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Campagna vaccinale: persone vulnerabili e over 70 dimenticati, si naviga a vista

L'analisi statistica dei dati sull'andamento della campagna vaccinale anti Covid in Italia, effettuata da Nazareno Valente

Da un punto di vista statistico la situazione è alquanto scoraggiante perché a valutare i numeri si ha la sensazione che si continui ad andare avanti a tentoni.  In un precedente intervento sottolineavo i limiti d’un sistema informativo creato, per motivi d’urgenza, alla bell’e meglio, e restato in aggiunta tale, tanto da rendere tuttora impossibile qualsiasi analisi di dettaglio. Un sistema le cui informazione più che dare certezze, alimentano perplessità.

Lo stesso rischio si sta correndo con la campagna vaccinale che pure costituisce una delle poche carte valide di cui disponiamo per sperare di metterci alle spalle questo tragico momento. E che, proprio per questo, andrebbe giocata nel migliore dei modi, senza farsi condizionare dagli umori. Lascio da parte i problemi di comunicazione — per quanto sarebbe auspicabile che gli organismi non favorissero i timori, ad esempio cambiando idea sulle caratteristiche di un vaccino ad ogni stornir di fronda, oppure non procedessero a colpi di slogan (vaccini 24 ore su 24; ne faremo a migliaia al giorno) che alla lunga accrescono solo le frustrazioni, vista l’impossibilità della loro realizzazione.

Come al solito, si cercherà di far parlare i numeri, esaminando per il loro tramite come sta procedendo il piano di vaccinazione.
Ricordo che l’esecutivo aveva preliminarmente stabilito di puntare alla salvaguardia degli operatori del settore sanitario, del personale e degli ospiti dei presidi residenziali per anziani (Rsa) e degli anziani over 80. E, subito dopo, alla tutela delle persone estremamente vulnerabili, vale a dire affette da patologie o disabilità che comportano un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19 e, a seguire, delle persone dai 70 ai 79 anni. Il tutto con l’obiettivo di far decrescere i decessi e ridurre l’impatto della pandemia sulle strutture sanitarie.

Grafico   3-2-4

Ebbene, si è proceduto per gli operatori del settore sanitario e per gli ospiti delle Rsa, e si è a buon punto per gli ultraottantenni, che risultano vaccinati per il 40%. Mentre, per quel che si sa, la vaccinazione non ha ancora coinvolto le persone estremamente vulnerabili ed ha appena sfiorato quelle dai 70 ai 79 anni che, in definitiva, da prioritarie sono divenute le cenerentole della campagna di vaccinazione. Nel complesso le cose stanno andando diversamente dalle attese: la categoria dei fragili continua a pagare il suo solito tributo in vite umane e l’impatto dell’epidemia sulle strutture ospedaliere non va alleggerendosi, anzi s’aggrava in maniera preoccupante.

È ciò che emerge dai numeri. A gennaio la percentuale di decessi tra le persone con un’età dai settant’anni in su era dell’86,01%; adesso, dopo due mesi è più di campagna vaccinale, è passata all’86,25%. Come dire che non solo la mortalità per gli over 70 non è diminuita ma al contrario, sia pure per un marginale quarto di punto percentuale, risulta addirittura aumentata. A loro volta le classi “non fragili” sono passate dal 13,99% dei decessi al 13,75% e, quindi, presentano un saldo positivo. Il che per altro è facilmente spiegabile: la priorità dapprima data ai “vulnerabili” ed ai “fragili” tra i 70 e 79 anni, è stata poi concessa a categorie soggette ad un rischio di gran lunga inferiore.

Allo stesso modo è comprensibile che sia andata anche peggio per ciò che riguarda la pressione sulle strutture ospedaliere. L’indisponibilità di informazioni disaggregate per classi d’età rende possibile valutare unicamente l’entità dei posti occupati nel loro insieme. Con tale specifico limite, si ricava che nel periodo di somministrazione dei vaccini, la pressione dei malati di Covid-19 sulle strutture ospedaliere è passata nelle terapia intensive da 2.553 posti occupati a 3.317 e in area critica da 22.822 posti a 26.517. Come dire che i ricoveri in terapie intensiva sono aumentati del 29,26% mentre quelli in area non critica del 16,19%.

Grafico  2-2-6

Nei fatti, la situazione non solo non è migliorata ma è ulteriormente peggiorata. In linea teorica, la campagna vaccinale poteva essere condotta tentando di abbattere il numero dei decessi e di alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere (come era nelle intenzioni iniziali) oppure ponendosi come obiettivo quello di bloccare il più possibile il flusso dell’epidemia. In tal caso, vaccinando quelli che hanno maggiore probabilità di veicolare la malattia. Però, dal momento che neppure i nuovi positivi sono calati, l’amara constatazione è che non si è seguito né un criterio, né l’altro. Navigando di fatto a vista. 

In definitiva, allo stato attuale, la campagna vaccinale non ha né capo, né coda. E non ricerca neppure di conseguire la tanto agognata (e chiacchierata) immunità di gregge. Solo che questo è un altro discorso, che magari s’affronterà in un altro momento. Per concludere, si presentano alcuni grafici che caratterizzano lo stato dell’epidemia in Puglia.  Emerge da essi una situazione di sostanziale stabilità che però, sviluppandosi su livelli troppo alti, non alimenta soverchie speranze per l’immediato futuro. Anzi, se ve ne fosse bisogna, accentua le possibili preoccupazioni, come meglio si potrà constatare quando si esaminerà l’andamento dei dati clinici.

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