Mercoledì, 29 Settembre 2021
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In 27mila in fuga dalla dittatura e dalla fame: "Soccorsi grazie al passaparola"

I ricordi di Bruno Mitrugno, allora direttore della Caritas: "Così aiutammo gli albanesi il 7 marzo 1991. E secondo me lo faremmo ancora oggi"

BRINDISI – Fa freddo e il mare è stato agitato la notte precedente. Molto agitato. Può sembrare strano, ma questa è una fortuna. Un papà cammina con il figlio e guarda le banchine del porto di Brindisi. Il ragazzo ha 12 anni, il padre 42. Vede all'orizzonte tanti piccoli puntini che man mano diventano più grandi. “Vedi, Paolo? Stai assistendo a un evento storico”. E' la mattina del 7 marzo 1991. E' la mattina di quasi 30 anni fa. E' il giorno dell'esodo degli albanesi. Quel papà si chiama Bruno Mitrugno ed è direttore della Caritas. Sa già cosa sta per accadere. Oggi ha più di 70 anni e ricorda quel giorno con la voce che si incrina, a volte, per l'emozione. E ripete, forse a se stesso, forse ai brindisini di oggi: “Se accadesse adesso, io sono sicuro, ci scopriremmo buoni. Non buonisti, attenzione, ma buoni. Ci impegneremmo oggi come allora per aiutare i nostri fratelli più sfortunati. Può sembrare impossibile in questa epoca, ma io ne sono sicuro. Brindisi attiverebbe il suo tam tam e aiuteremmo ancora chi è in difficoltà”.

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Il tam tam è stato fondamentale, allora. Così come è stato fondamentale il mare agitato. Altrimenti le migliaia di albanesi che si sono riversati nel porto di Brindisi sarebbero stati probabilmente mandati indietro, col mare grosso non è stato possibile. Il tam tam, diceva Bruno Mitrugno. Il passaparola, “servono pannolini” e “non serve più pasta, adesso abbiamo bisogno di conserve”. E la ferma decisione del sindaco di allora, Giuseppe Marchionna. “La Caritas mise in campo l'organizzazione, ma l'accoglienza la fecero i brindisini, tutta la città. Persino i contrabbandieri quei giorni bloccarono gli sbarchi delle sigarette e si rimboccarono le maniche”. “Quei giorni” sono un esodo, 27mila persone dall'Albania, in fuga dalla povertà, dalla dittatura agonizzante, alla ricerca di una vita migliore, intravista dagli schermi televisivi d'oltremare che trasmettevano programmi del bel paese. I servizi segreti albanesi e italiani si dimostrarono impreparati, ignoranti rispetto a quello che accadde. Non si può dire lo stesso della Caritas, stando alle parole di Bruno Mitrugno.

L'evento del 7 marzo fu eclatante, ma la Caritas di Brindisi era in allerta. “Varie barche di pescatori con persone che fuggivano dall'Albania arrivavano qui, era la consuetudine per noi, nel 1990” spiega oggi l'ex direttore della Caritas. Sono molti gli intellettuali che si sono imbarcati su vascelli, pescherecci. Non riuscivano a reggere la repressione dell'altra sponda dell'Adriatico. Vennero con famiglie al seguito. “Il sentore di ciò che accadeva in Albania noi lo avvertivamo, ce lo raccontavano”, aggiunge Mitrugno. Quel giorno almeno per la Caritas non è stata una sorpresa. Ma quella è stata un'emergenza eccezionale. E' qui che entra in gioco il tam tam. Servono i beni di prima necessità, serve ospitalità. E Brindisi in quei giorni ha risposto. Semplici cittadini, sedi dei partiti, dei sindacati, il centro sociale. “Il problema era l'alloggio – spiega Mitrugno – Le prime due notti questa gente ha dormito nel porto di Brindisi. Furono procurati dei teli di plastica per coprire i nostri fratelli albanesi. Il secondo giorno ci fu la svolta. Le navi continuavano ad arrivare. Il vescovo di allora, monsignor Todisco, si fece accompagnare per la città e toccò con mano il disagio di questa gente. Tornato in sede, chiamò il prefetto. Attenzione: il governo Andreotti non voleva intervenire per 'scoraggiare' nuovi arrivi. Il vescovo disse che se entro la sera il prefetto non avesse aperto le scuole, lui avrebbe aperto le chiese. Sarebbe stata la devastazione, anche involontaria: non c'erano mica i bagni nelle chiese. E quindi il prefetto si convinse, dopo essersi sentito con gli organi di Governo. Le scuole vennero aperte a tutta quella gente”.

esodo albanesi, nave nel porto di brindisi-2

Lo Stato si dimostrò assente in due occasioni: nel prevedere l'esodo e nella gestione degli arrivi. La città di Brindisi ovviò a questa vistosa assenza con la solidarietà. Ma per Bruno Mitrugno quella fu più che altro una lezione di umanità: “Ogni tanto mi si chiede 'e se accadesse oggi? I brindisini si comporterebbero allo stesso modo'? Può sembrare assurdo, ma io rispondo di sì a queste domande. In quell'occasione tutta la città ha dimostrato la propria umanità nello sfamare, nell'aiutare i fratelli in difficoltà. Anche oggi, secondo me, Brindisi risponderebbe di nuovo positivamente a una richiesta d'aiuto così forte”.

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