Domenica, 13 Giugno 2021
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“Marcella Di Levrano deve tornare a casa”: la battaglia di Libera, Polizia e Sap

In occasione del Memorial day, “Cammino della memoria, della verità e della giustizia”, il sindacato autonomo provinciale e il presidio cittadino hanno deposto una composizione floreale alla vittima della Scu e a Melissa Bassi

MESAGNE- “Quando sono per strada vedo tanta gente che soffre, ognuno ha il proprio dolore e io mi chiedo ‘perché tanta miseria, tanta solitudine, tanto dolore e povertà’. Non è la materia che fa la ricchezza, se lo spirito è vuoto, privo del dono di Dio… quella è la vera ricchezza: l’amore. Pensateci bene”: è il 19 maggio 2021, la bandiera di Libera, associazioni nomi e numeri e contro le mafie, sventola a masseria Canali dove ha vinto lo Stato, mentre il vento diffonde le parole del diario di Marcella Di Levrano, vittima innocente della Sacra Corona Unita.

cartello canali

A leggerle è la referente del presidio di Libera Mesagne, Anna Settanni, da una lettera che fa recapitare la mamma di Marcella, Marisa Fiorani, per l’occasione: è il quarto Memorial Day “Cammino della memoria, della verità e della giustizia” organizzato dal Sap (sindacato autonomo di Polizia) provinciale e che ha deciso di commemorare, per la prima volta, Marcella Di Levrano, collaboratore di giustizia dal 1987, trovata ammazzata nel bosco dei Lucci, tra le città di Mesagne e di Brindisi il 5 aprile 1990.

Video | Marcella Di Levrano simbolo di rinascita e giustizia. Le interviste

“C’è la necessità di invertire la rotta rispetto alla memoria di Marcella, negli anni sempre un po’ bistrattata, - dice il poliziotto Roberto Belfiore, vicepresidente del Sap di Mesagne - quindi abbiamo scelto Marcella come simbolo di rinascita e della memoria, e abbiamo scelto di farlo con Libera perché a Mesagne rappresenta il riscatto sociale dei mesagnesi” prosegue Roberto Belfiore. “Masseria Canali è il luogo in cui la mafia ha perso e ha vinto lo Stato. Bisogna continuare a lavorare affinché le prossime generazioni possano sempre godere di una società libera”.

masseria canali

La libertà di Marcella Di Levrano è iniziata quando è diventata mamma e quando ha fatto nomi e cognomi dei volti legati alla Sacra corona unita, riconosciuta per la prima volta associazione di stampo mafioso nel maxi-processo del novembre 1990, dove Marcella avrebbe dovuto testimoniare. Ma in quell’aula bunker, appositamente realizzata in una scuola media della zona 167, alla periferia di Lecce, Marcella Di Levrano, non è mai arrivata. Eppure, le sue dichiarazioni sono state riportate nella sentenza.

Marcella-Di-Levrano-2-2Ho paura, paura di tutto. Una vita distrutta, una felicità mai vissuta, il pianto, la disperazione, l’impossibilità di fare qualcosa, di lottare contro il buio, il silenzio. C’è un muro, un muro da abbattere, ma le mie mani sono troppo fragili per farlo” scrive nero su bianco Marcella Di Levrano sul diario che mamma Marisa custodisce sul cuore e che ha deciso di condividere con chi, ogni giorno - cittadini e rappresentanti delle forze dell’ordine - combatte in prima linea per ripristinare il principio di legalità. “Nessuno ce la può fare da solo” commenta mamma Marisa nella lettera in cui sono riportate le riflessioni della figlia, “di un’attualità disarmante e che ci invitano, quasi come un monito, a pensare all’amore come trainante della vita”.

L'amore riscoperto per sé stessa, che l'ha aiutata a uscire dal vortice della droga in cui è stata risucchiata, l'amore per la figlia Sara che le ha offerto la possibilità di riscatto e di intraprendere la strada della verità e della giustizia. "Mamma, sono degli animali" ha scritto Marcella in un messaggio, prima di essere barbaramente ammazzatta dai suoi aguzzini della Sacra Corona Unita, che attende alla Corte del Signore perché davanti a quella terrena non ha avuto giustizia.

“Bisogna parlare della mafia, diceva Borsellino. Parlatene, parlatene nelle scuole, sui giornali, nelle tv, parlatene nelle case. Parlatene sempre, parlarne serve ai giovani per capire quali sono i pericoli, qual è la criminalità che può togliere la vita delle persone, - dice il dirigente del Commissariato di Mesagne, Giuseppe Massaro, che ha salutato Marcella Di Levrano posando la mano sulla lapide, dopo che Roberto Belfiore e Anna Settanni hanno deposto una composizione floreale ai piedi della frase ‘Addio alla mia gioventù. Vi attendo alla corte del Signore’-. “Parlarne toglie il consenso alle organizzazioni criminali e diceva Borsellino ‘quella mafia verrà a sgretolarsi come un incubo’. La Polizia ha incrementato il suo impegno nelle scuole, proprio in questi giorni, per parlare di legalità e di mafia. Perché bisogna avere il coraggio di dare il nome alle cose, con la consapevolezza e l’importanza delle parole si riesce a capire il significato e a combattere. Il profumo è la legalità, il puzzo è la mafia, l’indifferenza”.

Indifferenza di cui per troppo tempo è stato intriso il tessuto sociale mesagnese e che Anna Settanni, referente di Libera, tiene a sottolineare: “Siamo molto contenti che ci sia arrivata la proposta da un’organizzazione che non è Libera, che sia stato proprio il Sap della Polizia di Stato. Stiamo dando attenzione a Marcella Di Levrano e continueremo la nostra opera di costruzione della sua memoria per farla tornare davvero a casa, dando il giusto valore alla sua vita”.

Melissa

Una vita spezzata come anche quella della quindicenne Melissa Bassi che, in onore della verità e della giustizia, il Sap e Libera, nella ricorrenza del nono anniversario della sua morte nell’attentato consumato davanti alla scuola “Morvillo- Falcone” di Brindisi, hanno voluto omaggiare con la deposizione dei fiori.

Ricorrenze, intitolazioni di piazze e strade, di presidi di Libera, testimonianze che, come dice l’assessore per i percorsi di legalità del comune di Mesagne, Anna Maria Scalera, non devono far dimenticare che “queste sono piccole battaglie, la guerra non è ancora vinta”.

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