Martedì, 27 Luglio 2021
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Premio Italo Calvino 2021, menzione speciale per un giovane scrittore cegliese

Con "La pace sotto gli ulivi", testo che parla della Puglia, Antonio Galetta 23enne di Ceglie Messapica, ha sbalordito il direttivo del concorso nazionale dedicato agli scrittori esordienti

CEGLIE MESSAPICA - Con "La pace sotto gli ulivi", Antonio Galetta, 23enne di Ceglie Messapica, è stato insignito della menzione speciale del direttivo alla 34esima edizione del premio nazionale "Italo Calvino" dedicato agli scrittori esordienti. La premiazione si è svolta martedì 15 giugno in diretta streaming dagli spazi del teatro Cap 10100 di Torino. 999 i manoscritti partecipanti al bando e sottoposte al giudizio della giuria composta, quest’anno, da Mario Baudino, Isabella Camera d’Afflitto, Valeria Della Valle, Giorgio Falco, Alessio Torino.

Studente della classe umanistica della Scuola Superiore dell’Università di Udine e attualmente a Parigi per una tesi sperimentale in genealogia e genesi di Gomorra di Roberto Saviano, Antonio Galetta ha sbalordito il direttivo del premio con un testo dove la Puglia non è trattata in modo regionalistico né è uno sfondo estetico, la regione è costantemente perturbante, è uno dei due poli all'interno dei quali oscilla la scrittura: da una parte l'infinitamente grande del mondo globalizzato, dall'altra l'infinitamente piccolo della Puglia raccontata fin nei dettagli piccoli piccoli.

PREMIO CALVINO 2-3

"La trama principale del libro è un viaggio - come racconta lo stesso scrittore - un viaggio verso Sud, da un punto imprecisato in Valle d'Itria fino a Leuca, inteso come esplorazione della contemporaneità, dove una protagonista che viaggia per un motivo piuttosto irrealistico, legato a una certa utopia (che il linguaggio umano possa non dico tanto cambiare le cose, ma essere utilizzato nel discorso etico e politico in un modo diverso da quello attuato dai populismi), viene a contatto con la realtà più problematica della regione: caporalato (soprattutto caporalato), xylella, trasporto pubblico inefficiente, paesi svuotati o vivi molto più d'estate che d'inverno."

Ispirato dalla possibilità "di raccontare il mondo reale attraverso un'invenzione sfrenata, che rivendica la visionarietà del mito del fantastico ma rivendica anche la possibilità di pronunciare un discorso serio sulla vita quotidiana delle persone di oggi" entrambe le cose, inscindibili, sono l' idea di letteratura del giovane scrittore messapico. "Queste sono le cose estetiche e poetiche che preesistono al libro - continua Galetta - dove ho messo tutto ciò che potevo, forse esagerando, tutto ciò che nella contemporaneità mi sembrava nascondere un nucleo problematico, di tensione e di conflitto. Dove vuole arrivare? A rivendicare con forza che l'invenzione letteraria può benissimo inglobare la tensione etica e civile: per rivolgermi a una comunità in modo serio non devo necessariamente appiattirmi sul realmente accaduto, o esporre me stesso, il mio io."

Antonio Galetta nel 2018 diventa redattore della rivista online  il Chiasmo, dove pubblica interviste a scrittori esordienti e affermati. Si è occupato di Pynchon (tesi triennale), di Saviano (tesi magistrale), Giulio Mozzi e Giorgio Falco. Collabora saltuariamente con Laletteraturaenoi e Digressioni.

Questa, infine, la motivazione per la menzione speciale del direttivo:

"Il direttivo del premio Italo Calvino assegna una menzione speciale a "La pace sotto gli ulivi" di Antonio Galetta, testo ardimentoso che si immette consapevolmente nel quadro della narrativa postmoderna, torcendola in chiave italiana pur nell’ambizione di dare vita a un romanzo-mondo riflesso della globalità odierna. La scrittura è salda e la capacità inventiva sorprendente. Si va dai problemi del linguaggio, della comunicazione, del consenso politico al tema ecologico rappresentato con struggente empatia dal male che ha colpito gli uliveti del Salento, terra d’origine del giovanissimo autore. Un testo forse eccessivo, ma sicuramente un autore talentuoso.

La storia del premio Italo Calvino

Il Premio Italo Calvino è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto Bobbio, Cesare Cases, Anna Chiarloni, Natalia Ginzburg, Massimo Mila, Lalla Romano, Cesare Segre. Ideatrice del premio e sua animatrice e presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento. Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori.

Le giurie delle passate edizioni

Giurie del Premio, ogni anno diverse, sono sempre state costituite da critici letterari, storici della letteratura, scrittori e operatori culturali tra i più rappresentativi della scena culturale italiana dagli anni Settanta a oggi: Natalia Ginzburg, Cesare Segre, Ginevra Bompiani, Vincenzo Consolo, Edoardo Sanguineti, Ernesto Ferrero, Gianluigi Beccaria, Dacia Maraini, Angelo Guglielmi, Marino Sinibaldi, Michele Mari, Tiziano Scarpa, Nicola Lagioia, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Michela Murgia, Mario Desiati, Marco Missiroli, Luca Doninelli, Teresa Ciabatti, Vanni Santoni, Davide Orecchio, Giuseppe Lupo, Sandra Petrignani, Omar Di Monopoli, Gino Ruozzi, Helena Janeczek, Nadia Terranova, solo per citarne alcuni.

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