Fiera del Cappotto, una tradizione lunga quasi un secolo

Come ogni terza domenica di novembre, anche quest'anno a Mesagne l'appuntamento con l'antico mercato di vestiario e animali

MESAGNE- C’è il profumo di zucchero caramellato della "copeta", misto all’odore del baccalà essiccato e all’acidulo della scapece, tra il chiocciare delle galline e lo scalpitìo del cavallo: è tornata la Fiera del Cappotto nella città di Mesagne, una tradizione lunga quasi un secolo che riaffiora ogni terza domenica del mese di novembre.

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“Fera ti li ttantaculi” la chiamano i mesagnesi perché «si approfittava della confusione per “ttantare” (tastare) il sedere alla fidanzata», ci racconta un anziano fermo davanti all’espositore dei berretti e cappelli. «Però le mani scappavano anche con le altre», spiega mentre si sente l’acciottolìo dei piatti che un altro venditore mostra a una giovane coppia. Gli allora temuti palpeggiatori oggi avrebbero giustamente passato i guai, e anche seri.

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Da una decina di anni la “Fiera del Cappotto” scorre lungo via Brodolini e via De Gasperi, nel rione Seta, tra circa 200 espositori che raggiungono la città messapica dalle provincie di Lecce, Brindisi e Bari. E perfino dalla città di Bologna.

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Il signor Antonio frigge le “crespelle della nonna” da quarant’anni: «L’azienda mi chiama e mi dice che devo fare tanti chilometri e io capisco che devo venire a Mesagne», ci racconta mentre affonda il suo arnese da cucina nella friggitrice e attira con un invitante profumino i bambini accompagnati dai nonni.

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Il signor Vito, che di anni oggi ne ha 73, ci racconta che quando aveva tre anni mamma e papà lo portavano alla Fiera per compragli il cappotto e le scarpe: «Erano di tre taglie più grandi perché dovevo indossarle per più stagioni fredde. Ma all’epoca, la fera, era in via Roma, vicino all’ospedale. Poi l’hanno spostata alla Porta Piccola e da lì in piazza Orsini, vicino alla caserma dei carabinieri» prosegue.

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«E tu lo sai che la chiamiamo, o meglio, la chiamavamo anche Fiera di Ognissanti? Per un periodo la facevano in piazza IV Novembre, davanti alla Chiesa matrice dove oggi fanno il mercatino del lunedì» conclude salutando il suo amico Saverio che carica i cavalli sul camion perché è quasi mezzogiorno ed è ora di rientrare.

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La terza domenica del mese di novembre è una riappropriazione di usanze e tradizioni che appartengono al passato e spesso vengono dimenticate. Per questo la Fera diventa momento celebrativo della “mesagnesità”, di chi approfitta del giorno per uscire di casa e incontrare vecchi amici, scambiare due chiacchiere e ricordare i tempi andati.

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Il signor Cosimo che viene da Ceglie Messapica da cinquant’anni per vendere “i galli” da comignolo e i contenitori per l’olio ci dice che «non è più come una volta: la gente non compra, non c’è mercato, c’è meno confusione. Quarant’anni fa la Fiera durava tre giorni: domenica, lunedì e martedì. Oggi solo uno, e siamo anche diminuiti come venditori. Io però continuo a venire perché è una tradizione».

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Nel quartiere Grutti dove sono distribuiti gli animali, galline, lepri, conigli, pavoni, pesciolini e uccellini, ci imbattiamo, poi, in una singolare bancarella: l’insegna riporta “Emmarket” e i venditori hanno un’età media di 8 anni.

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Emma con i suoi cugini e amici hanno allestito davanti alla loro casa, un tavolino con sopra esposti gli oggetti da vendere: troviamo giocattoli, scarpe, vestiti, sciarpe e tutto ciò che questi bambini non usano più e hanno deciso di vendere. Sono perfettamente intatti e la “venditrice” più piccola vende anche abbracci. È questa la bancarella che, ci dicono i passanti e genitori, oggi ha fatto più affari.

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La Fiera del Cappotto rischiava di essere rinviata date le condizioni meteo, ma per fortuna di pioggia oggi non se ne è vista. All'anno prossimo. Magari con la sorpresa di almeno una giornata in più da trascorrere tra le bancarelle.

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