Una vita su misura: storia di "mestru Ninu", il sarto delle divise

Giovanni Crastolla dal 1978 ha vestito i vigili urbani di Mesagne, Torchiarolo, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico, Latiano e San Michele Salentino. Ha cucito per carabinieri, finanzieri e poliziotti. Restaura anche gli abiti sacri

MESAGNE- “Mestru Ninu, ho un cappotto di papà mio. Mi potresti fare un giaccone? Però me lo devi scucire e girare”: era l’8 gennaio 1966, Giovanni Crastolla aveva appena 22 anni, e stava aprendo la 49esima sartoria della città di Mesagne, in piazza Criscuolo, dov’era il barbiere Uccio Perez. “Ero giovane, quello che sapevo me l’avevano insegnato i maestri Fiorentino e Cosimo Pignatelli ed ero in fase di sistemazione quando venne a bussare alla porta Nino Campana”. Ma Giovanni Crastolla non sapeva che quel giaccone sarebbe stato il primo della sua lunga carriera da sarto, mestru Ninu.

Nel laboratorio sartoriale di via Paduano, sul manichino c’è una divisa in lavorazione, con spilli e imbastiture in vista, di un bel tessuto di colore nero. Alle pareti, una carrellata di premi e riconoscimenti, tra le foto dei figli e quelle che ritraggono gli abiti sacri che ha restaurato. Da un lato del laboratorio resiste una vecchia macchina per cucire, perfettamente funzionante, attorniata da forbici e rocchetti di filo, intorno altre macchine elettriche e un grande asse da stiro col ferro a vapore. È il mondo di Giovanni Crastolla, oggi 79 anni a dicembre, maestro sarto da 57 anni, conosciuto nella provincia di Brindisi come il “sarto delle divise” da 44.

manichino crastolla

“Avrei dovuto studiare con una borsa di studio offerta da una famiglia perché ero molto bravo, ma alla fine fu destinata a un raccomandato – racconta Giovanni Crastolla, mentre la moglie Elvira fa fischiare il ferro da stiro che scorre su un pantalone-. Io vengo da una famiglia umile, mio padre Nicola Crastolla era un contadino, ma avevo un corpo esile per andare in campagna e così decisi che dovevo fare il sarto, un mestiere nobile”.

La lunga e orgogliosa carriera di sarto iniziò con la scommessa di un gruppo di amici che si incontrava in piazza, alla Porta Grande: “Li catta e vindi (i commercianti di Mesagne) scommisero che non avrei saputo fare il giaccone a Nino Campana perché troppo giovane e nessuno mi conosceva. Invece quando lo finii, vennero in gruppo e mi dissero ‘Maestro complimenti, sei stato veramente bravo, abbiamo dubitato di te, ma ti diciamo che avrai un giro di lavoro non indifferente’. E così iniziai a lavorare, dal 1966 al 1978 abiti su misura per uomo e per donna. Poi iniziai a confezionare divise per i vigili urbani e per le forze armate. E ho restaurato abiti per le statue della Madonna e di Gesù e pali”.

Il comandante Bilancini e le prime divise per i vigili urbani di Mesagne, 1989

“Il comandante Bilancini aveva ordinato a Milano 18 divise per i vigili urbani di Mesagne, ma quando arrivarono a nessuno andavano bene. Allora fecero una gara”.

Nel 1989, a Mesagne, era sindaco Emmanuele (Elio) Bardaro, il vice Bruno Volpe, presidente dell’ospedale “San Camillo de' Lellis”, ma quest’ultimo con “una fregatura da un altro sarto di Mesagne, disse che non le avrebbe mai fatte fare in città”. E allora chi conosceva l’esperta mano di mestru Ninu fece di tutto per mostrare la sua bravura: “Mi chiesero di fare le divise al personale dell’ospedale e così feci. Saverio Morleo indossandola andò da Bruno Volpe e disse ‘dottò, le piace la divisa? Le ha fatte il sarto Giovanni Crastolla, mestru Ninu. Non avevi fiducia, ma è molto bravo’”.

