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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Due maxi-serbatoi made in Brindisi per l'Oman, firmati Scandiuzzi

C’è una parte dell’industria metalmeccanica brindisina che non si arrende alla crisi e accetta la sfida dei mercati globali investendo sui propri stabilimenti, nell’innovazione e acquisendo certificazioni strategiche

BRINDISI – C’è una parte dell’industria metalmeccanica brindisina che non si arrende alla crisi e accetta la sfida dei mercati globali investendo sui propri stabilimenti, nell’innovazione e acquisendo certificazioni strategiche. E’ il caso di Scandiuzzi, che dopo aver ottenuto lo scorso anno l’importante certificazione Asme U-Stamp (Asme è l’acronimo di American Society of Mechanical Engineers), di cui può fregiare la propria produzione nel settore dei grandi contenitori a pressione, ha realizzato per un cliente internazionale due purge bin (silo) destinati ad uno stabilimento petrolchimico in Oman.

I due serbatoi destinati a contenere prodotti plastici misurano 46 metri di lunghezza per un diametro di 8 metri, e per una capacità ciascuno di 1600 metri cubi. Ci è voluto un anno di lavoro, anche per le modifiche progettuali richieste in corso d’opera, ma per i primi giorni della prossima settimana i serbatoi potranno partire in nave per raggiungere la loro destinazione negli Emirati Arabi. L’ingegnere Nicola Parisi, direttore dello stabilimento Scandiuzzi di Brindisi, è giustamente orgoglioso del risultato, che è stato possibile raggiungere facendosi largo in un mercato difficile in cui non si può neppure concorrere senza essere in possesso dell’Asme.

Ed è lo stesso Parisi a spiegare che a favore di Brindisi ha giocato anche la sua collocazione strategica in un’area produttiva avvantaggiata dalla presenza di una logistica dei trasporti favorevole. Scandiuzzi intende proseguire su questa strada e concentra la propria attenzione sulle offerte di commesse estere. Del resto, per costruire i due serbatoi ha dovuto investire anche nell’ampliamento del lay-out dello stabilimento di viale Enrico Fermi, e ciò stimola a proseguire su questa strada, quella della sfida sulla crescita in qualità produttiva che alla fine dovrebbe ripagare il costo iniziale, se così può definirsi, del rischio d’impresa nella competizione internazionale per entrare nelle supply-chain che contano.

Ora in azienda si sta lavorando alla delicata operazione di trasporto sino alla banchina di imbarco, ma non si dovranno percorrere lunghe distanze: il porto è a due passi. Un’altra dimostrazione concreta di quanto sia importante per lo sviluppo del territorio da un lato agevolare le imprese impegnate in queste strategie, dall’altro difendere e affermare sempre più il ruolo del porto di Brindisi.

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