Harley Davidson, il mito americano in un tempio a Mesagne

L’harleysta Francesco Semeraro racconta la passione in cui ha coinvolto la moglie e il figlio

MESAGNE- Dal bancone del bar non puoi fare a meno di notare una fascia di led rossi che scorre dietro a una bandierina americana, sospesa su una poltrona realizzata da un fusto di olio industriale con su un adesivo Road 66 e Harley Davidson: mentre Michele fa il pieno alla tua auto e Teresa prepara il primo caffè della giornata, il Road Captain Francesco Semeraro sta consigliando al biker principiante quale mito di Casa di Milwaukee acquistare per macinare chilometri sulla strada.

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Se non fosse mesagnese fino all’osso si direbbe che il distributore di benzina di fronte al cimitero di Mesagne sia gestito da un americano ribelle uscito dalla pellicola a stelle e strisce Easy Rider di Dennis Hopper: il road captain Semeraro sarebbe l’amico di chopper di Wyatt e Bill che inseguono una libertà vibrante fino a New Orleans.

“E’ una malattia seria – commenta la moglie di Francesco, Teresa, che da zavorrina è passata a essere una Lady di Hog (Harley Owners Group) con un gilet, le patch e una Harley tutta sua. – Al punto che in questa malattia ha trascinato anche me”.

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E’ un tempio di circa dieci metri per quattro la stanza che Francesco ha dedicato alla sua passione per il mito americano a due cilindri, un mini museo della Harley Davidson a Mesagne con quadri, foto, targhe appese al muro, cimeli che vengono da tutte le parti del mondo e che raccontano la storia e la cultura Harley. Nell’esposizione c’è perfino il primo stivaletto Harley Davidson indossato dal figlio Lorenzo di soli sette anni che si è già stancato di viaggiare col padre e vorrebbe una moto tutta per se. Francesco, Teresa e il figlio Lorenzo: una famiglia che fa dell’Harleysmo una filosofia di vita.

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“L’Harley è libertà. Mi piace il suono, ha una ritmia diversa dalle altre – descrive Francesco mentre dal ricordo di un cimelio passa a un altro e un altro ancora, girandoli tra le proprie mani come se ogni volta fosse la prima che li vede. - Il motore ha un battito come quello del cuore. Costante. E lo fa solo Harley.  Sulla porta che apre nel tempio c’è una frase stampata che recita “Non escludo il ritorno. Non abbiate paura”: un mantra di vita di Francesco elaborato da una massima di Franco Califano e Papa Francesco.

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“Avevo sei anni quando mio padre mi regalò la prima moto, una MotoBi, tutta italiana: me ne ero invaghito andando con lui alla Fiera del Levante. Poi ho cambiato 42 moto e da 26/27 anni sono un Harleysta”. Francesco, tra il milione di iscritti in tutto il mondo al club Hog, organizza da qualche anno l’evento “Mesagne on the road”, ed è il punto di riferimento per i tanti mesagnesi (ma anche brindisini) che vogliono scoprire il mondo del mito americano e da affiliato al Chapter di Bari è uno dei Road Captain quando la carovana di appassionati decide di macinare un po’ di chilometri in giro per la Puglia e in Italia.

E’ perfino diventato un Life member di Hog e come ogni anno, il calendario di un harleysta inizierà con la benedizione dei caschi che si svolgerà domenica 8 marzo a Gioia del Colle.

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“Nel 1998 ho realizzato il sogno americano di percorrere gli oltre 600 chilometri di Road 66 da Los Angeles a San Francisco per arrivare a Dayona, dove si trova il museo dell’Harley – non smette di raccontare l’harleysta Semeraro, mente il figlio Lorenzo conta tutte le patch del gilet e poi deve ricominciare da capo che ha perso il conto. - Ho partecipato al raduno Elefantentreffen, in Germania, uno dei più disparati in cui a 3500 metri di altezza hai solo una carriola e una balla di fieno”.

Ma oltre a queste emozionanti avventure, ce n’è una che è rimasta scolpita nel cuore (e sul polpaccio dove l’ha tatuata): i 110 anni di anniversario dell’Harley Davidson del 2013, festeggiati da 147mila motociclisti a  Roma, in occasione della proclamazione di Papa Francesco.

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“Tutto diventa Harley intorno a noi – racconta la moglie Teresa – e tutto resta qui anche se vecchio. Come le gomme delle moto che Francesco trasforma in specchi”.

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Oggi Francesco, classe 67, guida una Electra Glide Special Touring di 450 chili e se gli chiedete perché vi risponderà “le Harley-Davidson sono innanzitutto un simbolo di libertà, di anticonformismo e voglia di distinguersi” che il figlio Lorenzo, di soli sette anni, ha già ben compreso, aiutato da mamma Lady Teresa a infilare il suo gilet da Harleysta.

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