Martedì, 3 Agosto 2021
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Svaligiavano abitazioni in pieno giorno e a volto scoperto: tre arresti

Individuati i presunti responsabili di una serie di furti perpetrati in provincia di Brindisi fra il 29 marzo e il 17 aprile 2021. Si tratta di tre baresi già arrestati lo scorso 20 aprile dopo un inseguimento. Il gip: "Erano un incubo per il territorio"

Agivano in pieno giorno, a volto scoperto, sempre a bordo della stessa auto: una Fiat Bravo. Sono stati individuati i presunti topi d’appartamento che fra il 29 marzo e il 17 aprile 2021 hanno imperversato nel Brindisino, prendendo di mira otto abitazioni (tutte al pian terreno) fra i Comuni di Montalbano di Fasano, Cisternino (frazione Casalini), Carovigno, San Vito dei Normanni, San Pietro Vernotico (tre) e Latiano. Si tratta di tre uomini residenti a Bari (Giuseppe Menolascina, 35 anni, già ristretto in carcere, Tommaso Petrone, 30 anni, Giovanni Pellicano, 29 anni, entrambi già reclusi in regime di domiciliari) già arrestati in flagranza di reato lo scorso 20 aprile dai carabinieri della compagnia di Brindisi, al termine di un lungo inseguimento conclusosi sulla complanare della strada statale 7 per Taranto.

I tre indagati sono stati raggiunti stamattina (martedì 6 luglio) da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, su richiesta del pubblico ministero Alfredo Manca, per furti in abitazione (due tentati, gli altri sei consumati) in concorso. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito dai carabinieri delle compagnie di Brindisi, Fasano e San Vito dei Normanni, supportati da quelli del Comando Provinciale di Bari.

Il modus operandi 

L’indagine è stata condotta dagli ufficiali di polizia giudiziaria del Nor - Sezione operativa della compagnia di Brindisi, in un brevissimo lasso di tempo. La banda, da quanto appurato dagli investigatori, operava con un elevato grado di organizzazione e specializzazione. Il modus operandi era consolidato. Agivano infatti alla luce del sole, senza la premura di coprirsi il volto. Spesso indossavano solo la mascherina chirurgica, o cappellini con visiera. Utilizzavano una Fiat Bravo per raggiungere ed allontanarsi dagli obiettivi. In due eseguivano materialmente i furti, mentre il terzo complice li attendeva alla guida dell’auto, salvo scendere per prelevare la refurtiva consegnata dai complici ed occultarla in auto. La targa posteriore ed anteriore è risultata avere, in alcuni casi, la sequenza alfa-numerica parzialmente alterata con lettere adesive. In occasione di una intrusione in abitazione avvenuta il 9 aprile a San Vito dei Normanni, i tre sono fuggiti a mani vuote a seguito dell'arrivo dei figli del proprietario, che hanno lanciato l'allarme, costringendoli a desistere. 

L'arresto dopo l'inseguimento 

Come detto i tre indagati vennero arrestati in flagranza di reato il 20 aprile scorso, per resistenza a pubblico ufficiale, al termine di un inseguimento ad alta velocità andato avanti per circa 35 minuti e per più di 30 chilometri, dopo il rifiuto dei fuggitivi, a bordo della solita Fiat Bravo, di fermarsi all’alt. Gli stessi, fra l'altro, come documentato da un video diventato virale sui social network, furono ripresi da un cittadino mentre si allontanavano da una delle abitazioni in cui si erano intrufolati. 

Le indagini 

Proprio l’arresto del 20 aprile si è rivelato una pietra miliare nell’ambito delle indagini. A bordo della Bravo i carabinieri sequestrarono due cappelli con visiere e due paia di guanti. Secondo gli inquirenti potrebbe trattarsi degli stessi cappelli e degli stessi guanti calzati dai malfattori ripresi dagli impianti di videosorveglianza in occasione dei furti avvenuti nelle settimane precedenti in provincia di Brindisi. Al momento dell’arresto gli indagati indossavano inoltre dei capi d’abbigliamento (jeans chiari con degli strappi all’altezza delle cosce, scarpe da ginnastica, giubbotti scuri, pantaloni di tuta neri) compatibili con quelli indossati dai ladri inquadrati dalle telecamere. La machina, la famigerata Fiat Bravo divenuta lo spauracchio dei Brindisini, intestata alla madre di uno degli arrestati, era sempre la stessa. Un riscontro fondamentale è arrivato anche dall’esame del traffico telefonico storico e dall’analisi delle celle telefoniche delle utenze in uso agli indagati, che ha confermato la loro presenza nei luoghi in cui erano stati commessi i furti. 

I ruoli 

Sempre grazie ai filmati, gli investigatori hanno potuto definire i ruoli. Al volante della Fiat Bravo c’era quasi sempre Menolascina. Sul sedile del passeggero anteriore si sedeva Pellicano. Petrone prendeva posto dietro. Sarebbe stato Pellicano l’addetto alla forzatura di porte e finestre, con l’apporto di Petrone nell’esecuzione dei furti, mentre Menolascina li attendeva al volante. 
Tutti e tre gli indagati erano già noti alle forze dell’ordine.

Le esigenze cautelari

Secondo il gip si tratta di “persone assolutamente incontrollabili e senza apparente stabile occupazione lavorativa, il che porta a presumere che le stesse traggano dall’attività delittuosa i proventi per il proprio sostentamento”. Le modalità con cui sono stati commessi i furti “denotano una spiccata pericolosità sociale e di pericolo nei confronti di privati cittadini e della collettività in genere, tanto da essere oramai da anni un vero e proprio incubo per il territorio”. Nonostante la giovane età, i tre “hanno maturato disinteresse per le regoli sociali di portata a dir poco eccezionale ed allarmante: vivono – scrive il gip – sostanzialmente per scassinare e rubare”. 

Articolo aggiornato alle ore 14 (le indagini, i ruoli e le esigenze cautelari)

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