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Terminal Le Vele, lottizzazione abusiva: confermato il proscioglimento

Il gup del tribunale di Brindisi ha rigettato la richiesta di revoca della sentenza emessa nel 2016 nei confronti di cinque imputati

BRINDISI – Nessuna lottizzazione abusiva riguardo al progetto per la costruzione del terminal passeggeri “Le Vele”, a Punta delle Terrare, nell’area portuale di Costa Morena Ovest. Il gup del tribunale di Brindisi, Valerio Fracassi, ha confermato la decisione già presa dal gup dello stesso tribunale il 23 febbraio 2016. Con sentenza emessa nella giornata odierna (martedì 30 marzo), il giudice per l’udienza preliminare ha infatti dichiarato inammissibile la richiesta della revoca della sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, pronunciata cinque anni fa nei confronti di cinque imputati, fra cui l’ex presidente dell’Autorità portuale, Giuseppe Giurgola. 

Le accuse

Agli imputati fu contestato di aver realizzato una lottizzazione abusiva nonché opere in assenza dei prescritti titoli abilitativi dal punto di vista urbanistico ed ambientale. In particolare la contrarietà agli strumenti urbanistici, sulla base delle tesi sostenute dall’accusa, sarebbe consistita in un progetto di riqualificazione delle strutture di Costa Morena che avrebbe impresso una diversa destinazione urbanistica all'area in quanto si prevedevano opere per il traffico passeggeri mentre gli strumenti urbanistici prescrivevano una destinazione commerciale/industriale limitata al solo traffico merci. Al presidente dell’Authority fu inoltre contestato il reato di falsa attestazione nella richiesta di autorizzazione paesaggistica che la destinazione dell'area era "ricettivo/turistica" in luogo di quella industriale/commerciale (destinata cioè ad accogliere solo il traffico merci) prevista dal Piano Regolatore Portuale. Le imputazioni coinvolgevano inoltre altri imputati che optarono per il giudizio abbreviato concluso con analogo esito, con sentenza emessa sempre il 23 febbraio 2016. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza, scaturirono da un esposto presentato da un privato. I lavori per la realizzazione della stazione marittima non sono mai partiti. 

Le tesi difensive

La richiesta di revoca della sentenza di non luogo a procedere fu presentata dal pm il 22 maggio 2020, con successiva integrazione depositata il 5 giugno 2020. In contraddittorio, gli avvocati difensori dei quattro imputati (nel frattempo il quinto era deceduto) hanno sostenuto l’inammissibilità della richiesta di revoca sotto vari profili: la mancanza del carattere di novità degli elementi prospettati dal Pm e l'inaccettabilità della sostanziale contestazione della decisione adottata nella sentenza oggetto di revoca; l'insussistenza dei presupposti per il rinvio a giudizio considerata l'intervenuta prescrizione; la cessazione della carica rivestita da alcune delle persone coinvolte.

Le motivazioni del gup

Con il pronunciamento odierno, il gup Fracassi ha dichiarato inammissibile l’istanza del pm, rimarcando come manchi “il carattere di novità delle prove” e non vi siano comunque “i presupposti per il rinvio a giudizio”. “Ma la ragione principale – scrive il gup – è che il pm chiede una inammissibile rivalutazione della decisione precedente, adottata, peraltro, su conformi conclusioni dell'ufficio del Pm che non ha per questo impugnato la sentenza”. “Ciascuno può rimanere, ovviamente – scrive il gup - della propria opinione. Ma chi svolge una funzione di accertamento della verità non può che attenersi alle regole che ne governano la ricerca nel nostro sistema penale. La conformità agli strumenti urbanistici è stabilita dal Giudice Amministrativo. L'esistenza del reato da quello penale. E di fronte ad una decisione non impugnata peraltro confermata, dal punto di vista della questione urbanistica, dall'Autorità deputata alla decisione delle questioni, non resta che prenderne atto. Il nostro sistema processuale prevede, infatti la revisione della sentenza di condanna e non di quella di assoluzione o proscioglimento”. 

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