Psicologia di una quarantena: tre "compagni" scomodi - 1

Paura, rabbia e tristezza possono farsi strada in queste settimane di isolamento in cui affrontiamo una esperienza che ha cambiato le nostra vita

Cari lettori di BrindisiReport, in diverse occasioni ho avuto modo di raggiungere le vostre case tramite i contenuti pubblicati su questa importante testata giornalistica, e per questo non posso che ringraziare il direttore Marcello Orlandini, insieme a tutto il suo encomiabile staff.

In queste giornate difficili voglio ringraziare anche Voi lettori che spesso avete apprezzato e condiviso quanto ho provato a spiegarvi circa temi inerenti la psicologia e la società, locale e globale, sottraendomi fortunatamente all’annoso male degli haters della rete.

Esprimerò questo ringraziamento come meglio posso, condividendo in questo articolo diviso in due parti, gli spunti di riflessione che, spero, possano risultare utili per gestire meglio l’emergenza nella quale ci troviamo. Siamo qui a manovrare i nostri smartphone, vedendo video e cantando canzoni, a vivere la casa nella quale ruota la nostra quotidianità.

Poi c’è chi non si può fermare: chi lavora in prima linea per salvare vite umane, chi fa turni di lavoro disumani, spinto da quell’umanità speciale che sostiene nei momenti di difficoltà. Ancora, c’è chi lavora viaggiando per darci i generi di prima necessità senza i quali tutto cadrebbe nel caos.

Viviamo questa situazione di emergenza, di telegiornali con bollettini medici allarmanti e mezzi della protezione civile che ci intimano di rimanere in casa, come nei peggiori film; al contempo troviamo rifugio nei colori intensi delle nostre app, in canzoni e video che tanto ci confortano. Una delle frasi che più ho sentito dire in questi giorni è “Non ho mai visto una cosa del genere”.

Ed è vero…anche se forse nelle memorie degli anziani, custodi preziosi di racconti di vite troppo spesso ignorate, sono contenute pagine più tragiche: storie di fame, immagini di bombardamenti e case crollate nel secondo conflitto mondiale. Insomma, nulla a che vedere con la prigionia dorata a cui siamo costretti; tuttavia il lento e continuo tragitto letto-divano-balcone, ripetuto e consumato nei giorni, sta mettendo a dura prova le nostre forze psicologiche ed il nostro umore.

Il famigerato Covid-19 sta alterando i nostri meccanismi di regolazione emotiva, creando un disequilibrio nel funzionamento degli individui che tendenzialmente si comportano secondo una quotidianità stabile e razionale, e su quelli più fragili, esasperandone la loro debolezza. Ne consegue la pandemia oltre a disorganizzare la popolazione “normale”, colpisce ancor di più le persone vulnerabili in termini psichici.

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In questa situazione ci attacchiamo a ogni possibile distrazione: chi ha qualche hobby casalingo riesce ad intrattenere meglio il tempo, trova spazi di serenità trascurati e condivide sorrisi un po' forzati ma sinceri. Chi invece parte da condizioni psicologiche più difficili trova in questo isolamento una difficoltà ulteriore al conseguimento del proprio benessere. 

Le conseguenze dell’isolamento possono risultare molto importati e meritevoli d’attenzione: disturbi dell’umore, ansia ed aggressività sono ripercussioni facilmente riscontrabili in questi casi. Gli studi sulle quarantene passate, relative la Sars in Cina e Toronto, o l’Ebola in Liberia, ci dicono che un’azione estrema e storica come la quarantena lascia dei segni in chi la vive.

Fortunatamente, maggiore è il numero di individui in quarantena minore sarà lo stigma verso l’isolato, dal momento che la situazione è condivisa ed avere lo stesso “prato verde” attenua la frustrazione.

Questi elementi però aiutano in casi limitati: la percezione di isolamento, la perdita di abitudini protettive, l’abbattimento di confini ripetuto per molti giorni scatenano effetti a catena spiacevoli, aggravati dalla situazione di allarme dovuta ad un virus ancora imprevedibile, la cui oggettiva gravità potenziale assume rappresentazioni catastrofiche nella psiche dei più deboli.

In queste situazioni, per nulla rare, ci si sente pervasi da sensazioni sgradevoli e la propria casa è il contenitore di questo stati. Risulta necessario quindi aprirsi al di fuori, nei limiti del consentito, facendosi aiutare da chi ci vuol bene e dalle figure professionali di riferimento, sempre attive anche in simili momenti.

Affrontare rabbia, la paura e tristezza  

Semplificando, lo stato di quarantena e la restrizione possono andare oltre la banale noia e possono innescare emozioni forti come paura, rabbia o tristezza. La paura è connessa alle valutazioni future che effettuiamo sulla nostra salute e quella dei nostri cari, ed aumenta quando percepiamo una minaccia che mette a rischio ciò che ci sta a cuore.

In una situazione di forte stress, come quella attuale, è facile amplificare oltre il razionale e cadere in stati di ansia e panico specialmente per ansiosi cronici, ipocondriaci e nosofobici. E’ consigliabile in questi casi non farsi prendere dallo stato di agitazione, percepire il controllo che si ha della situazione e riflettere sull’intera organizzazione dello Stato che ci tutela a tutti i livelli, oltre ad informarsi solo tramite fonti attendibili (che per inciso sono quelle che hanno i titoli meno appariscenti).

La rabbia è indotta da un nervosismo interno, dovuto a sensi di frustrazione causati dalla scontentezza per il proprio stato: rimanere a casa forzatamente, assistere all'indisciplina dei propri figli o non poter scaricare le preoccupazioni lavorative in modo costruttivo inducono la rabbia a crescere.

Se un leggero nervosismo è normale, data la costrizione prolungata, l’intensificazione eccessiva di tale stato emotivo è sintomo di forte disagio ed in questi casi è consigliabile allontanarsi momentaneamente e ritrovare la serenità in spazi meno frequentati e più rilassanti, possibilmente all’aperto. Successivamente è bene trovare la soluzione del problema od accettare seraficamente che i normali comportamenti siano amplificati dalla convivenza forzata.

Infine abbiamo la tristezza, emozione anch’essa comune entro certi limiti, che rischia però di sfociare in depressione, spesso nei soggetti già tendenti ad un umore basso ed abituati a ragionare sempre in termini negativi.

La perdita delle proprie abitudini, un calo della propria autostima e la visione pessimista sugli esiti dell’emergenza oscurano il proprio quotidiano, facendo perdere di vista la temporaneità delle misure restrittive e amplificando la portata negativa delle notizie circa contagiati e vittime, arrivando a fondersi con questa percezione di perdita.

Nei soggetti depressi o con tendenze depressive, che in questi giorni amplificano il loro pessimismo un sostegno in questi casi è fortemente indicato. (Fine prima parte)

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