Bullismo, una brindisina apre la pagina “No body shaming”

Si chiama Miriam Parisi, ha 20 anni, ed è una combattente che aiuta i giovani a reagire a una piaga sociale troppo diffusa

BRINDISI- “Voglio insegnare ai bambini il modo più innovativo di vedere la vita”: si presenta così Miriam Parisi, classe 1999 e originaria di Brindisi, con gli occhi neri e lo sguardo intenso di chi ha combattuto una battaglia della vita, uscendone vincitrice. Miriam ha conosciuto la piaga sociale del bullismo, ha dovuto lottare perché le ripetute umiliazioni e le violenze psicologiche smettessero di rovinarle la vita. “Sono stata presa di mira per qualche chilo in più dovuto a una disfunzione della tiroide, racconta con la voce di chi, oggi, ha ritrovato la serenità.

“Vorrei lavorare con i bambini come pedagogista e trasmettere loro i giusti valori”. La combattente Miriam è una studentessa della facoltà di Pedagogia dell’università del Salento che ha aperto la pagina facebook "No body shaming" nel mese di gennaio, ma è durante la quarantena da Covid-19 che l’ha lanciata ufficialmente, ottenendo in breve tempo più di 4mila like e quasi 800mila visualizzazioni e condivisioni dei post. Cosa pubblica? “I miei post trattano temi come la psoriasi, vitiligine, obesità, anoressia, acne, smagliature, colore della pelle, omofobia, violenza sulle donne, parità di genere o semplicemente donne e uomini con ‘forma fisica non perfetta’ perché vorrei offrire il sostegno, a chi mi legge e segue, che presa nel modo corretto una certa patologia se ne può uscire”.

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Miriam riceve spesso messaggi e richieste di aiuto da parte di ragazzi che le confidano di volersi anche suicidare. “Ma avendo vissuto in prima persona quei momenti, cerco di trasmettere la forza per reagire, perché se c’è una cosa di cui sono sicura oggi è che la forza ci viene da dentro. Gli altri, sì, aiutano. Ma dipende dalla nostra forza di volontà reagire all’ignoranza altrui”. Tutte le vittime di bullismo (e cyberbullismo) spesso devono anche scontrarsi con il silenzio che li chiude in sé stessi e quel muro può abbatterlo la famiglia: “Io ringrazio la mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata, ma mi rendo conto che non tutti gli adolescenti possono contare su un papà e una mamma che li proteggono. Così ho deciso di farmi avanti, come loro amica. Perché io quando ho vissuto quel periodo non ne avevo. E capisco l’importanza di potersi confidare con qualcuno”.

Chi ha aiutato Miriam, invece, oltre alla famiglia, è stata anche la musica perché ha studiato come cantante jazz e i suoi artisti preferiti sono Frank Sinatra e Billie Holiday: “La musica è stata una valvola di sfogo, un rifugio sicuro in cui esprimere il meglio di me. Ed è così che sono riuscita a credere in me stessa e a capire quanto valgo”. Oggi Miriam ha il sorriso negli occhi tipico di chi ha costruito una propria personalità di cui andare fieri ed è quello che intende insegnare ai bambini che saranno gli uomini e le donne di domani.

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