Agricoltura innovativa nella tenuta confiscata: l'esperienza di un gruppo di volontari

L'azienda agricola Xfarm gestisce 50 ettari di terreno diventati simbolo di legalità nell'ambito del progetto “Manifesto super-camp”

SAN VITO DEI NORMANNI - Nelle campagne tra San Vito dei Normanni e Latiano dal 17 al 23 agosto 50 ettari di terreno sono stati “invasi” dall’entusiasmo di un centinaio di ragazzi: erano lì per il “Manifesto super-camp”, in collaborazione con Libera. Un tempo quegli uliveti e quei vigneti appartenevano a un imprenditore sanvitese. Sono stati prima sequestrati, poi confiscati e ora ospitano l’azienda agricola “XFarm”, gestita dalla cooperativa sociale “Qualcosa di diverso”, che adesso ne vuole fare un parco fruibile, un’oasi per la comunità.

“Quando siamo arrivati noi, nel 2017, abbiamo capito che dovevamo darci da fare: c’era da potare, da sistemare, da ripulire i terreni. A pensarci col senno di poi, era un’idea folle, nessuno di noi si era occupato di agricoltura prima di allora”.

uliveto 1-2

Marco Notarnicola è il presidente della cooperativa, ha 28 anni e viene da Noci (Ba). Poco distanti da lui alcuni volontari stanno terminando un manufatto, un menhir, impastando terra, sabbia e paglia. Una ragazza ha il viso impiastricciato dalla mistura e sorride radiosa. Michele Todisco, del “Laboratorio architetture naturali” è contagiato dalla felicità dei giovani, ma continua a dare indicazioni su come completare il manufatto. “Loro hanno deciso di rimanere anche dopo il campo” – spiega Notarnicola, soddisfatto dell’entusiasmo dei ragazzi.

Da 35 ettari di uliveto e una decina di vigneti XFarm ricava l’olio extravergine d’oliva “Manifesto” e altri prodotti. Per la vendita non si appoggiano alla grande distribuzione organizzata. E’ una scelta etica, la loro. Danno il giusto prezzo al prodotto e sarebbe impossibile farlo utilizzando i canali di vendita tradizionali. Dopotutto la loro esperienza si basa su buone pratiche agronomiche, ma anche culturali. “Qualcosa di diverso” collabora anche con Libera Terra di Mesagne, si tratta del progetto “Scuola radicale”, che prevede la selezione di 25 ragazzi pugliesi. L’obiettivo è fornire loro gli strumenti per nuove idee imprenditoriali in ambito agricolo.

menhir 5-2

Marco Notarnicola è arrivato a San Vito quattro anni fa e ha svolto un tirocinio presso l’Ex Fadda, per poi essere assunto dalla cooperativa, che si occupa del reinserimento lavorativo di persone svantaggiate. Adesso sono in sei a lavorare stabilmente, ma il numero aumenta quando ci si deve occupare della vendemmia e della raccolta. 

Mentre continua a guardare i giovani volontari, Marco riflette: “Volevamo interpretare il territorio, non solo lavorare. Volevamo trasformare un simbolo di illegalità in un manifesto. Sì, se ci penso, è stata proprio un’idea folle. Ma oggi facciamo anche formazione, con corsi che servono anche a noi. Alcuni ragazzi che li hanno seguiti sono rimasti qui a lavorare”.

pineta ripulita 1-2

E a dare una mano con il campo estivo che si è tenuto questa estate. Notarnicola l’ha pensato come una settimana di “immaginazione collettiva”. Al mattino c’era la parte tenuta dal “Laboratorio architetture naturali” di Bari sull’auto-costruzione attraverso il recupero di materiali di scarto. Sempre prima di pranzo i volontari ripulivano la pineta, poi al pomeriggio Libera si occupava della parte formativa, con seminari sulla piaga del caporalato, ad esempio. E con lo spettacolo teatrale di “Meridiani perduti” su Michele Fazio, giovane vittima innocente della mafia barese. E la sera, naturalmente, attività ricreative. 

manufatto con tubi di scarto-2

Xfarm si rifà all’agricoltura organica e rigenerativa, come spiega Notarnicola: “Non guardiamo solo alla pianta, ma curiamo l’intero ecosistema, ovvero suolo, biodiversità, eccetera. Se l’ecosistema è in equilibrio, allora anche la pianta starà bene”.

Poi alza lo sguardo verso il sole e corre dai ragazzi che stanno completando il menhir. E’ mezzogiorno e deve segnare sul terreno dove cade l’ombra. Rimane Michele Todisco a spiegare il perché del manufatto: “Si chiama ‘quando un menhir incontra un termitaio’. Ha la forma del menhir, ma l’impasto ricorda quello di un termitaio, appunto. Serve per orientarsi nello spazio e nel tempo. Già, nello spazio perché è un punto di riferimento in questo uliveto sconfinato. Nel tempo, perché è uno gnomone, una meridiana che indicherà l’ora”. 

menhir 2-2

E mentre si diletta a spiegare dove cadrà l’ombra durante i solstizi e gli equinozi, i ragazzi continuano a impastare la mistura di buona lena. Poi prepareranno i propri zaini e torneranno chi a Genova, chi a Fasano, ma con un bagaglio di agricoltura e legalità più ampio.

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