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Covid e riaperture: "In Puglia piccolo spiraglio favorevole ma il gioco è condotto dal virus"

La situazione rimane tuttora seria e tale da non alimentare soverchie speranze per l’immediato futuro

A momenti saranno assegnati i “colori” e quanto deciso dal nuovo decreto-legge entrerà in vigore dal 26 aprile, regolando le nostre esistenze. Tra le pressioni le più diverse, il governo ha confermato il piano strategico già preannunciato e procederà nel mitigare le attuali restrizioni, a seconda della situazione sanitaria. Così, mentre l’esecutivo ha varato le misure per la graduale ripresa delle attività sociali ed economiche, la domanda che si pongono i più è se i dati scientifici di cui si è in possesso siano tali da consentire le riaperture previste.

In una valutazione squisitamente statistica — e che perciò non coinvolge le giuste istanze di tipo sociale ed economico — sarei propenso piuttosto a chiedermi se siamo in grado di controllare gli eventuali contraccolpi che l’allentamento delle limitazioni provocherà come naturale conseguenza.

Ebbene, ora come ora, dovrei rispondermi di no: non abbiamo nessuno strumento per controllare l’epidemia. L’unico, il tracciamento dei contatti, è una freccia del tutto spuntata, poiché presupporrebbe numeri ben più contenuti di quelli attuali. Il contact tracing è infatti il solo mezzo con cui potremmo prendere l’iniziativa e gestire la questione in maniera attiva. Adesso, purtroppo, vaccini a parte, non possiamo che porci sulla difensiva, avendo come mura di protezione il modello con cui sono monitorati i colori che fanno da argine alla diffusione dell’epidemia da Covid-19. In altre parole, il gioco è condotto dal virus, e noi possiamo solo reagire di rimessa. Il che, agli effetti pratici, si risolve nella tattica che, quando il virus prende campo facendo aumentare malati e vittime, noi ci chiudiamo andando verso il rosso; se viceversa rallenta la stretta facendo diminuire ricoverati e decessi, noi riapriamo ritornando al giallo. Con un effetto yo-yo di per sé deprimente e distruttivo. Senza contare che, tra l’azione del virus e la nostra reazione, intercorre sempre un certo tempo, e più questo si dilata e maggiori sono i costi pagati in termini di pressione sulle strutture sanitarie e di persone che siamo costretti a salutare per l’ultima volta.

Avessimo una capacità di reazione immediata, i costi sarebbero minimi. Il problema è che, a mio giudizio, il modello di monitoraggio adottato non è un sistema di allerta molto precoce. Basterebbe considerare l’ormai arcinoto indice Rt, il quale pone più ombre che luci, soprattutto per il troppo credito assegnatogli nelle decisioni. Non vi annoio con le possibili considerazioni tecniche (esplicitate in un mio precedente intervento https://www.brindisireport.it/blog/opinioni/contagi-rt-puglia-evidente-crescita-brindisi.html) che inducono a non fidarsi del tutto di un indicatore – neppure tale, trattandosi d’una stima – calcolato con un metodo che porta a valori che non rispecchiano la situazione vigente ma un passato vecchio di quasi due settimane. Non darei pertanto, come invece avviene,  tanto peso ad Rt e neppure ad altri indicatori, in parte “manovrabili” e che, in quanto tali, potrebbero darci una visione falsata della reale portata dell’infezione. Tipico esempio l’incidenza dei contagi, calcolata in una prefissata settimana per 100.000 abitanti.

La soglia critica fissata è pari a 250, nel senso che la regione che la supera ha buone possibilità di finire — o di restare — in “rosso”. Ebbene questo valore viene calcolato di per sé, senza tener conto delle diagnosi fatte, per cui, basta diminuire i tamponi diagnostici eseguiti, per far abbassare anche l’incidenza e, di conseguenza, ottenere un valore più favorevole.

In definitiva basare le decisioni contando sul modello in uso potrebbe rivelarsi un vero e proprio azzardo statistico. Per questo, più che di un rischio ragionato, parlerei di un costo calcolato, per il semplice motivo che ogni mitigazione delle attuali restrizioni, senza avere la possibilità di controllare l’epidemia, potrebbe non solo causare un eventuale danno ma originare un probabile prezzo da pagare, sia come ulteriore pressione sulle strutture sanitarie sia in perdita di vite umane.

La questione dell’incidenza mi dà modo di passare ad altro argomento, vale a dire alla situazione della nostra regione che appare nell’ultima settimana migliorata. Miglioramenti che si colgono anche relativamente all’indicatore di cui parliamo che, a parità di tamponi, s’è ridotto dai 263 contagi per 100.000 abitanti della scorsa settimana ai 230 dell’attuale. Relativamente ai tamponi, occorre rilevare che nella nostra regione se ne fa un uso forse un po’ troppo limitato. Almeno questo emergerebbe da un confronto con tutte le altre regioni. Nell’ultimo mese, passato prevalentemente in rosso, solo due regioni, Basilicata e Calabria, hanno un’incidenza d’uso di tamponi inferiore a quella (8,81) della Puglia. Regioni queste ultime che, però, hanno valori d’incidenza dei contagi decisamente inferiori, mentre la nostra presenta il valore più elevato, fatta eccezione della sola Valle d’Aosta (tabella n. 1).

report 22 aprile _ tabella 1-2

Forse per questo la Puglia presenta uno dei tassi di positività diagnostica tra i più alti in Italia e di un’entità (37 per cento) più che doppia rispetto alla media nazionale (grafico n. 1). Pur avendo subito nell’ultima settimana una diminuzione consistente di 6 punti percentuali, il tasso di positività diagnostica rappresenta  una delle principali probabili cause della persistenza del contagio e della pressione sulle strutture sanitarie. 

22 aprile grafico 1-2

Quest’ultima settimana buone notizie anche dal calcolo della percentuale di posti letto di terapia intensiva occupata da pazienti Covid-19. Tale entità è infatti passata dal 49 per cento dei giorni scorsi all’attuale 44 per cento. È tuttora un valore estremamente alto — di 10 punti percentuali superiore alla media nazionale, e di 14 alla soglia critica — ma è uno dei segnali più evidenti che qualcosa si sta modificando in meglio. Altro buon indizio la decrescita della curva dei decessi (grafico n. 2). Resta invece ancorata al 50 per cento la percentuale di posti letto di area non critica occupati da pazienti Covid-19.

22 aprile grafico 2-2

Per concludere, s’intravede finalmente qualche spiraglio favorevole, sebbene la situazione rimanga tuttora seria e tale da non alimentare soverchie speranze per l’immediato futuro. In altre parole, ritengo che le restrizioni rimarranno tali anche nei prossimi giorni.

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