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Un'immagine della tavola rotonda organizzata da Confindustria Brindisi

Un'immagine della tavola rotonda organizzata da Confindustria Brindisi

“Parco industriale per vincere la scommessa con il nostro futuro”

La tavola rotonda organizzata dal presidente di Confindustria, Giuseppe Marinò, occasione di confronto sull’industria 4.0 con i manager Enel, Versalis, Sanofi, Avio Aero e con il presidente di Brembo. Massima condivisione dai vertici nazionali dell’associazione

BRINDISI – “Per fare una rivoluzione serve una strategia: Confindustria Brindisi si è fatta promotrice del progetto Parco industriale Brindisi con lo scopo di giungere a un modello di collaborazione tra le aziende fondato sulla condivisione e sullo scambio di energia, servizi, materie prime, altre utilities e facilities, e connesse attività di ricerca”.

Pinuccio Marinò-3

Non ha nascosto l’orgoglio e al tempo stesso l’emozione Giuseppe Marinò, numero uno degli industriali del Brindisino, nell’accogliere il ministro per la Coesione e per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, e i manager delle società presenti sul territorio, dall’Enel, a Versalis, passando per Aventis ed Avio Aero, sino ad arrivare al presidente di Brembo (quello che produce freni per Ferrari, Lamborghini e Porche). Sono stati tutti presenti alla tavola rotonda nel Nuovo teatro Verdi per fare il punto della situazione e valutare le prospettive di Brindisi, in chiave industriale sì, ma con un’ultima declinazione che più di qualcuno intende come 4.0 perché deve coniugare necessariamente le tecnologie all’ambiente.

Le dichiarazioni di Boccia, De Vincenti e l'appello di Marinò

“Chiediamo al Governo di non lasciarci soli, ma di ascoltarci: abbiamo più di qualcosa da proporre e vogliamo attenzione. Anche perché nel patto per la Puglia, al nostro territorio è stata riservata poca attenzione e abbiamo anche bisogno di far sapere che le decisioni strategiche vanno prese con la comunità locale”, ha detto Marinò dopo aver ricordato l’eredità lasciata dai romani. “Hanno costruito la via Appia che, forse, oggi non sapremo neppure capaci di fare”. L’idea del parco ha incassato il pieno avallo dei vertici nazionali di Confindustria. Il presidente Vincenzo Boccia (nella foto in basso), infatti, ha apprezzato l’approccio seguito garantendo il sostegno necessario e le interlocuzioni indispensabili per affrontare il tema industria: “Va intenso in senso lato: il riferimento è ai settori manufatturiero, del turismo, dei servizi, da sviluppare garantendo il rispetto della salute e dell’ambiente. Dobbiamo ripartire da qui, per far diventare l’industria un laboratorio e Brindisi è lo specchio del Mezzogiorno che vuole reagire”.

Vincenzo Boccia-2

La reazione per Marinò c’è e deve passare dal fare sistema, progetto al quale è dedicato un capitolo del libro del professore Federico Pirro dell’università di Bari su Brindisi fra le capitali industriali del Mediterraneo. La strada del futuro è rappresentata dalla “simbiosi industriale” che in Europa è realtà in Danimarca. Lì lo chiamano “Kalundborg Park” Qui, a queste latitudini, il supporto tecnico scientifico per l’elaborazione dello studio di fattibilità è stato demandato al laboratorio Progetto Zero del dipartimento di Ingegneria elettrica del Politecnico barese. L’invito a far parte del Parco industriale, ovviamente, è rivolto alle grandi società così come alle piccole e medie aziende.

Il dilemma Enel Cerano

Tenuto conto delle ultime vicende giudiziarie, il punto interrogativo più evidente si pone nei confronti dell’Enel per il sito di Cerano. Che resta, stando alle dichiarazioni di Carlo Tamburi, direttore dell’Enel Italia. Resta con le prescrizioni imposte dalla magistratura e nello specifico dal gip del Tribunale di Lecce Antonia Martalò, dopo il sequestro ottenuto dai pm della Dda, in seguito alla contestazione di smaltimento illecito dei rifiuti prodotti dalla combustione del carbone.

“In un contesto del genere, il rischio era esporre non solo questo territorio, ma il Paese per il quale questo impianto è vitale, a un black-out”, ha detto dal palco del Verdi. “L’impianto avrà una vita diversa: ieri il gip ha concesso l’uso di vasche per staccare temporaneamente le ceneri. Noi abbiamo sempre detto di aver lavorato nel rispetto delle leggi e con il tempo lo dimostreremo, da subito invece dobbiamo tornare alla normalità con due gruppi su quattro pronti a essere chiamati in esercizio da Terna”. Dopo il 2019, cosà succederà? E’ l’anno della decarbonizzazione. “La centrale farà vita che deve fare. Continuiamo a lavorare per garantire il funzionamento della centrale Federico II  e per mantenere quanto più possibile inalterati i livelli occupazionali. La presenza di Enel nel territorio brindisino prevede anche lo sviluppo di importanti progetti come smart grid, smart meter, mobilità elettrica e banda larga”. Futuro green, quindi.

La centrale Enel di Cerano

Versalis conferma interesse di Eni per la chimica

Per Versalis, l’investimento a Brindisi resta: “Non c’è industria, senza chimica”, ha detto l’amministratore delegato Daniele Ferrari. “La nostra è stata una storia di evoluzione e poi di devoluzione, nel 2011-2012 c’è stato un momento di riflessione che ci ha portato a cambiare pelle, per lasciarci alle spalle perdite per 500 milioni di euro. Adesso Versalis ha un volume di affari pari a quattro miliardi e mezzo di euro e a Brindisi ha conseguito importati award”. I riconoscimenti allo stabilimento hanno premiato la sicurezza e il rispetto dell’ambiente: nessun infortunio negli ultimi tre anni.

Avio Aero punta su Brindisi

La società Avio Aero scommette su Brindisi per scrivere una parte della sua storia, avendo in mente la dimensione europea: “Qui lavoreremo con il raggio laser per fondere la polvere”, ha spiegato l’amministratore delegato Riccardo Procacci. “L’altra linea è quella dello stabilimento di Novara. A Brindisi saranno realizzate nuove componenti per motori turbo chiamati Atp che vedremo già del 2018-2019”. Avio Aero, il cui fatturato è cresciuto del 30 per cento, ha avviato, intanto, collaborazioni con l’università del Salento e ha raggiunto intese con il Politecnico di Bari dove sono presenti anche ricercatori. Anche Sanofi credo nel distretto industriale di Brindisi: “C’è potenziale, ma serve un approccio sistematico e strutturare per lavorare insieme”, ha precisato l’amministratore delegato Alexander Zehender.

Esempio di versione industriale 4.0 è il gruppo Brembo, nome legato alle più importanti case automobiliste perché produce freni di ultima generazione che all’espetto legato alla prestazione uniscono quello dell’estetica. La multinazionale italiana nell’ultimo anno ha assunto 400 unità nei settori della ricerca e dell’innovazione: “Abbiamo selezionato laureati che si sono formati nelle università di Napoli, Catania e Bari”, ha riferito il presidente Alberto Bombassei, prestato alla politica nel periodo del governo di Mario Monti. “E’ necessario proseguire con la defiscalizzazione, soprattutto nella ricerca, ma è indispensabile continuare a investire, tanto vale per la grande società, quanto in proporzione per le piccole e medie aziende”.

Il confronto e le intese ci sono state, oggi. Quale sarà il futuro di Brindisi? Sarà davvero capitale industriale del Mediterraneo? 

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