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Conferenze stampa della Procura e presunzione d'innocenza: cosa cambia

Intervista al sottosegretario alla Giustizia Anna Macina: "Questa norma regolamenta l'impatto mediatico, a tutela degli indagati. E sulle intercettazioni e i Trojan non cambia nulla"

Ogni volta che si discettta di "giustizia", gli animi si scaldano nella politica italiana. In questi giorni si parla di conferenze stampa delle procure, intercettazioni (o meglio: tabulati, come si vedrà in seguito), Trojan, presunzione d'innocenza. BrindisiReport ha posto qualche domanda al sottosegretario alla Giustizia Anna Macina. Lei, originaria di Erchie, tra una riunione in via Arenula (sede romana del Ministero) e una visita nelle carceri, ha fatto il punto sul tema "giustizia", presente e futuro.

Con le nuove norme cosa cambia nel rapporto tra le procure, i media, dunque i cittadini?

"In realtà la norma è frutto del recepimento della direttiva europea riguardo la presunzione di innocenza. Abbiamo dato seguito a un impegno assunto. Il decreto che andava a disciplinare questo aspetto aveva un focus sulle conferenze stampa. Sostanzialmente, c'è un passaggio sul soggetto sottoposto a indagini che, proprio in virtù della presunzione d'innocenza, non può essere qualificato come colpevole, se non dopo una sentenza penale di condanna passata in giudicato. La figura dell'indagato non può essere equiparata a quella del colpevole. Un secondo aspetto riguarda la disciplina delle conferenze stampa ad opera delle procure. Sia che si tratti del procuratore capo, sia del pm titolare dell'inchiesta, sia delle forze dell'ordine, continuano a essere consentite. E ci mancherebbe altro. Ma adesso devono essere giustificate da un'esigenza di rilevanza pubblica".

Non sarebbe meglio lasciare ai giornalisti - e non ai procuratori - il compito di stabile cosa sia rilevante per l'opinione pubblica e cosa no?

"Ma infatti non ho detto che a stabile se una indagine è di rilevanza pubblica devono essere i procuratori. Dobbiamo invertire la questione. I procuratori possono rilasciare dichiarazioni a mezzo comunicati stampa, ma possono sceglierlo loro. I giornalisti saranno sempre liberi di pubblicare le notizie che che ritengono opportune, anche riguardo le indagini. Il nuovo disegno riguarda le conferenze stampa che vengono indette dalle procure. Non si è intervenuti sulle notizie e sui giornalisti, assolutamente. La nuova norma va a perimetrare i rapporti della procura con le conferenze stampa". 

Riassumendo: questa norma serve a limitare la mediaticità che alcune volte si è palesata. E' giusto?

"Più che limitare, questa norma regolamenta. E, in qualche maniera, responsabilizza".

E per quanto riguarda l'uso di intercettazioni e di Trojan, cosa cambia?

"Nulla. Il decreto che è stato votato pochi giorni fa dalla Camera aveva ad oggetto l'uso dei tabulati, l'acquisizione dei tabulati. Ovvero, dati che erano stati raccolti in epoca precedente e conservati. Le procure possono disporre comunque la loro acquisizione. Le intercettazioni con il Trojan non sono state toccate. Aggiungo: è stata una scelta opportuna. Perché la disciplina dell'acquisizione dei tabulati è contenuta nel codice della privacy, non in quello di procedura penale".

 A proposito di Trojan e intercettazioni: sono strumenti utili nella lotta contro i reati dei colletti bianchi. E' in cantiere qualche altra norma sull'argomento?

"Al momento noi siamo impegnati nel portare a casa delle riforme che sono precondizioni del Pnrr. E, sostanzialmente, abbiamo queste priorità. Noi dobbiamo mettere in sicurezza i fondi del Recovery. Abbiamo già approvato la riforma del processo penale, poi ci saranno i decreti attuativi. Quindi dovremo affrontare il processo civile, poi quello fiscale, eccetera. C'è la questione dell'ostacolo ostativo, occorre metterci mano. Comunque, nel Governo Conte I, abbiamo approvato la "spazza-corrotti". Tornando all'attualità, c'è molto da fare ancora".

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