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Affiliazioni alla Scu, nuovi indagati: “Quel commerciante cassiere della mala”

La Dda ottiene il sequestro di 18mila euro nell’inchiesta Oltre le mura: somma trovata nel negozio. Il Riesame annulla la misura: “Nessuna sproporzione rispetto al reddito dichiarato"

BRINDISI – Prima c’erano gli omissis a coprire le generalità di diversi brindisini negli atti dell’ultima inchiesta della Dda su presunte nuove affiliazioni alla Scu, ora alcuni di quei nomi sono leggibili perché si riferiscono a indagati a piede libero. Brindisini che, secondo i pm dell’Antimafia, sarebbero legati alla frangia della Sacra Corona Unita ritenuta guidata dalla coppia Raffaele Martena-Antonio Campana.

Nuovi indagati

Antonio Campana-2Tra questi c’è il titolare di un’attività commerciale, indicato come “cassiere” dell’associazione mafiosa, dopo essere finito nella rete delle intercettazioni telefoniche alla base delle accuse mosse nei confronti dei due detenuti (Martena e Campana) nel periodo in cui erano ristretti nel carcere di Terni. In alcune celle furono trovati cellulari con schede Sim attivate. Nella foto accanto, Campana condannato all'ergastolo in via definitiva per l'omicidio di Massimo Delle Grottaglie, avvenuto  il 16 ottobre 2001.

Gli sviluppi dell’inchiesta

L’inchiesta chiamata Oltre le mura che il 15 maggio scorso portò all’esecuzione di dieci ordinanze di custodia cautelare, in aggiunta a quelle notificate a Campana e a Martena, ha avuto sviluppi negli ultimi mesi. Novità ulteriori dopo l’integrazione depositata dalla Squadra Mobile di Brindisi: innanzitutto l’iscrizione sul registro degli indagati dei nomi di brindisini mai finiti sotto inchiesta prima per 416 bis (associazione di stampo mafioso), tra i quali alcuni insospettabili essendo titolari di negozi. Come il brindisino accusato di essere il “custode dei provenienti illeciti del sodalizio” e per questo destinatario di un decreto di sequestro preventivo per la somma di 18mila euro, chiesto dal pm della Dda titolare dell’inchiesta e firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce.

Il commerciante e la somma sequestrata

La seconda novità attiene appunto al blocco della somma contante di 18mila euro, avvenuto lo scorso primo agosto. Importo dissequestrato dal Tribunale del Riesame venti giorni dopo, su istanza della difesa dell’indagato, affidata all’avvocato Daniela d’Amuri del foro di Brindisi.

In linea con quanto sostenuto dal pubblico ministero, il gip aveva evidenziato “il contenuto di alcune intercettazioni con Fabio Arigliano”, quest’ultimo arrestato il 15 maggio scorso, e con altri due brindisini (nel frattempo finiti nell’elenco degli indagati a piede libero). E aveva, inoltre, considerato “esistente la sproporzione tra la capacità reddituale e la somma”.

La sproporzione rispetto ai redditi

daniela d'amuri-18In particolare, il gip aveva sottolineato che quei 18mila euro erano “superiori al reddito imponibile dichiarato negli ultimi tre anni, con riferimento alla gestione dell’attività commerciale”. Sul piatto della bilancia, pesavano anche le “modalità di occultamento”: le banconote sono state trovate nel corso di una recente perquisizione all’interno del locale commerciale, su uno scaffale del retro, in contenitori in plastica usati per gli alimenti.

La conclusione era stata la seguente: “Il denaro rinvenuto costituisce un evidente riscontro alle conversazioni intercettate, il cui contenuto può essere decriptato nel senso che l’indagato fosse il depositario e il custode dei proventi del sodalizio e che presso il suo negozio avvenissero gli incontri per versamenti e prelievi”.

La difesa

La penalista lo scorso 10 agosto ha presentato richiesta di dissequestro, contestando la sussistenza dei requisiti alla base della misura. In primo luogo, l’avvocato d’Amuri (nella foto in alto) ha sostenuto che le conversazioni in cui c’è il nome dell’indagato sono tre e in nessuna di queste è possibile desumere la partecipazione al sodalizio di stampo mafioso. Non solo. Il difensore ha spiegato che l’indagato deteneva quella somma di denaro perché nei giorni precedenti aveva deciso di prelevare dal conto postale cointestato, sino a qualche tempo primo, con un parente. In sede di Riesame è stata depositata copia dei movimenti sul conto.

Il Riesame

Il tribunale e la procura di LecceIl Tribunale di Lecce, in funzione di Riesame, è arrivato alla conclusione secondo cui “nel caso di specie manca il fumus commissi delicti di partecipazione al delitto di associazione mafiosa”. Il che vuol dire, secondo il collegio, che “il contenuto delle intercettazioni non è di per sé sufficiente per ritenere che l’indagato  fosse il cassiere dell’associazione con a capo Raffaele Martena e Antonio Campana”. Quel che si evince, scrivono i giudici, è che il brindisino prende accordi per dare “una cosa” o per dire una “cosa”.

Il dissequestro

Quanto poi, alle modalità di occultamento della somma, le stesse per il Riesame non sono sufficienti a contestare l’associazione mafiosa. L’importo, infine, “non appare neppure sproporzionato ai redditi dichiarati”. Per questi motivi, il Tribunale ha annullato il sequestro disponendo l’immediata restituzione della somma all’indagato. Il provvedimento è stato depositato in cancelleria il 22 agosto.

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