Mercoledì, 22 Settembre 2021
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Bocciatura progetto Edison: mancano i numeri, crisi nella maggioranza

Tre consiglieri di centrosinistra lasciano l'aula: manca il numero legale per proseguire la seduta del consiglio comunale, dopo l'intervento del sindaco

BRINDISI – La maggioranza si sfalda sul progetto Edison. Subito dopo l’intervento del sindaco Riccardo Rossi, manca il numero legale per la prosecuzione della seduta del consiglio comunale convocata (in presenza) per il primo pomeriggio di oggi (lunedì 26 luglio). Il numero minimo richiesto è di 17 consiglieri: nell’aula Caiati ne erano presenti 16. L’intera opposizione ha lasciato i banchi dopo la richiesta di verifica del numero legale formulata da Roberto Cavalera (Forza Italia). Sul versante opposto tre consiglieri hanno lasciato l'aula, costringendo il presidente del consiglio, Giuseppe Cellie, a sospendere la seduta per un quarto d’ora. Ma dopo la sospensione, i lavori non sono più ripresi.

Il video messaggio del sindaco: "Non ci faremo ricattare"

A far vacillare la maggioranza, dunque, è la proposta di delibera tramite la quale il consiglio comunale avrebbe dovuto fare propria una relazione dei dirigenti dei settori Ambiente ed igiene urbana, Urbanistica ed assetto del territorio, Attività produttive e Suap, Lavori e opere pubbliche, trasporti. Si trattava, in sostanza, di esprimere un parere sfavorevole (“sotto i profili urbanistico-paesaggistico, ambientale e di compatibilità con la programmazione/pianificazione dei lavori pubblici adottata da questa amministrazione ed in corso di attuazione") rispetto al progetto che prevede la realizzazione di un deposito costiero di gas Gnl nella zona di Costa Morena Est, in vista della conferenza dei servizi ministeriale in programma per venerdì prossimo (30 luglio).

E' una questione di cui si discute da mesi e sulla quale lo stesso consiglio comunale si era già espresso lo scorso 22 febbraio (anche in quella occasione erano emerse delle crepe fra i banchi della maggioranza), impegnando il sindaco “a favorire, per quanto di propria competenza, la realizzazione del progetto Edison” e “a riferire al consiglio comunale sullo stato di attuazione del procedimento autorizzativo correlato”. Ma oggi il primo cittadino ha espresso in maniera inequivocabile la sua contrarietà alla realizzazione del deposito costiero, in quella zona del porto di Brindisi. Quello dell’ubicazione, insomma, resta il nodo da sciogliere. Rossi esorta Edison a trovare una sistemazione alternativa. “Il tema – afferma il sindaco con tono risoluto - non è il Gnl.  Il tema è che questo impianto lì confligge con le potenzialità del porto. Che lo andassero a fare da un’altra parte. Il tema è quanto costa questo impianto e quanto risparmia Edison a realizzarlo lì a Costa Morena est”.

Rossi ribadisce più volte che i problemi economici non sono problemi dell’amministrazione comunale. Il sindaco, sulla scorta della relazione redatta dalla struttura dirigenziale, contesta vari punti: la difesa dell’opera di infrastrutturazione prevista nell’ambito del progetto del raccordo ferroviario, che prevedrà la possibilità di movimentare merci a pochi metri dal serbatoio deposito; la mancanza di un piano di sicurezza portuale; la mancanza di una valutazione di impatto ambientale; il rischio che l’opera possa interferire con i traffici portuali e le attività portuali presenti e future. Rossi fa inoltre riferimento a una nota del Consorzio Asi, inviata in giornata al Comune, che invita a considerare tutte le interferenze degli impianti previsti nell’ambito del progetto con le infrastrutture di interesse consortile. In particolare si chiede una distanza minima di almeno 30 metri fra l’impianto e i binari, mentre il progetto attuale prevede una distanza minima di almeno tre metri.

A proposito della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera da parte del governo, Rossi mette in rilievo la disparità di trattamento rispetto a Taranto e al Sulcis, che beneficeranno di quei fondi stanziati per il phase out del carbone, mentre per Brindisi, “una città usata per donare sangue”, quei fondi non ci sono. “Ci faremo sentire con il governo – tuona - e la prima occasione sarà la seduta del Consilio superiore dei lavori pubblici”. Rossi ne ha anche per l’Autorità di sistema portuale del Mar adriatico meridionale, “che non ha avuto la responsabilità preventiva di confrontarsi con questa amministrazione”. Il sindaco parla di “un autentico furto consumato in questi ultimi 5 anni alla città di Brindisi”, in riferimento all’istituzione di due Autorità di sistema portuale a trazione tarantina e barese, là dove si prevedeva in origina l’istituzione di un’unica Authority pugliese. “Brindisi deve riconquistare il suo ruolo di Autorità portuale indipendente – afferma il sindaco - esattamente come Taranto e Bari. Su questo sarà chiamato a esprimersi ben presto tutto il consiglio comunale”. Questo intervento, però, provoca nuove spaccature nella maggioranza, già reduce da un travagliato rimpasto di giunta concretizzatosi lo scorso marzo, dopo settimane di diatribe. 

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