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False visioni e truffa milionaria, torna in libertà l’ex veggente Paola Catanzaro

Il Tribunale accoglie l’istanza della difesa e applica l’obbligo di soggiorno. In passato anche attrice e stilista, finì in carcere il 29 gennaio 2018, ottenne i domiciliari lo scorso 6 giugno. Secondo la Procura avrebbe ideato il progetto delle croci destinato a salvare l'umanità

BRINDISI – Libera, con il solo vincolo dell’obbligo di soggiorno a Brindisi. Paola Catanzaro, 43 anni, già Paolo, alias Sveva Catanzaro, l’ex veggente di contrada Uggiò, è tornata ad essere una donna libera a distanza di quasi nove mesi dall’arresto in carcere con l’accusa di essere stata a capo di un’associazione che con artifici e raggiri, imbastiti su finte visioni mistiche e fantomatici progetti delle croci per salvare l’umanità, avrebbe truffato almeno dieci persone per più di quattro milioni di euro.

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La libertà

La libertà riconquistata è notizia ufficiale da oggi (mercoledì 3 ottobre 2018), giornata stabilita per la ripresa del processo in cui Catanzaro è imputata, assieme al marito Francesco Rizzo, e ad altre otto persone, comprese due sorelle della stessa Catanzaro. In apertura dell’udienza di fronte al Tribunale di Brindisi si è appreso del nuovo stato: non più ai domiciliari, attenuazione della misura che le era stata riconosciuta dal gip il 6 giugno scorso, dopo l’arresto in carcere eseguito dai finanzieri il 29 gennaio 2018.

L’ordinanza è dello stesso Tribunale di fronte al quale l’imputata era attesa, ma ha scelto anche questa volta di non essere presente. Il collegio, presieduto da Domenico Cucchiara (a latere Colombo e Rubino) ha accolto l’istanza presentata nei giorni scorsi dai difensori di Catanzaro, Cosimo Pagliara e Fabio Di Bello, entrambi del foro di brindisi. Secondo i penalisti, tenuto conto del tempo trascorso, non sussistono più concrete esigenze cautelari. Ben potendosi garantire una sorta di “controllo” sugli spostamenti dell’imputata obbligandola al rispetto dell’obbligo di soggiorno a Brindisi.

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L’incompatibilità

Lo stesso collegio oggi ha trasmesso gli atti al presidente del Tribunale, sollevando una questione di incompatibilità legata al fatto che tutti e tre i componenti si sono già occupati del caso Catanzaro-Cardinale, in sede di Riesame delle misure cautelari reali. In quel caso si sono espressi sulle richieste di dissequestro dei beni immobili e delle disponibilità finanziarie riconducibili alla coppia Paola Catanzaro, alias Sveva Cardinale, e Francesco Rizzo, dopo i sigilli apposti il 5 luglio. Il sequestro finalizzato alla confisca, eseguito dai militari della Finanza, venne disposto dal Tribunale di Lecce, ai sensi del cosiddetto codice Antimafia. Risultò evidente e provata la sproporzione tra i beni – per un valore di un milione e 300mila euro, e i redditi della coppia. Da qui l’affermazione, secondo cui i coniugi “vivono con i proventi derivanti da attività illecite”. Tra gli immobili sequestrati, resta il villino ad Asiago, in provincia di Vincenza, acquistato da una coppia e intestato a Catanzaro: si tratta dei coniugi che dichiararono la volontà di adottare la stessa Catanzaro.

Quanto al processo ottenuto dalla Procura di Brindisi, riprenderà il mese prossimo, dinanzi a un nuovo collegio. In occasione del ritorno in aula, le altre persone indicate dal pm Luca Miceli “parti offese”, potranno presentare domanda di costituzione in giudizio, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni in caso di condanna degli imputati. Sono professionisti benestanti, nella maggior parte dei casi.

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Imputati e parti civili

Tale decisione è stata già maturata dall’imprenditore che per primo denunciò Paola Catanzaro per “fantomatiche visioni mistiche”. Fu lui a riferire ai finanzieri di essere stato “indotto in errore e per questo truffato più volte, al punto da versare a Paola Catanzaro somme di denaro “per evitare eventi nefasti, come la morte di due gemelli, in aggiunta agli importi  per la diffusione del messaggio evangelico, chiamato progetto delle croci o anche dei doni”. Bimbi in realtà mai nati ma che Catanzaro sosteneva che non solo fossero stati da lei concepiti, ma che erano destinati a salvare il mondo. Al dibattimento sarà rappresentato dall’avvocato Giovanni De Cataldis del foro di Taranto. Per la moglie, l'avvocato Gianluca Zilli di Bari. Altre istanze saranno presentate dai legali Mario Guagliani e Antonio Falagario.

Sotto processo, così come chiesto dal pm, ci sono:  Giuseppe Conte (difeso dall’avvocato Pietro Campanelli del Foro di Bari); Addolorata Catanzaro e Giuseppa Catanzaro, sorelle di Paola Catanzaro; Stefania Casciaro (difesa dall’avvocato Gianfranco Palmieri del foro di Lecce); Anna Casciaro (stesso difensore); Lucia Borrelli (difesa dagli avvocati Felice Indiveri e Massimo Roberto Chiusolo del Foro di Bari); Anna Picoco (difesa dall'avvocato Lovelli di Taranto). Per Francesco Rizzo, accanto all’avvocato Cosimo Pagliara, c’è la penalista Emilia Marinosci (sempre del foro di Brindisi).

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L’accusa

Il ruolo di promotore  del sodalizio è stato contestato a Catanzaro: secondo il pm aveva “compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime e delle azioni delittuose da compiere, nonché dei settori in cui investire i proventi dei delitti di scopo e ideatore del progetto delle croci, chiamato anche dei doni. Lei ha sempre respinto l’accusa sostenendo di non aver mai abbindolato nessuno.

Gli altri sarebbero stati partecipi e in quanto tali, secondo il pm, avrebbero “fornito un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, con il compito di avvicinare le vittime di turno, carpirne i segreti più intimi che poi venivano svelati a Catanzaro, la quale a sua volta li usava per suggestionare i malcapitati e far credere loro di avere poteri mistici e paranormali”. Avrebbero anche riscosso, secondo la contestazione, “le somme di denaro versate in contanti dalle vittime delle truffe e trasmesso loro i messaggi del mistico diretti a sugellare la fedeltà e il silenzio”.

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False doti mistiche e matrimoni

Tutti, secondo il pm, avrebbero finto che Catanzaro “possedesse doti mistiche che le permettevano di entrare in contatto con entità divine, come la Madonna e Gesù” e avrebbero anche “adottate tecniche volte a suggestionare l’interlocutore”. Nella richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale, il pm ha anche evidenziato il ruolo rispetto alla trasmissione alle vittime di messaggi “assertitamente inviati da Dio" e contenenti la loro chiamata da parte del Signore o ancora su come comportarsi nella vita sociale e di relazione.

Nel provvedimento di arresto, firmato dal gip, era state sottolineate le vicende di donne che hanno raccontato di aver sposato uomini indicati da Catanzaro, di altre che hanno riferito di aver abortito o ancora che si sono sottoposte a inseminazione artificiale, sempre su indicazione della stessa Catanzaro. “Eravamo strumenti nelle sue mani”. Per il gip, inoltre, “la pericolosità del sodalizio non è venuta meno nonostante le inchieste giudiziarie e giornalistiche”. Non va dimenticato, infatti, il clamore mediatico avuto nel momento in cui il caso del presunto mistico venne raccontato da “Le Iene”, la trasmissione in onda su Italia Uno.“

 



 

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