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Domenica, 28 Novembre 2021
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La disavventura di un ostunese a Roma: arrestato per una dimenticanza del giudice

Nella sentenza di condanna c'è scritto "pena sospesa", ma nelle motivazioni la dicitura scompare. E il legale dell'uomo non si è presentato ad alcuna udienza. Ai domiciliari per sette mesi a causa del caricatore di un'arma

OSTUNI - E' possibile passare sette mesi ai domiciliari per una dimenticanza? Se lo chiede l'ex guardia giurata, ora in pensione, Teodoro Locorotondo. Il 69enne nato e residente a Ostuni è al centro di una disavventura giudiziaria, che comincia a Roma. Viene condannato per una sua dimenticanza: si trova in piazza San Pietro con il caricatore della sua arma, legalmente detenuta, nel marsupio, con permesso scaduto. Nella sentenza di condanna il giudice romano scrive che la pena è sospesa. Ma incombe un'altra dimenticanza: quella della toga, che nelle motivazioni della sentenza omette le due parole "pena sospesa". Così Locorotondo passa sette mesi ai domiciliari. Non solo: lo scopre proprio quando gli notificano l'atto, il suo avvocato d'ufficio non ha seguito alcuna udienza e non lo ha informato. E Locorotondo (nella foto sotto), stupito e avvilito, si rivolge ai suoi legali di fiducia, gli avvocati penalisti Angelo Brescia, del foro di Brindisi, e Valeria Volpicella, del foro di Bari.

Teodoro Locorotondo-2

Vacanze romane

Il 20 maggio 2015 è un mercoledì. Piazza San Pietro è piena di turisti e fedeli. Quel giorno c'è l'udienza settimanale del papa. Locorotondo è a Roma. Lui, come detto, ha lavorato come guardia giurata. Si avvicina ai varchi "rapiscan" presenti nella piazza. E si accorge di avere nel marsupio un caricatore da 15 colpi della sua pistola Glock, rifornito con sei proiettili. L'arma è rimasta a Ostuni, custodita nella propria abitazione. Per sicurezza è lui ad avvisare gli agenti del commissariato Borgo, presenti nella piazza. E' l'inizio di quello che si rivelerà un calvario. Spiegano gli avvocati Brescia (foto sotto) e Volpicella che il loro assistito è tranquillo. I poliziotti, anche. Si tratta di una dimenticanza, ma Locorotondo deve andare in commissariato. L'ostunese, visto che si tratta di un fatto lieve, non nomina i legali di fiducia, ma un avvocato d'ufficio, del foro di Roma. Locorotondo per anni non penserà a questo episodio. Fino al 29 luglio 2019.

avvocato Angelo Brescia-4

Condanna con pena sospesa

Dopo quattro anni dai fatti gli uomini del commissariato di pubblica sicurezza di Ostuni bussano alla porta di Locorotondo. La guardia giurata in pensione scopre così che è stato condannato a dieci mesi e venti giorni di reclusione, più un'ammenda. Ma come? Lui che è incensurato, per un fatto lieve deve scontare i domiciliari? Locorotondo si rivolge agli avvocati penalisti Brescia e Volpicella (nella foto sotto), che iniziano a indagare su cosa sia accaduto. Scoprono che di fatto l'ostunese è stato giudicato e condannato in contumacia, perché il legale d'ufficio del foro di Roma, non solo non si è presentato alle udienze - come emerge dagli atti - ma non ha avvisato il suo assistito circa la situazione. E' una sorpresa amara. 

avvocato Valeria Volpicella-2

La dimenticanza del giudice

Di dimenticanza in dimenticanza, i legali Brescia e Volpicella scoprono un altro dettaglio. Nel dispositivo della sentenza di condanna del giudice Barbara Bennato del Tribunale di Roma, accanto alla pena compare la dicitura, scritta a penna, "pena sospesa". Vuol dire che Locorotondo non dovrebbe essere arrestato. La sentenza risale all'8 marzo 2019. Passano pochi giorni, e vengono pubblicate le motivazioni: qui la dicitura "pena sospesa" scompare. Ecco perché Locorotondo si ritrova a dover scontare la sua pena a casa. Di dimenticanza in dimenticanza, la situazione assume i contorni attuali. Per fortuna gli avvocati penalisti Brescia e Volpicella non si perdono d'animo e inoltrano all'ufficio esecuzione penale del Tribunale di Roma una istanza di scarcerazione, per ingiusta detenzione, che viene accolta. Fine del calvario per Locorotondo il quale, attraverso i suoi due legali, intende dare battaglia nei confronti dell'avvocato d'ufficio e nei confronti dello Stato.

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