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Traffico di stupefacenti, il crocevia nel Brindisino è di nuovo Oria

L'operazione della guardia di finanza con 23 arresti, il ruolo della città e la presenza tra gli indagati di nomi noti come Giovanni Donatiello e Pierluigi Chionna

ORIA - Di Oria come snodo per il traffico di stupefacenti aveva già parlato il collaboratore di giustizia Andrea Romano. E ci avevano pensato i carabinieri, con l'operazione "Mercante in fiera", a ricostruire il passaggio della cocaina nel centro del Brindisino. Adesso la Guardia di finanza ha arrestato 23 persone, 19 in carcere e 4 ai domiciliari. Sempre per la droga, questa volta eroina e cocaina, che dall'Olanda e dalla Turchia transitavano, attraverso autobus e camion, a Oria per poi venire smistate in tutta la Puglia e in provincia di Reggio Calabria. Naturalmente, l'ingente giro di droga ha allertato un esponente locale della Sacra Corona Unita, una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, come si vedrà in seguito. I reati ipotizzati, a vario titolo, nei confronti dei 45 soggetti coinvolti nelle indagini sono quelli di: traffico internazionale di stupefacenti, estorsione aggravata da metodo mafioso, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni e armi da guerra, danneggiamento, violazione degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale e autoriciclaggio.

Gli arrestati

In carcere: Giuseppe Argentiero (58 anni, di Oria); Gjergji Aliaj (61 anni, albanese): Adrian Boci (32 anni, albanese); Gentian Ceku (42 anni, albanese); Pierluigi Chionna (42 anni, di Francavilla Fontana); Ferdinant Dajkaj, (50 anni, albanese); Concetta Di Summa (51 anni, di Oria); Giovanni Donatiello (60 anni, di Mesagne); Leonard Itaj (50 anni, albanese); Artur Licaj (53 anni, albanese); Nazareno Malorgio (45 anni, di Manduria); Roberto Mazzuti (46 anni, di Oria); Kujtim Metaj (56 anni, albanese); Walter Modeo (46 anni, di Manduria); Pietro Morrone (54 anni, di Manduria); Domenico Salamina (32 anni, di Talsano); Salvatore Schiavone, (30 anni, di Oria); Marco Sirena (31 anni, di Brindisi); Fabrizio Russo (44 anni, di Oria). Ai domiciliari: Ugo Conte Matarrelli (69 anni, di Oria); Maurizio Parisi (33 anni, di Francavilla Fontana); Pietro Parisi (41 anni, nato a Siderno, provincia di Reggio Calabria,ma residente ad Alghero); Elio Palmisano (42 anni, di Manduria). E' da notare come alcuni nomi che qui compaiono, sono stati coinvolti in un'altra operazione, denominata "Cupola", del 14 ottobre 2020. In quell'occasione, tra gli altri, vennero indagati Pierluigi Chionna, Walter Modeo e Nazareno Malorgio. Quest'ultimo è nipote di un boss storico della Sacra Corona Unita. Suo zio è di Manduria, si chiama Vincenzo Stranieri ed è soprannominato "Stellina". In carcere dagli anni Ottanta, è uscito dal penitenziario di recente.

La logistica per il traffico di droga

Nelle oltre 480 pagine di ordinanza per le misure cautelari firmata dal gip leccese Cinzia Vergine, emerge l'organizzazione per lo smercio della droga. Oltre ai personaggi albanesi, un ruolo centrale lo riveste una coppia: Pierluigi Chionna e la compagna Concetta Di Summa. Se i cittadini albanesi Licaj e Metaj vengono individuati come i capi del presunto sodalizio, la coppia, che vive a Oria, ha un ruolo strategico: i due sono ritenuti promotori e organizzatori dello smercio in grande stile. Scrupolosi, attenti, avrebbero alimentato la rete sul territorio brindisino, occupandosi anche del taglio e della manipolazione e del confezionamento di cocaina ed eroina in un apposito laboratorio, situato a Oria. Si occupavano anche dello smistamento dello stupefacente, stando all'ordinanza, utilizzando anche un jammer, ovvero un apparecchio capace di "annullare" eventuali intercettazioni in corso. E per spedire denaro in Albania? La droga, si sa, va pagata con sicurezza. Avrebbero utilizzato autisti di autobus operativi sulla tratta Valona - Nord Italia. Le indagini della guardia di finanza hanno cristallizzato la situazione per un anno, dal luglio 2018 al luglio 2019. Il nucleo di polizia economico-finanziaria ha evidenziato la presenza nel Brindisino di un gruppo costituente quindi il terminale italiano dell'organizzazione, in grado di importare sul territorio significative partite di eroina e cocaina, rispettivamente in arrivo dalla Turchia e dall'Olanda. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati: 57,526 chilogrammi di cocaina; 200 grammi di eroina; 20 chilogrammi circa di sostanza da taglio; oltre 200 euro in contanti, 2 pistole e un caricatore, 2.205 cartucce di vario calibro. 

I dissidi tra Donatiello, Russo, Modeo e Chionna

Come detto, il giro non indifferente di droga e di denaro attira gli interessi della Sacra Corona Unita. In particolare, ricostruiscono gli inquirenti, di Giovanni Donatiello, già affiliato a Pino Rogoli e in ottimi rapporti con Francesco Campana (quest'ultimo è estraneo a questa inchiesta). Aperta parentesi: curiosamente Francesco Campana venne arrestato proprio a Oria. Correva l'anno 2011. Chiusa parentesi. Per gli investigatori "Cinque lire", al secolo Giovanni Donatiello, per il tramite di Fabrizio Russo, presunto reggente del gruppo mafioso operante a Oria, avrebbe preteso da Pierluigi Chionna la "spartenza", ovvero una parte degli introiti illeciti, una cifra che oscilla dai 25mila ai 60mila euro. E' l'aprile del 2019. Ovviamente le richieste in questo mondo vanno per modi spicci: leggasi intimidazione derivante dal vincolo mafioso, più persone a "perorare la causa" e uso di armi, anche puntate alla testa, ricostruiscono gli inquirenti. Ci sono diversi incontri presso distributori di carburante. Chionna non ci sta e chiede protezione prima ai calabresi, poi a un altro gruppo, quello di Manduria. L'intervento di Walter Modeo è determinante, Chionna si sarebbe affiliato ai "cugini" della città tarantina. Ignoti il 27 maggio 2019 compiono due attentati, con colpi di arma da fuoco esplosi contro due abitazioni, a Manduria e Oria, per intimidire indirettamente Russo. Per gli inquirenti è opera del gruppo che fa capo a Chionna e Modeo. Detto ciò, un'altra inchiesta, sfociata nell'operazione "Cupola", ricostruisce comunque la pax mafiosa tra brindisini e tarantini. Dissidi sì, ma che non devono sfociare in una guerra aperta. Altrimenti la droga rischia di non poter girare liberamente.

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