cui fu gestita dalla ditta che l’aveva realizzata. Ciò non solo costituisce un grave spreco di denaro pubblico, ma anche un ostacolo alla acquisizione di dati sull’inquinamento e quindi sul suo impatto sanitario, e alla qualificazione delle fonti inquinamenti urbane (traffico) rispetto a quelle industriali. Non solo: il Piano di Monitoraggio Ambientale dell’area ad alto rischio di Brindisi prevedeva anche il controllo degli inquinanti in quota, e non solo dopo la ricaduta al suolo degli stessi.

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Tutto ciò, sottolinea Legambiente Brindisi, spiega perché nelle statistiche su Brindisi nella campagna Ecosistema Urbano 2017 vi sono voci “non valutabili”, cosa ben diversa da “non disponibili” per mancata trasmissione degli stessi da parte degli enti pubblici preposti. Tornando direttamente alla questione del Piano di Monitoraggio Ambientale incompleto, che avrebbe dovuto trovare fonte primaria di finanziamento nel Piano di risanamento dell’area ad alto rischio ambientale di Brindisi, va detto che oggi può contare solo sulla seguente rete di centraline affidate in parte ad Arpa Puglia.

Intanto ci sono cinque stazioni delle 25 della rete della Regione Puglia (Brindisi centro, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico e Torchiarolo). Poi ci sono le reti Enel Brindisi Sud (Cerano) e la rete ex Enel Brindisi Nord (poi Edipower-A2A). Quindi la rete Enichem. Infine la già citata rete Poma 1 e 2 mai presa in gestione dal Comune di Brindisi, il quale pertanto non ha in mano alcuna leva di controllo. Vale la pena elencare la struttura di questo sistema abbandonato un anno dopo la sua installazione, che prevedeva 14 nuove centraline su tutto il territorio e sei totem elettronici collocati in punti strategici per la visualizzazione pubblica e in tempo reale dei dati rilevati (stazione ferroviaria, aeroporto, piazza Vittoria, lungomare Regina Margherita, piazza Di Summa e stazione marittima).

Cerano-2

Che fine ha fatto questa rete? Perché le varie amministrazioni non hanno mai designato un gestore, dopo l’anno di rodaggio affidata alla ditta che l’aveva installata? Pensare a ciò e paragonare questa omissione grave alle dichiarazioni dei vari sindaci di lotta all’inquinamento industriale, o alle scelte di aggravamento del traffico veicolare nel centro storico, definisce il tempo trascorso a Brindisi senza attuare un sistema di controllo già pronto delle eventuali minacce per la salute pubblica. Legambiente sottolinea che il funzionamento del sistema di monitoraggio garantito dai Poma 1 e 2 avrebbe posto Brindisi all’avanguardia degli ecosistemi urbani in Italia. Invece sappiamo tutti che la città è scivolata in fondo alla classifica.

Poma 1 e 2 disponevano di quattro stazioni di rilevamento (viale Aldo Moro, viale Togliatti, via Provinciale San Vito e via dei Mille); di sei sottosistemi di monitoraggio siti remoti (Rvmr) per tenere sotto controllo le zone a traffico limitato (Ztl), tra i quali uno collocato in piazza Anime angolo via Anime; di 30 telecamere per il controllo delle Ztl, delle quali 20 con sistema ad infrarossi; di un sistema di telerilevamento su 65 bus Stp per la fluidificazione del traffico in prossimità dei semafori, con sensori nei punti strategici; dei già citati totem elettronici. Tutto ciò era destinato a monitorare soprattutto l’inquinamento urbano, e a distinguerlo dall’inquinamento industriale. Oggi Brindisi ha dati sul secondo, sia pure parziali, ma non sul primo.

Il sit-in in corso Garibaldi

Questi i temi che Legambiente Brindisi ha sollevato in concomitanza dell’incontro con la stampa convocato dal commissario prefettizio, cui si aggiunge la richiesta ad Arpa di estendere la gamma degli inquinanti da monitorare, a partire dalle PM 2.5, dal benzene e dall’inquinamento in quota. Perché le varie amministrazioni comunali dopo le due giunte Antonino non hanno mai provveduto ad affidare la gestione delle reti Poma? Perché in tempi più recenti non è stato affidato tale incarico alla società in house Energeko? Una vera e propria patata bollente passata di mano in mano ma mai raffreddatasi: i livelli di patologie gravi attribuibili all’inquinamento segnalati nel report della Regione Puglia e della Asl di Brindisi sullo stato di salute della popolazione parlano chiaro. Ora è probabile che tutti “caschino dalle nubi” e si affrettino a inondare di comunicati le redazioni. La campagna elettorale è vicina. Ma tra questi signori non ci sono ex amministratori, assessori, consiglieri comunali degli ultimi vent’anni?

La replica dell'Arpa a Legambiente

Intanto nel corso della conferenza stampa in data odierna convocata dal commissario prefettizio Santi Giuffrè sul Rapporto Ecosistema Urbano 2017 di Legambiente, circa i dati della qualità dell’aria a Brindisi, e caratterizzata da un vivace battibecco tra il board dei relatori e il geologo Francesco Magno, l’Arpa Puglia, presente all’incontro, ha introdotto un elemento di chiarimento nel "contenzioso" con l'associazione ambientalista.

Il battibecco tra commissario prefettizio e geologo Legambiente

Legambiente, nel rapporto, aveva affermato: ”I dati della qualità dell’aria di Brindisi, su segnalazione del Circolo locale di Legambiente, sono ritenuti non valutabili in quanto la collocazione delle centraline risulta non idonea ad un completo e corretto monitoraggio”. E’ stato  attestato dall'Arpa che le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria da essa gestite  su mandato della Regione Puglia, presenti nell’area di Brindisi, sono collocate correttamente, "in base a quanto previsto dall’attuale normativa e dalla configurazione della rete regionale approvata a livello regionale e ministeriale".

La conferenza stampa del commissario prefettizio sul report di Legambiente-2

"Inoltre Arpa ha concluso che i dati forniti da tali centraline sono validati e relazionati da Arpa Puglia in base a procedure di qualità standardizzate e risultano in accordo con i risultati delle simulazioni modellistiche. D’altro canto non si comprende come le risultanze delle medesime centraline, da ultimo nel Rapporto di Legambiente 2016, siano state considerate idonee ed utili a classificare Brindisi tra le città meglio posizionate". Sulla rete di monitoraggio urbano Poma nessun commento e impegno invece da parte del Comune, perchè il tema non era l'oggetto della conferenza stampa.

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