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Brindisino muore in carcere a Ibiza. La famiglia: "Si faccia chiarezza"

Presentato un esposto in Procura. Stando alla versione ufficiale delle autorità spagnole, il 36enne Marco Celeste si sarebbe tolto la vita. Domani il rientro della salma. Chiesta l'autopsia

BRINDISI – Stando alla versione ufficiale fornita dalle autorità spagnole, si è tolto la vita. Ma i familiari chiedono che sia fatta chiarezza e per questo, tramite l’avvocato del foro di Lecce Giacinto Epifani, hanno depositato stamattina (lunedì 18 gennaio) un esposto a carico di ignoti presso la Procura della Repubblica di Brindisi. La magistratura potrebbe disporre nelle prossime ore l’esame autoptico sul corpo del brindisino Marco Celeste, 36 anni, morto il 29 dicembre 2020 nel carcere di Ibiza, dove era recluso dal 26 giugno 2020. Celeste si sarebbe impiccato all’interno di una cella.

Da circa quattro anni viveva nell’isola spagnola, dove lavorava come muratore. La scorsa estate è stato arrestato per un incendio doloso appiccato a una pineta. Sottoposto a misura di custodia cautelare in carcere, a quanto pare a breve sarebbe tornato in libertà, in attesa del processo. Martedì 29 dicembre ha parlato con sua madre in videochiamata. “Era sereno - spiega l’avvocato Giacinto Epifani – non aveva manifestato turbe psichiche. Parlava della sua intenzione di tornare in Italia. Nulla, insomma, che potesse lasciar pensare all’intenzione di commettere degli atti autolesionistici”. Ma il giorno successivo, tramite i canali diplomatici, la famiglia di Celeste ha avuto la tragica notizia.

La stessa famiglia adesso chiede che siano le autorità giudiziarie italiane a far luce sulla vicenda. Per questo stamattina la madre e il fratello del 36enne, accompagnati dall’avvocato Epifani, si sono recati presso la Procura della Repubblica di Brindisi, formalizzando la richiesta di sequestro della salma ai fini dell’esecuzione dell’esame autoptico, per accertare le cause del decesso. “Bisogna capire – dichiara il legale – se la morte sia avvenuta per causa naturale, per atti autolesionistici o se vi siano elementi che possano far pensare che il ragazzo sia morto per cause violente estranee ad atti di autolesionismo. Bisognerà vedere se il corpo presentava delle ecchimosi. Vogliamo dati ufficiali. Deve risultare con chi e come stava in cella”. Da approfondire inoltre l’origine di una frattura alla gamba, sottoposta a intervento chirurgico, giustificata con un infortunio nel corso di una partita di calcio, all’interno del carcere.

La salma, intanto, si trova ancora in Spagna. Domani mattina è previsto l’arrivo presso l’aeroporto di Fiumicino, dove verrà prelevata da un’agenzia di pompe funebri per il rientro a Brindisi. “Non possiamo accusare nessuno – conclude l’avvocato – ma la famiglia chiede giustizia e vuole vederci chiaro”. 

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