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Sir, nuovo presidio dei lavoratori: "Noi l'anello debole della decarbonizzazione"

Non si sblocca la vertenza riguardante gli esuberi dell'impresa portuale. Sindacati e lavoratori chiedono un incontro al prefetto

BRINDISI – La vertenza Sir è ancora in alto mare. I dipendenti dell’azienda portuale si sono ritrovati stamani (lunedì 19 aprile) all’esterno del varco doganale di Costa Morena est per dar vita a un nuovo presidio pacifico: il secondo dopo quello organizzato lo scorso 6 aprile. Da allora i nodi, nonostante una serie di incontri fra azienda e sindacati, con la mediazione della prefettura, sono rimasti insoluti. La ditta, come noto, si è nuovamente aggiudicata il servizio di sbarco e trasporto del carbone presso il molo Enel, ma non potrà garantire i medesimi livelli occupazionali dell’appalto precedente. La decarbonizzazione, con la dismissione della centrale Federico II ormai alle porte, comporterà infatti una riduzione dei carichi di lavoro. Per questo 38 degli 83 dipendenti della Sir impiegati nel cantiere portuale saranno destinati ad altri servizi, con decurtazione dei rispettivi stipendi pari a circa 800 euro mensili. 

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Le forme di parziale ristoro economico proposte dall’azienda sono state respinte dai sindacati. I lavoratori, sempre più preoccupati, stamattina si sono riuniti per chiedere un incontro al prefetto, manifestando l’intenzione di spostare il sit in presso piazza Santa Teresa. In presenza anche dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali, la dirigente della Digos di Brindisi, Rosalba Cotardo, si è confrontata con i manifestanti, con i quali, fra l'altro, solidarizza anche la segreteria cittadina del Pd di Brindisi, rappresentata dalla consigliera comunale Valentina Fanigliulo. 

Lavoratori Sir 2-2

L’intenzione è quella di mantenere il picchetto fino a quando non si sbloccherà la fase di stallo.  “Tutto quello che viene programmato dai grandi enti – dichiara a BrindisiReport il rappresentante della Uil Trasporti, Gianfranco Schirizzi - si ritorce sulle spalle degli operai. Dopo tanti incontri con il coinvolgimento di prefettura, Confindustria e Autorità di sistema portuale non si è trovata una soluzione riguardo all’indotto del porto di Brindisi e della centrale di Cerano. Noi non siamo disposti a togliere il presidio pacifico fino a quando non avremo risposte dalla prefettura”. Il sindacalista chiama in causa anche l’amministrazione comunale di Brindisi, che “ha abbandonato tutte le categorie, a partire da quelle portuali”. “Non abbiamo una istituzione – denuncia il rappresentante della Uil -che può rappresentare come dovrebbe tutte le problematiche che abbiamo sul territorio”.

Un dipendente rimarca come gli operai dell’indotto si stiano rivelando l’anello debole del processo di decarbonizzazione. “Lavoriamo nel porto – dichiara a BrindisiReport - da circa 20 anni. Abbiamo avuto altre aziende. Con questa nuova gara i posti di lavoro saranno tagliati del 50 per cento. Finora abbiamo avuto un contratto da lavoratori portuali. Adesso ci troviamo a dover accettare altri tipi di contratto, nonostante l’azienda si sia prodigata a mantenere lo stesso standard economico”. Il lavoratore parla anche di una “burocrazia lenta e cieca che non guarda a un palmo dal naso”, riguardo alle lungaggini che stanno rallentando gli iter autorizzativi di opere portuali che potrebbero aprire importanti sbocchi occupazionali.

Lavoratori Sir-3

A tal proposito il segretario provinciale del sindacato Cobas, Roberto Aprile, chiede la convocazione di un tavolo di concertazione ministeriale. “Abbiamo bisogno – dichiara – che si apra una vertenza a carattere nazionale. I ministeri dello Sviluppo economico e  per la Transizione energetica prendano in mano il destino di Brindisi, per dare la possibilità di ammortizzatori sociali e corsi di formazione. Serve un’alternativa alla perdita dei posti di lavoro. Brindisi ha dato tanto ed ora che venga costruito qualcosa”. La vertenza Sir, del resto, sostiene Aprile, è solo “la punta di un icebearg che va fatto emergere completamente. Le solite vertenze sindacali brindisine prevedono nei fatti e nella storia la sconfitta prima di uno poi dell’altro. Adesso va realizzato un movimento di carattere generale di tutti i settori produttivi, per costruire un’alternativa all’attuale sistema”. 

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