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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Ferimenti e sparatorie: fermati i due capi rivali, anche un duello

Svolta nelle indagini sulle quattro gambizzazioni e sugli attentati avvenuti negli ultimi due mesi a Brindisi: i fermati sono Antonio Borromeo, 24 anni, e Antonio Lagatta, 22. Caccia al terzo che si è sottratto alla cattura

Articolo aggiornato alle 16,58

BRINDISI - Svolta nelle indagini sulle quattro gambizzazioni, sulle rapine e sugli attentati avvenuti negli ultimi due mesi a Brindisi. I carabinieri hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto emesso dalla  Procura della Repubblica a carico di due dei presunti componenti dei gruppi di fuoco che si stanno fronteggiando in città dal mese di settembre. Un terzo brindisino si è sottratto a fermo. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Brindisi al comando del capitano Luca Morrone e del tenente Marco Colì, comandante del Norm. Alcuni dettagli sull'attività svolta dai militari sono stati riferiti dal comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Giuseppe De Magistris, nel corso di  una conferenza stampa alla quale ha preso parte il comandante del Reparto operativo, il tenente colonnello Cristiano Tomassini. 

I nomi dei fermati

BORROMEO Antonio, classe 993-2I fermati sono  Antonio Borromeo (foto accanto), 24 anni, cugino di Stefano Borromeo, ferito la sera del primo ottobre scorso nel rione Sant'Angelo, e Antonio Lagatta, 22 anni (foto in basso). Sono entrambi residenti in città e ritenuti esponenti di due gruppi contrapposti. I decreti di fermo sono stati firmati dal sostituto procuratore Simona Rizzo. I due fermati sono difesi dagli avvocati Laura Beltrami e Cinzia Cavallo del foro di Brindisi. Nelle prossime ore è prevista l'udienza di convalida del fermo davanti al gip del Tribunale di Brindisi. Le contestazioni si feriscono ai ferimenti a colpi di pistola e ad alcune rapine messe e segno a Brindisi. Secondo i carabinieri i due brindisini avrebbero avuto un ruolo di primo piano nelle azioni di fuoco. Non è escluso, quindi, che a breve ci siano ulteriori sviluppi delle indagini. 

"Uno sgarro e delle tresche le possibile cause"

Le gambizzazioni

I due sono stati fermati nella serata di ieri, a conclusione dei controlli e delle perquisizioni che l'Arma di Brindisi, con l'impiego di decine di uomini, ha effettuato dal pomeriggio fino a tarda ora in tutta la città, dopo l'assalto armato ai danni di un portavalori della Cosmopol nel centro commerciale Brin Park. Come detto, sono quattro le persone ferite da colpi di arma da fuoco in poco più di un mese nell'ambito di una guerra di malavita: Stefano Borromeo (1 ottobre, fra via Oberdan e via Sant’Angelo), Christian Ferri (4 ottobre, sulla strada che collega la rotatoria della strada statale 7 per Taranto a Sant’Elia), Damiano Truppi (2 novembre), Loriano Marrazza (3 novembre, sulla porta di ingresso del suo appartamento in via Don Guanella).

LA GATTA Antonio, classe 1995-2Rientrano nella guerra fra fazioni malavitose anche le raffiche di Kalashnikov e pistola semiautomatica esplose contro un paio di palazzi situati in via Raffaello la notte fra il 12 e il 13 settembre e il doppio attentato avvenuto in piazza Spadini (alle 10 del mattino due auto date alle fiamme, 10 minuti dopo la mezzanotte del 4 novembre pioggia di colpi contro un box auto) ai danni di una famiglia che gestisce una pizzeria. 

Le accuse e gli episodi della guerra

 Le indagini sono partite all'indomani degli spari contro la palazzina di piazza Raffaello. Più nel dettaglio, ecco le ricostruzioni fatte dagli investigatori dell'Arma.  Come già detto Antonio Borromeo e Antonio Lagatta sono considerati responsabili di detenzione di armi da guerra, lesione personale e rapina. I due sono gravemente indiziati di aver partecipato, a vario titolo, alle azioni criminali nei mesi di settembre, ottobre e novembre, nel corso dei quali è stato fatto uso di armi.

Il provvedimento di fermo si basa sui seguenti indizi di colpevolezza. Nei confronti di Antonio Borromeo per la detenzione di armi da guerra con munizionamento per Kalashnikov e 9x19 Parabellum, armi con le quali lungo la via Raffaello Sanzio di Brindisi, in concorso con complici in corso di identificazione, ha esploso numerosi colpi di arma da fuoco all'indirizzo dell'abitazione di Christian Ferrari il 13 settembre 2017; in concorso con persone allo stato non identificate, per aver costretto sotto la minaccia delle armi Christian Ferri a salire a bordo del veicolo col quale lo hanno condotto in una piazzola di sosta lungo la statale Brindisi – Lecce esplodendogli contro, dopo averlo fatto scendere, numerosi colpi che lo hanno attinto a una gamba il  4 ottobre 2017);  la notte dell’1 novembre, per aver speronato più volte con la propria autovettura quella a bordo della quale viaggiavano persone ritenute amiche di Antonio Lagatta.

Da sinistra, Cristiano Tomassini, Giuseppe De Magistris, Luca Morrone e Marco Colì-3

Antonio Lagatta è considerato responsabile di detenzione illegale, in concorso con altri, di un'arma comune da sparo con munizioni cal. 7,65, con la quale ha esploso due colpi nella pubblica via al fine di provarne la funzionalità il 10 ottobre e ha esploso un colpo, a scopo intimidatorio, nei pressi dell'abitazione di Antimo Libardo l’1 novembre; perché, in concorso con altri soggetti in corso di identificazione tutte travisate da passamontagna, tentava la rapina di una Mini Cooper il 28 ottobre esplodendo un colpo in aria alla reazione del proprietario; e per aver, infine, illegalmente detenuto un'arma da guerra e, in particolare, un fucile Kalashnikov l'1 novembre.

Il duello in strada

Per entrambi gli indagati collocati ai due vertici opposti dei gruppi in conflitto, vi è l’episodio in cui Lagatta in concorso con altri, da un lato, utilizzando un'arma cal. 7,65 ed un revolver, e Borromeo dall'altro, utilizzando un'arma con munizioni cal. 9x19 Parabellum, si sono affriontati in strada il 13 ottobre  sparando l'uno contro l'altro. Un vero e proprio duello. "Le indagini hanno permesso di stabilire una connessione tra i vari eventi e di appurare che è in atto un violento contrasto tra esponenti di spicco della criminalità locale, anche con l'utilizzo di armi da fuoco comuni e da guerra. Gli episodi criminosi, verificatisi in rapida successione, non lasciano dubbi sull'attuale pericolosità degli autori pronti a fronteggiarsi con l'uso di armi ed in qualsiasi circostanza di tempo e di luogo", sottolineano i carabinieri.

"L'emissione del provvedimento di fermo è scaturito dalla particolare gravità dei reati contestati e delle modalità socialmente allarmanti dei fatti (tutti accaduti nella pubblica via) - dicono ancora gli investigatori -, elementi dai quali emerge un'indole criminale particolarmente violenta ed una totale incuranza dei prevenuti in ordine alla possibilità di colpire passanti totalmente estranei ai fatti; da considerare, anche, la rapida successione degli eventi, che negli ultimi giorni si sono susseguiti con cadenza giornaliera, raggiungendo una violenza sempre più elevata".

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