Giovanni Crastolla aveva 27 anni quando cucì le divise per i 18 vigili urbani di Mesagne e il comandante Bilancini, contento, iniziò a parlarne con i colleghi. Così mestru Ninu fu battezzato il “sarto delle divise” e le sue creazioni, la sua arte e passione toccò perfino le città di Torchiarolo, di Latiano, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco e San Michele Salentino. Tutti conobbero il “sarto delle divise” da quel giorno, compresi i colonelli dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia. Ognuno ricopriva il proprio ruolo con gli alamari del rispettabile e orgoglioso Giovanni Crastolla.

“Ancora oggi vengono da me a chiedere di confezionare una divisa. Vede quella sul manichino? È di un carabiniere. E la settimana scorsa ho consegnato l’uniforme a un colonnello forestiero della Guardia di Finanza – dice mestru Ninu, 79 anni a dicembre e il pensiero di entrare alle 7.30 nel suo laboratorio sartoriale-. Con questo coronavirus io chiedo solo di venire a lavorare, non mi interessa passeggiare in villa, non mi è mai piaciuto. Io vengo quì la mattina, cucio, prendo le misure e voglio continuare a farlo. Sarebbe la morte per me rimanere a casa – afferma il sarto delle divise di via Paduano con la mano sul cuore.

consegna-manto

Restauro abiti sacri: il manto della statua della Madonna del Carmine e il palio del Corpus

“Negli anni 1997/1998 ho fatto due restauri, uno offerto alla Madonna del Carmine e l’altro che ho consegnato è stato il restauro del palio della Chiesa Madre che ha più di cento anni, quello che esce ogni anno in occasione del Corpus. Ci sono dei ricami molto antichi e li abbiamo tagliati e tolti dal tessuto vecchio – racconta il sarto Giovanni Crastolla, mentre cerca le foto di quegli anni, della benedizione dei restauri.

sarto-mantello“Il manto della madonna aveva 52 stelline ricamate con filo d’oro 18 carati, tutte ritagliate e inserite una a una sul nuovo tessuto acquistato a Roma- spiega il sarto Crastolla-. Sono molto devoto alla Madonna del Carmine, innamorato e devoto. Perché la mattina del 18 luglio 1996, mentre con mia moglie percorrevamo la strada per andare a San Pietro rimanemmo vittime di un incidente stradale e la Madonna ci salvò perché dopo soli tre giorni di ospedale, tornammo a casa. Sul sedile di mia moglie, quando uscimmo dall’auto era rimasta incollata la figurina della Madonna che mi diede Franco Fragnelli qualche giorno prima. Tutto il resto uscì fuori dalla macchina, ma lei rimase lì, a proteggerci”. Per questo mestru Ninu accettò l’incarico di restaurare il suo manto: nonostante un ragazzo gli avesse tagliato la strada sfrecciando a 200 chilometri orari, facendoli uscire fuori strada, Giovanni Crastolla e la moglie Elvira si salvarono. “Quando aprimmo il manto per capire come era stato cucito, all’interno trovammo una targhetta: quel manto era stato donato alla chiesa nel 1919 dalla famiglia Granafei e poi restaurato nel 1957, 50 anni dopo, da una signora di Mesagne”. Così, oggi, all’interno del manto della Madonna del Carmine, è custodita una nuova targhetta con anche il nome di Giovanni Crastolla.

“Il 20 febbraio 1998, dopo sei mesi di lavoro consegnammo con una cerimonia di benedizione anche il palio del Corpus con don Angelo Argentiero e don Angelo Catarazzolo, all’epoca il sindaco era Franco Damiano e asportammo tutti i ricami dal vecchio al nuovo tessuto che avevamo acquistato a Lecce – ricorda il sarto Giovanni Crastolla con splendida lucidità, raccontando che l’ultimo restauro (2019) lo indossa la statua di Gesù bambino della chiesa di Mater Domini.

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