Sabato, 12 Giugno 2021
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Castello di Oria senza turisti: tra vicende giudiziarie e progetti per il futuro

Glauco Caniglia (Mente Civica): "Borgo Ducale cerca l'accordo con l'Amministrazione, ma così sarebbe visitabile solo una parte del bene. E non sempre"

ORIA – Il castello federiciano è arroccato su Oria. Da tempo non è fruibile ai visitatori. Dagli anni Trenta del secolo scorso ha avuto una storia travagliata: è stato anche sotto sequestro e al centro di una vicenda giudiziaria. In questi giorni i consiglieri regionali Maurizio Bruno e Paolo Pagliaro hanno rimesso il castello al centro del dibattito politico, con la richiesta di audizione in commissione regionale Cultura sul procedimento per la dichiarazione di interesse eccezionale del castello Federiciano di Oria, affinché possa tornare accessibile al pubblico. Non è mancata la replica della Borgo Ducale, attuale proprietaria del bene. BrindisiReport ha ricostruito la storia contemporanea del castello, grazie all'aiuto di Glauco Caniglia (foto sotto), autore nel 2017 del libro “Il castello di Oria. Vicende giuridiche e prospettive di valorizzazione” e rappresentante dell'associazione Mente Civica.

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Il commendatore e il podestà

Anni Trenta, in pieno fascismo. Nel 1933 l'allora commendatore Giuseppe Martini Carissimo lo acquisisce con una permuta con il podestà Rocco Greco. “Quest'ultimo – spiega Caniglia – aveva bisogno di un immobile più grande dove metterci uffici comunali e associazioni tipo Casa del fascio e simili. Il castello di Oria aveva subito danni a causa di un ciclone a fine '800. Nei primi del '900 il Comune effettua dei lavori di restauro. Ma molte stanze del primo piano non erano state sistemate. Il commendatore Martini Carissimo aveva sposato una nobildonna di Oria, entrando così in possesso di palazzo Martini. Oggi lì si trova il Museo archeologico. Ci fu uno scambio con il castello quest'ultimo venne restaurato dal commendatore Martini Carissimo. Le stanze crollate – risalenti al '500 – vennero rimesse in piedi. Il commendatore diventò anche conte. Con l'atto di permuta fu inserita una clausola: 'Il detto commendatore Martini Carissimo farà visitare le torri nei giorni e nelle ore che egli stesso vorrà designare a quei cittadini e forestieri che si recheranno a scopo culturale e storico'. A seguito di questa clausola la famiglia Martini Carissimo ha sempre lasciato visitare il castello, aprendolo al pubblico”.

Il mancato diritto di prelazione

Spiega Caniglia che era visitabile anche la cripta dei santi Crisante e Daria, cripta risalente al periodo Bizantino, che si trova nella piazza d'armi del castello. Sono i primi santi patroni della città. Era conservata intatta la stanza in cui aveva dormito una notte la principessa Margaret d'Inghilterra.
Nel 2007 muore la moglie del conte Martini Carissimo, le figlie sono libere di vendere, ma l'Amministrazione comunale di Oria scopre troppo tardi di poter esercitare il diritto di prelazione, come Provincia e Regione. Prosegue Caniglia: “In pieno agosto arriva la notizia dalla Soprintendenza. Ma a termini già scaduti per esercitare il diritto di prelazione. L'Amministrazione si adopera per realizzare una conferenza dei servizi con altri enti. Lo Stato, per tempistica, può esercitare il diritto di prelazione. Il Comune interpella il ministero dei Beni culturali, la Regione e la Provincia. Mette sul piatto due milioni e mezzo di euro. Il castello era stato venduto a sette milioni e mezzo di euro. Ne mancano cinque. Il Comune chiede aiuto agli altri enti. Errico, presidente della Provincia, mette due milioni e mezzo di euro. Il sindaco Cosimo Ferretti fissa un appuntamento con un dirigente del Ministero. Ma manca un rappresentante della Regione, a Roma non si presenta. Il Ministero ha in bilancio 500mila euro, ma la Regione è latitante, Vendola in quel periodo si trova in Canada. Alla fine non se ne fa niente. L'atto di vendita diventa efficace, la Borgo Ducale diventa proprietaria del castello di Oria”.

Castello svevo Oria -Una delle torri-2-2

Lavori al castello con sequestro

La Borgo Ducale presenta dei lavori di restauro: prevedono la realizzazione di una sala convegni, con una piccola cucina annessa e qualche stanza per ospitare ospiti illustri. L'ufficio tecnico rilascia il permesso di costruire, con destinazione “turistico-culturale”. La Soprintendenza segue i lavori. Ricostruisce Glauco Caniglia: “Ma la Borgo Ducale chiede il cambio di destinazione d'uso, per fare ristorazione per banchetti nuziali. Respinto. Come viene respinto il ricorso del Tar di Lecce, presentato dalla Borgo Ducale. Quest'ultima inoltre presenta delle planimetrie, differenti da quelle approvate dall'ufficio tecnico, che riscontra delle difformità rispetto a quanto previsto. L'autorità giudiziaria si mette in moto. Ci sarà anche un sequestro. A Oria siamo in era Pomarico: si concorda un affidamento in custodia all'associazione Legambiente, che lo apre alle visite per un paio d'anni. E' un impegno gratuito e volontario quello del circolo di Oria. Il castello, dal 2007, è stato svuotato da tutti i mobili. Non ci sono le stanze d'armi, dei trofei di caccia. Lo scopo era quello di fare convegnistica”. La vicenda giudiziaria si chiude con il patteggiamento, la sentenza viene pronunciata il 29 settembre 2015 dal gup Maurizio Saso del Tribunale di Brindisi. Isabella Caliandro e Giuseppe Romanin, proprietari del castello, vengono condannati a un anno di reclusione ciascuno. Nella sentenza vengono elencate le varie difformità commesse durante i lavori al castello. Il giudice contestualmente opta per il dissequestro del bene. La pena viene sospesa. Ma devono ripristinare lo status quo ante. Con una postilla: ove non sanabili. Altre persone vengono rinviate a giudizio, con sentenze di condanna. Poi viene dichiarata la prescrizione.

Il dibattito sul castello

E' sempre Caniglia che spiega: “La Borgo Ducale rientra in possesso del castello, non agibile dal punto di vista burocratico, ci mette tre anni per presentare un progetto che riguarda le opere di ripristino. Se ne occupa l'architetto Mantovano di Lecce, che presenta la sua relazione. Una buona parte delle opere realizzate sono sanate, dunque quasi tutto rimane com'era prima del processo, viene demolito poco rispetto al complesso delle opere abusive realizzate. Intanto il Comune di Oria non ha mai portato a termine il processo sanzionatorio nei confronti della Borgo Ducale. Quest'ultima torna alla carica e chiede all'Amministrazione comunale un cambio di destinazione d'uso, a direzionale e commerciale. Chiede di poter svolgere banchetti nuziali, insomma. Ma lo strumento urbanistico del Comune di Oria non prevede che nel centro storico si possano fare attività di quel tipo. Il discorso non vale, ovviamente, per attività commerciali che servono i residenti. Borgo Ducale chiede che si vada in Consiglio comunale per concedere una deroga, al fine di svolgere banchetti nuziali. Per avvalorare l'idea dell'interesse pubblico propongono una convenzione con l'Amministrazione, ma sarebbe visitabile solo una parte del castello. E solo in alcuni giorni”. Questa è la storia del castello di Oria, fino all'attualità, fino al dibattito che la proposta Bruno-Pagliaro ha scatenato.

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