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Lunedì, 8 Agosto 2022
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Ucciso in stile mafioso a 19 anni per uno "sgarro": arrestato presunto autore omicidio Carvone

Un brindisino di 26 anni, Giuseppe Ferrarese, già sotto sottoposto ai domiciliari, è stato condotto in carcere in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce. Indagini condotte dalla Squadra mobile di Brindisi, coordinati dalla Dda di Lecce

BRINDISI - A più di due anni dal delitto, è stato arrestato il presunto responsabile dell’omicidio di Giampiero Carvone, il 19enne che la notte del 10 settembre 2019 fu ucciso con un colpo di arma da fuoco esploso mentre si trovava sotto alla sua abitazione, al rione Perrino. Si tratta del brindisino Giuseppe Ferrarese, di 26 anni, già sottoposto agli arresti domiciliari per una tentata rapina avvenuta nel dicembrre 2019 ai danni del bar RossoNero, in via Pace Brindisina. Il ragazzo all’alba di oggi (lunedì 27 giugno) è stato condotto in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Lecce. Le indagini sono state condotte dai poliziotti della Squadra Mobile di Brindisi, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Hanno avuto un peso anche le dichiarazioni di alcuni testimoni di giustizia.

L'omicidio 

L'omicidio si verificò al civico 19 di via Tevere, davanti al portone di ingresso della palazzina in cui Carvone risiedeva insieme ai suoi familiari. Intorno all’1 il 19enne uscì di casa.  Furono esplosi almeno tre copi di pistola calibro 7.65. Un proiettile colpì Carvone. Altri due centrarono la parte bassa (la portiera lato guidatore e poco sopra la ruota posteriore sinistra) di una Mercedes parcheggiata di fronte al portone. I proiettili danneggiarono anche un finestrino della macchina e il vetro dello stesso portone. Il padre di Carvone, allarmato dagli spari, scese in strada per soccorrere il figlio, mentre il killer si dileguò verso Corte Sele. Carvone era ancora vivo ma in condizioni disperate. Poche ore dopo morì presso l’ospedale Perrino.  

Via Tevere, omicidio Giampiero Carvone-3

Il movente

Oggi dunque arriva la svolta nelle indagini. A carico dell’indagato sono stati raccolti, in oltre due anni di attività di indagine, “inconfutabili elementi di prova che consentivano al pm della Dda di Lecce - si legge in una nota della questura - di richiedere al gip l'emissione del provvedimento oggi eseguito”. “L'azione delittuosa, scaturita da un furto di autovettura in pregiudizio di un soggetto brindisino legato da rapporti di parentela ad un noto esponente della criminalità locale, dopo avere ingenerato una serie di reazioni violente che determinavano la commissione di due azioni delittuose verificatesi il pomeriggio precedente l'omicidio, che portavano all'arresto dei responsabili in esecuzione di due distinti provvedimenti cautelari emessi dal gip presso il Tribunale di Brindisi, indirizzava l'attività investigativa verso quello che pareva essere il movente dell'omicidio: il furto dell'autovettura”.

“In realtà - si apprende ancora dal comunicato della Mobile - la successiva attività investigativa imponeva una differente prospettazione delle problematiche che avevano determinato l'omicidio spostando le ragioni ad esso sottese da una iniziale valutazione dei fatti come legati alla criminalità comune ad un episodio di criminalità organizzata, gestita quest'ultima da codici non scritti ma ben noti a tutti i consociati che sono obbligati ad osservarli. L'omicidio di Gianpiero Carvone non è, infatti, reazione diretta al furto dell'autovettura ma punizione di uno ‘sgarro’ del povero Gianpiero, che probabilmente in ragione della giovane età
 non era riuscito ancora ad assimilare i contenuti del codice di comportamento mafioso, nei confronti dei suoi stessi amici e forse anche correi nell'episodio che aveva determinato le vicende delittuose. Giampiero Carvone veniva punito in puro stile mafioso per non avere coperto, secondo uno dei principi cardine della codicistica criminale, quello dell'omertà, quelli che da altra parte della criminalità venivano additati come gli autori di uno "sgarro" che, a prescindere dalle conseguenze, meritava di essere punito”.

Il gip: "Ucciso per porre fine a situazione scomoda"

In proposito scrive il gip scrive che “il ragazzo è stato ucciso per porre fine ad una situazione 'scomoda' che per l’autore dell’'omicidio poteva trovare soluzione sol  con l’eliminazione fisica del giovane Carvone, definito come esuberante e, in quanto tale, non gradito negli ambienti malavitosi nei quali, nonostante tutto, era inserito. Prosegue il gip affermando che: Giampiero Carvone muore a causa di un furto d’auto e del successivo danneggiamento della stessa dovuto ad un sinistro stradale, furto perpetrato in danno di persone ‘sbagliate’; ma muore fondamentalmente per avere fatto’l’infame’, avendo riferito ad un uomo di spessore, assai temuto, i nomi dei suoi complici nel furto, tra cui proprio l’'odierno indagato”.

“L 'assurdità dell'omicidio dell'appena diciannovenne – si legge ancora nel comunicato della questura - è evidente se si consideri che, in una città dove i furti d'auto si contano a decine, il motivo che origina l'episodio delittuoso sia proprio da ricercare in un fatto reato talmente diffuso da non preoccupare più nessuno, o meglio, da preoccupare solo chi, inserito in organizzazioni criminali, è tenuto al rispetto e ad essere rispettato in quanto mafioso e il ‘rispetto’ è imposto ad ogni sodale o ad ogni “promesso” quale risultava essere Giampiero Carvone”.

“Ritornando all'attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile la stessa è consistita nel ricostruire, tramite le dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, gli ultimi momenti di vita del Carvone e quanto accaduto nel pomeriggio precedente l'omicidio. Sono quindi stati posti in risalto i contrasti nei contributi dichiarativi e gli stessi evidenziati alla Procura Distrettuale che, confrontati gli stessi con quanto dichiarato da collaboratori di giustizia, li sottoponeva alla valutazione del gip, unitamente al elementi di prova successivamente emersi nel corso delle indagini, che si determinava ad emettere il provvedimento notificato oggi”.

Difeso dall'avvocato Emanuela De Francesco, il giovane nei prossimi giorni si presenterà davanti al gip nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia. 

Inchiesta parallela per tentata estorsione e fucilata in piazza 

Nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Giampiero Carvone, i poliziotti della Squadra Mobile di Brindisi fecero luce anche sui presunti responsabili di una tentata estorsione ai danni del padre di Giampiero, scaturita proprio dal furto dell’autovettura che innescò le vicende culminate con l’omicidio. Individuati inoltre i presunti responsabili dell’esplosione di un colpo di fucile in una piazzetta fra via Bradano e via Adige, alle spalle della chiesa del rione Perrino, dove, seduti su una panchina, si trovavano due ragazzi ritenuti appartenenti allo stesso gruppo di Giampiero Carvone, per minacciarli di morte dopo aver scoperto l’autore del furto dell’auto. Quest’ultimo episodio si verificò poche ore prima dell’omicidio. Nel mese di luglio 2021 il tribunale di Brindisi ha emesso sei condanne a carico delle persone coinvolte in questi fatti, ma del tutto estranee all’omicidio. 

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