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Compravendita di voti: due in abbreviato e sette rinviati a giudizio

Rito alternativo per l'ex sindaco di Carovigno Massimo Lanzillotti e Francesco Leoci, ex presidente del Consiglio comunale. I tentativi di accaparrarsi il parcheggio di Torre Guaceto

CAROVIGNO - L'ex sindaco di Carovigno, Massimo Lanzillotti, e l'ex presidente del Consiglio comunale, Francesco Leoci, saranno giudicati con rito abbreviato. Altri sette imputati, con rito ordinario. E' quanto deciso oggi dal gup del Tribunale di Lecce. Il processo è scaturito dall'operazione Reset del giugno 2020. Sono in nove, quindi, che affronteranno il giudizio dopo la decisione giunta al termine dell'udienza preliminare tenutasi oggi (martedì 21 settembre 2021). Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e concorso esterno e corruzione elettorale. Il caso ha riguardato anche la gestione del parcheggio dell'area marina protetta di Torre Guaceto. Alcuni imputati avrebbero, con le buone e anche con le cattive, condizionato le elezioni comunali del 2018 a Carovigno, favorendo Lanzillotti.

"Carovigno, eletto sindaco grazie all'appoggio elettorale delle consorterie mafiose"

Per Leoci e Lanzillotti la prossima udienza è stata fissata per il 21 gennaio 2022. Sarà il 4 febbraio 2022 per gli altri sette imputati. Ci sono Andrea e Cosimo Saponaro, accusati di far parte di una frangia della Sacra Corona, di essere i referenti per quel territorio. C'è anche un altro Saponaro, Giovanni. Gli altri imputati sono Elio Lanzillotti, ex presidente del consorzio di gestione della riserva di Torre Guaceto, Daniele Luperti, Vincenzo IaiaFranco Iaia. Le indagini vennero condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Brindisi, coordinati dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Giovanna Cannarile e Alberto Santacatterina e dal pm Paola Palumbo della Procura di Brindisi.

Per l'accusa, l'ex sindaco Massimo Lanzillotti e Francesco Leoci si sarebbero fatti forza del supporto dei Saponaro in vista delle elezioni del 2018. I Saponaro avrebbero puntato su di loro per vedersi garantita la gestione dei parcheggi della riserva di Torre Guaceto. E poi c'è il voto di scambio: Andrea e Giovanni Saponaro, nel corso delle elezioni comunali del 10 giugno 2018 avrebbero offerto ed erogato denaro a numerosi elettori, in cambio del voto in favore delle liste che sostenevano proprio Lanzilotti. Andrea Saponaro, in particolare, si sarebbe accordato "per accompagnare presso i rispettivi seggi elettorali – si legge nelle conclusioni del gip – i soggetti via via contattati, promettendo di pagare una semplice colazione, talora promettendo denaro a fronte della esibizione della foto della scheda elettorale (come nel caso di una persona a cui promette 50 euro, pretendendo prima la foto della scheda), talora addirittura una agevolazione per un concorso al Comune". Ma in alcuni casi, purtroppo, la raccolta di voti avveniva attraverso le minacce e le intimidazioni nei confronti di soggetti più deboli.

Il Comune di Carovigno è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel marzo 2021. Il prefetto di Brindisi precisa nella relazione che esiste una contropartita per quel supporto, ovvero un nuovo e più favorevole orientamento dell'Amministrazione comunale verso gli interessi delle imprese controllate dalla criminalità organizzata. Obiettivo: mettere le mani su tutto ciò che gira intorno alla riserva naturale di Torre Guaceto. Traduzione: le consorterie criminali vogliono mettere le mani sulle aree di parcheggio e sulla gestione dei servizi di trasporto turisti che visitano il sito naturalistico o che affollano le vicine località balneare nel periodo estivo. Un business non indifferente.

La Regione Puglia e il Comune di Carovigno si sono costituiti parti civili nel processo. L'ex sindaco Carmine Brandi era presente in udienza con il difensore di fiducia, Francesco Monopoli, ma non si è costituito parte civile per motivi che ha chiarito tramite una nota. Brandi è un altro ex sindaco di Carovigno. Le indagini hanno fatto emergere un sistema di pressioni e intimidazioni volto a condizionare l'attività politico-amministrativa, inducendo lo stesso Brandi a rassegnare le dimissioni da primo cittadino un mese dopo un attentato. Il collegio difensivo: Gianvito Lillo, Cosimo Lodeserto, Vincenzo Lanzilotti, Cosimo De Leonardis, Giuseppe De Leonardis, Giovanni Francioso, Gaetano Sansone, Giuseppe Lanzalone, Giovanni Brigante.

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