Martedì, 26 Ottobre 2021
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Sacra Corona nel Brindisino, tanti i colpi inferti dalle forze dell'ordine

La relazione della Dia del secondo semestre 2020: le indagini di magistratura, polizia e carabinieri tengono sotto scacco la mafia locale. Ma le nuove leve sgomitano

BRINDISI – Armi spuntate per la Sacra Corona made in Brindisi e provincia. Armi spuntate, ma sempre armi pericolose. Le indagini di polizia, carabinieri, le inchieste della magistratura condotte nel secondo semestre del 2020 hanno ridimensionato la mafia nel Brindisino. E' quanto emerge dalla relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) al Parlamento, recentemente pubblicata. Attenzione però a dire che la Scu degli anni Venti è sconfitta, come camaleonti si adattano al terreno e sopravvivono. Infatti le indagini non si fermano. Molti boss sono in carcere, occhio alle nuove leve che sgomitano per accaparrarsi fette di mercato illecito. E attenzione anche alla crisi seguita al Covid.

Family affairs-2

Il Covid e le mafie

La parte introduttiva della relazione si apre con un focus sulla pandemia. E' un processo che in Italia va avanti da diversi decenni: le organizzazioni di stampo mafioso abbandonano i sistemi cruenti e si fanno silenti. Senza rumore infiltrano l'economia legale con i soldi sporchi, sporchi di droga e di sangue. Alcune imprese si lasciano abbracciare, obtorto collo, dalle spire delle mafie, complice la crisi. E il Covid è una crisi del sistema economico, anche. Nell'introduzione vengono riportate le parole del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho: “La modernizzazione delle mafie si completa nel reinvestire capitali in soggetti economici deboli; in quei soggetti che non trovano più un accesso al credito bancario per la crisi. Le mafie non hanno bisogno di firmare atti, non hanno bisogno di documenti; al contrario occultano comportamenti illeciti con lo schermo di soggetti solo apparentemente sani, entrano così nel mercato dell'economia legale. Questo è veramente preoccupante. A tutto questo si risponde con le segnalazioni dal territorio, dalle stesse associazioni di categoria, con la segnalazione delle transazioni sospette”. Questo perché le mafie hanno liquidità sempre disponibile, grazie a vari business. Estorsioni e droga in primis.

mappa scu dia secondo semestre 2020-2

Il racket delle estorsioni e la droga

Entrando nel dettaglio dell'analisi relativa al territorio brindisino, va subito rilevato che i core business non cambiano col tempo. Le estorsioni, nonostante la permanenza in cella dei boss, continuano a esistere. Si legge nella relazione Dia che c'è tuttora “una diffusa attività estorsiva in danno degli esercenti attività commerciali e degli imprenditori agricoli per realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri; per assumere il controllo o esigere il rendiconto di qualsiasi attività illecita da chiunque svolta, comportante significativi profitti; per mantenere il controllo del territorio e acquisire disponibilità finanziaria, anche per assicurare il supporto economico agli affiliati detenuti e alle loro famiglie”. Non manca il narcotraffico: sarebbe lungo elencare arresti e inchieste di carabinieri e polizia che fanno luce su questo mercato. Gli analisti notano come soggetti che non paiono affiliati alla Scu, grazie a canali calabresi e internazionali (leggi: Grecia e Albania, soprattutto), gestiscono il traffico e lo spaccio di droga. Nella relazione viene citata l'inchiesta “Family Affairs”, per esempio: i carabinieri hanno svelato come a Francavilla Fontana ci fosse un gruppo a conduzione familiare che gestiva il traffico di stupefacenti. I militari e gli agenti di polizia sono tuttora al lavoro con altre inchieste per disarticolare la Scu brindisina.

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I successi delle forze dell'ordine

Rispetto alle ultime relazioni della Dia, appare invariato lo scacchiere dei vari clan operanti sul territorio. Nel capoluogo, i Morleo continuano a operare nel narcotraffico, mentre i Brandi sono fortemente ridimensionati. Stesso discorso per il clan Romano-Coffa, che ha risentito della collaborazione di un esponente di spicco del calibro di Andrea Romano e delle inchieste dei carabinieri “Fidelis” e “Synedrium”. In provincia vige invece – scrivono gli analisti – una flebile pax mafiosa tra i membri dei “mesagnesi” (Vitale-Pasimeni-Vicientino) e quella dei “tuturanesi” di Buccarella. Quest'ultimo clan annovera tra le sue file personaggi del calibro di Francesco Campana (nella foto sopra) e Giovanni Donatiello, scarcerato nel 2018 e arrestato nuovamente nel 2020, e degli uomini del clan Bruno di Torre Santa Susanna. Tutti i colpi inferti dalle forze dell'ordine – si evidenzia nella relazione – scompaginano gli assetti. Ed è nei vuoti di potere che le nuove leve sgomitano per emergere. Le inchieste di polizia e carabinieri hanno portato il ministero degli Interni ad accendere i riflettori su due realtà: quelle di Carovigno e Ostuni

I casi Ostuni e Carovigno

E' notizia recente la scelta dell'ex sindaco di Carovigno Massimo Lanzillotti e dell'ex presidente del Consiglio comunale Francesco Leoci di optare per il rito abbreviato nel processo scaturito dall'operazione “Reset” dei carabinieri. Altre sette persone sono state rinviate a giudizio. Le accuse sono gravi: l'inchiesta svela l'interesse di soggetti legati a una frangia della Sacra Corona nei confronti della cosa pubblica e dei parcheggi della riserva di Torre Guaceto. A proposito di parcheggi, anche a Ostuni questi attirano le mire della criminalità organizzata. Se il Comune di Carovigno è stato già sciolto per infiltrazioni mafiose, quello di Ostuni rischia la stessa sorte. Scrivono gli analisti che “un'interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Lecce, nel mese di novembre (2020, ndr), ha colpito una società che si occupa della gestione dei parcheggi comunali per l'accesso in spiaggia e il cui amministratore unico è stato coinvolto in vicende giudiziarie culminate con condanne definitive. Di rilievo il suo legame con un personaggio di spicco della criminalità locale, accreditato negli ambienti della Sacra Corona Unita e in grado di relazionarsi anche con elementi della 'ndrangheta soprattutto nel campo degli stupefacenti”. Non solo, BrindisiReport ha documentato come, nonostante l'interdittiva, questi soggetti abbiano continuato a gestire i parcheggi del fiorente litorale ostunese.

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