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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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L'alloggio non era idoneo per una disabile: il Comune deve sostituirlo

Decisione del giudice civile di Brindisi dopo un giudizio cominciato nel 2009. Troppe barriere architettoniche nell'appartamento, assegnato nel 2006

BRINDISI – Il giudice civile del tribunale di Brindisi, Silvia Nastasia (nella foto sotto), con sentenza 2006/2017 del 22 dicembre 2017 ha stabilito che il Comune di Brindisi non ha consegnato ad una cittadina disabile un appartamento di edilizia residenziale pubblica conforme alla norma sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Lo stesso Comune potrà provvedere alla sostituzione dell’alloggio in questione con uno adatto ad ospitare un soggetto disabile, assegnandolo alla cittadina invalida al 100% con severe patologie e difficoltà deambulatorie, o in alternativa dovrà corrisponderle un risarcimento per equivalente in misura di 500 euro mensili.

Lo fa sapere l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic). L’appartamento oggetto del giudizio si trova al quartiere Sant’Elia, è stato realizzato in periodo recente, e nel 2006 era stato consegnato alla cittadina costretta a vivere su una sedia a rotelle. Sin dal primo momento la persona assegnataria dell’alloggio evidenziava le carenze ed i difetti di conformità dell’appartamento, consistenti nella presenza all’esterno di uno scivolo a pendenza non secondo norma (8%) ma del 9% stretto e con una curva, comandi degli interruttori ad altezza difficilmente utilizzabili da un disabile in carrozzina.

Il pm Silvia NastasiaInoltre, era stata rilevata l’ impossibilità di transito agevole da un ambiente all’altro per le ridotte dimensioni in larghezza del corridoio e per la presenza di un pilastro antistante l’area di accesso a casa (la porta d’ingresso è posizionata di fronte). Il predetto pilastro limita anche l’accesso agevole della carrozzina in cucina (possibile dopo circa cinque manovre di accostamento) ed altrettanto difficoltoso risulta l’accesso nel bagno formalmente, invece, presentato come a norma per l’utilizzo da parte di un disabile.

Invece il locale dei servizi igienici non è dotato di pavimentazione idonea antiscivolo né le traverse di sostegno in prossimità dei sanitari risultavano correttamente fissate ed installate: sin dai primi giorni di utilizzo hanno cominciato inesorabilmente a cedere ma la cosa più singolare è che una volta azionate creavano un fastidioso sbarramento che a seconda della posizione in cui si trova l’utilizzatore finivano per imprigionare il malcapitato.

Mal posizionato il vano doccia al pari del lavabo che non è installato alla corretta altezza. Anche le soglie di accesso ai balconi rappresentano insidie per chi è in carrozzina: sono alte infatti ben 7 centimetri, e in una circostanza, nel tentativo di transitarvi in carrozzina, la stessa si è ribaltata e l’utilizzatrice non è più riuscita a rientrare nell’appartamento.

Non ultimo l’appartamento è dotato di stanza da letto di ridotte dimensioni, che non consente alla carrozzina di accostarsi al letto costringendo l’assegnataria –priva di rete parentale- a compiere acrobazie (ha denunciato l’Anmic)per entrare ed uscire dal letto, e talvolta addirittura a dormire sulla carrozzina quando era stremata.

Pertanto la stessa Anmic, sezione provinciale di Brindisi, attraverso il presidente Mario Pentassuglia, accoglie con soddisfazione la decisione del magistrato competente, e del ruolo svolto dal legale messo a disposizione della cittadina ricorrente dall’associazione, l’avvocato Alessandro Formosi, che ha seguito il caso sin dal 2009, data di avvio del giudizio civile.

“Quello che purtroppo non è oggi concepibile – dice Pentassuglia - è che proprio il Comune di Brindisi abbia costretto un soggetto diversamente abile ad occupare un appartamento di edilizia residenziale non conforme ad ospitare la cittadina con ridotta capacità di deambulazione”.

“Purtroppo è noto alla associazione che altri disabili riscontrino nel quotidiano a Brindisi il medesimo problema in considerazione del comportamento affatto civile di alcuni automobilisti che occupano stalli di sosta per disabili o parcheggiano –ostruendole- in corrispondenza delle rampe di accesso ai marciapiedi per soggetti con ridotta capacità deambulatoria, ma altresì – conclude Pentassuglia -  sono in tanti i cittadini assegnatari di  immobili residenziali pubblici prigionieri nelle abitazioni non dotate di rampe, ascensori o peggio ancora non conformi nemmeno all’interno alle normative in ordine all’abbattimento delle barriere architettoniche”.

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