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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Maxi giro da 200 milioni di droga e soldi: arrestati anche due brindisini

Blitz dei carabinieri del comando provinciale di Milano: 10 arresti. Svelati dei traffici illeciti tra l'Italia, il Marocco e Hong Kong

Anche due brindisini sarebbero coinvolti in un giro internazionale di droga e denaro sgominato dai carabinieri del comando provinciale di Milano, tramite un’indagine che stamattina è sfociata nell’arresto di 10 persone. Gli indagati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del capoluogo lombardo, poiché responsabili, a vario titolo, dei reati di di traffico di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e ricettazione. 

I particolari dell’indagine sono riportati da MilanoToday. In manette sono finiti otto italiani – fra cui i due brindisini, già noti per reati in materia di droga, più altri che si occupavano di logistica e consegne -, un albanese - che era il riferimento del gruppo soprattutto per la marijuana - e un marocchino, formalmente residente a Tavullia ma già in carcere a Pesaro dopo essere rimasto coinvolto in un'indagine della Dda di Palermo su un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. 
A incastrare i dieci sono stati i militari della terza sezione del nucleo investigativo di Milano, che a novembre 2017 hanno cominciato a monitorare i trafficanti. Seguendo il flusso dei soldi, gli investigatori sono arrivati alla figura del marocchino, il "cash courier" della banda. Stando a quanto accertato, infatti, l'uomo veniva inviato dai suoi "riferimenti" in Marocco a raccogliere soldi in contanti in giro per l'Italia da persone mai incontrate prima e a lui assolutamente sconosciute. 

Incassato il denaro - mai meno di 100mila euro cash -, il viaggio proseguiva alla volta di Roma, verso un negozio di vendita abbigliamento all'ingrosso di una famiglia cinese nel quartiere Esquilino. Quel locale, gestito da due fratelli, hanno ricostruito i carabinieri dell'antidroga, era una sorta di "banca illegale" di riferimento per ripulire i soldi. Il denaro, infatti, veniva affidato ad altri cittadini cinesi, dei corrieri, che partivano alla volta di Honk Kong con bagagli totalmente pieni di soldi, a volte anche oltre il milione di euro, con una frequenza di tre voli a settimana. 

E i due imprenditori orientali - al momento non colpiti dall'ordinanza perché il Gip di Milano si è dichiarato non competente territorialmente - avevano escogitato anche il modo per superare i controlli in aeroporto, quasi sempre quello di Fiumicino. Le procedure operative del gruppo erano consolidate: al check in, una volta ottenuta la carta d’imbarco e registrato il bagaglio, con la scusa di dichiarare dei valori al “tax refund” i fratelli si riappropriavano delle valigie e attendevano l’ingresso del corriere alle zone d’imbarco. Dopo che il passeggero aveva superato i controlli - con il bagaglio intanto imballato al safe bag -, la valigia veniva quindi lasciata proprio da uno dei fratelli al banco check-in pochi minuti prima della chiusura, così da ridurre al minimo il rischio di controlli. 

Con l'atterraggio del volo a Honk Kong il grosso era ormai fatto. Sfruttando anche la legislazione molto più "libera" - in un caso un corriere con un milione in contante è stato multato di 500 euro -, il gruppo prendeva il denaro, ormai pulito, e lo faceva arrivare tranquillamente in Marocco attraverso regolari bonifici. Lì, i soldi venivano poi investiti in un'azienda di abbigliamento, gestita da cinesi, o utilizzati per comprare altra droga. 

Per avere la certezza che i soldi fossero riciclati, e che parte del denaro fosse utilizzata per il traffico di droga, i militari hanno effettuato alcuni riscontri durante l'indagine, fermando chi aveva consegnato i soldi al "cash courier",riuscendo a mettere le mani su 721 chili di droga tra cocaina, hashish, marijuana ed Mdma e su quasi 3 milioni e 800mila euro pronti a partire dall'Italia verso Honk Kong. Nei due anni di indagine, invece, di cash ne sarebbe "sparito" molto di più: almeno 200 milioni.  
 

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